Crisi dei talent show, troppi nomi e poco successo

Il pubblico premia in termini di ascolti ma non di vendite: potrebbe trattarsi di assuefazione da ''talento''?

Le audizioni per la nuova edizione di X-Factor sono da poco iniziate, sarà poi la volta di Amici su Canale 5 e forse di un nuovo talent show che proverà a farsi strada in casa Rai. Purtroppo però da ormai qualche edizione a questa parte, i talent sono avari di successi duraturi. Nel caso di Amici, Riccardo Marcuzzo sembra aver vinto la sfida delle vendite, unico superstite dell’ultima edizione del programma di Maria De Filippi, vincitore di una categoria canto un po’ indebolita e povera di novità. La squadra di Amici sa come sia difficile ora come ora rimanere a galla senza perdere la propria identità. Per uno che ce la fa, tanti, molti, si perdono.

fonte foto: Tvzap.kataweb.it

Originalità o talento?

Il pubblico sembra ormai essersi abituato a questo format ma soprattutto alla bravura di una certa offerta. Ormai essere bravi sembra non essere più sufficiente: vogliamo per esempio ricordare la categoria delle under donne di X factor dell’anno scorso? Sembrava sulla carta la squadra vincente ma poi qualcosa è andato storto. Assuefazione da talento? Noia verso un programma che più di tanto non può cambiare? Le motivazioni posso essere le più svariate ma sembra proprio che i talent show siano fatti ad uso e consumo di un pubblico assuefatto che necessita di un programma usa e getta per passare qualche serata. L’originale viene premiato ma non alla lunga.

Popolarità o successo?

Quanto a vendite effettive, in pochi riescono nell’impresa di rimanere in classifica per più di qualche mese. A ottobre ogni anno la concorrenza piano piano aumenta e la televisione ti regala una visibilità impagabile che per forza di cose ti schiaccia se non hai modo di riutilizzarla con frequenza. Ecco che allora in qualche caso corrono in soccorso i reality show come l’Isola dei famosi o il Grande fratello vip o altri programmi come Tale e quale show. Anche Sanremo è una vetrina ambitissima ormai: visibilità assicurata, copertine, interviste, ospitate si, ma solo per una manciata di giorni, il resto poi è tutto in salita. L’overdose da esposizione non sempre assicura un successo perenne.

Matricole o meteore?

Non si tratta di una crisi di ascolti, ma di qualcosa di meno tangibile. La concorrenza è spietata, il ciclo di formazione di nuove pop star veloce e frenetico, un’offerta che quasi supera la domanda. Meteore più che pop star, pronte al consumo e all’esaurimento. Le eccezioni ci sono come nel caso di Michele Bravi che è riuscito a vincere, cadere nel dimenticatoio per ricostruirsi uno zoccolo duro di fan tramite il web e ritornare in auge più maturo e forse con una marcia in più. Ma del bravissimo Gio Sada, degli energici Soul System, della profonda Karima, o della giovane Debora Iurato che ne è stato? Nessun demerito di chi vince, chiaro, ma il problema è proprio nel merito del talento premiato o meno dal favoloso pubblico sovrano.

fonte foto: corrieredellasera.it

Sarà il pubblico sovrano ad avere problemi di interpretazione e di tirchieria nei negozi di dischi? C’è forse bisogno di un nuovo format che non sia più quello classico del talent show? Forse mettere al centro il talento, un dono appunto, qualcosa di innato che si può coltivare ma non creare, non è sufficiente in un momento in cui i social, You Tube e le condivisioni web, il passaparola 2.0, rendono veloce e immediato il riscontro di gradimento. Il talent show forse è anacronistico come la televisione. Ma nel frattempo godiamoci il prossimo talent, che male (a noi) non fa.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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