Astensionismo: sarà davvero il vincitore delle prossime elezioni?

Mentre i partiti si ingegnano e impegnano nella campagna elettorale, la paura della non scelta preoccupa e inquieta

Fenomeno di non partecipazione alla vita politica che si manifesta, in particolare, nel rifiuto di votare. Aprendo un qualunque dizionario di italiano, cercando la voce astensionismo, la definizione rimarrà ferma, nero su bianco senza per altro troppi giri di parole. Un fantasma che da sempre aleggia inquieto nei pressi dei seggi elettorali e che soprattutto negli ultimi anni sembra alimentarsi di giorno in giorno. Stavolta però questo fantasma sta diventando quasi una creatura mitologica che incute parecchio timore e crea un vuoto enorme di aspettative e previsioni da far andare in brodo di giuggiole tutti gli analisti dello stivale. Questa volta, ne sono tutti certi, l’astensione avrà un ruolo fondamentale: ci saranno quelli più irremovibili e quelli che forse all’ultimo cambieranno idea ma comunque la percentuale avrà un ruolo assicurato nel teatro del prossimo 4 marzo.

L’indifferenza

Il voto di protesta sembra ormai storia vecchia, passata, vetusta e vinta soprattutto da un’altra nemica pubblica del mondo contemporaneo: l’indifferenza. La società di oggi sembra ormai satura della realtà che la circonda e alimenta, in preda alla corrente del flusso continuo del tempo. Il problema si riflette sotto vari aspetti, pensiamo alla situazione dei migranti che continuano a morire nel mare nostrum che nostrum sembra non essere più. O ai pestaggi di ragazzi in pieno giorno che nessuno denuncia. Ecco allora che tutto confluisce in una delle poche scelte che ci rimangono: il voto. La politica sembra così distante dalla realtà, da non essere più materia di discussione personale, di riflessione e di presa di posizione. E tutto si riversa nell’astensionismo, per l’appunto.

I giovani i più indecisi

I politici ora sono tutti concentrati a cavalcare le onde del momento, in piena campagna elettorale che non è niente altro che una corsa contro il tempo per convincere ormai gli scettici e gli indifferenti, a prendere una posizione. Il pubblico più appetibile è quello dei giovani, che al momento risultano quelli più indecisi non tanto sulla natura della loro scelta quanto sulla decisione di uscire o meno di casa per recarsi a votare. Benché meno numerosa, questa fetta di votanti potrebbe essere un jolly da utilizzare nel rush finale e dunque quella che dovrebbe maggiormente pensare al proprio futuro, prendendo una qualche decisione.

Italia sì, Italia no

Il panorama politico è specchio della società e al momento prende il sopravvento la divisione, la frammentazione che certo non aiutano a comprendere da quale parte riporre le proprie speranze. Ecco perché in molti decretano che sarà quello dell’astensionismo il vero partito vincente alle prossime elezioni. Ma ne siamo davvero certi? Insomma, se vincessero gli astenuti, sarebbe davvero una vittoria? Dovesse essere così, immaginare un futuro di sola indifferenza, dove tutti crederanno che le cose non possono cambiare, che le cose non possono essere modificate da una scelta, chi sarà poi davvero a vincere?

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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