John Sullivan a Roma: USA, NATO e Italia nello scacchiere internazionale

Invitato dal Centro Studi Americani, il vicesegretario di Stato descrive le direttrici della politica estera statunitense

«C’è bisogno di riaffermare l’importanza dei rapporti tra Stati Uniti e Italia, tra Stati Uniti e paesi membri della NATO, tra Stati Uniti e Unione Europea». Con queste parole il vicesegretario di Stato statunitense John Sullivan ha dato il via alla conferenza organizzata presso il Centro Studi Americani di Roma, lo scorso lunedì 19 febbraio. Nella sala gremita di Palazzo Mattei il numero due di Foggy Bottom, introdotto dal presidente Gianni de Gennaro, ha difeso la politica estera del Presidente Trump. Davanti ad una platea composta, oltre che da molti studenti universitari, da giornalisti come Antonio di Bella (Rai News 24) e da rappresentanti diplomatici del calibro di Ofer Sachs e Yevhen Perelygin, ambasciatori in Italia di Israele e Ucraina, Sullivan non si è sottratto a nessuna delle domande del pubblico, toccando tutti gli argomenti che infiammano il dibattito internazionale. Va inoltre sottolineata la presenza di molti tra i più importanti dirigenti aziendali italiani come Lapo Pistelli (vicepresidente Eni), Gioia Ghezzi (presidente di Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) e Luca Lanzalone (presidente Acea), a dimostrazione dell’interesse che le aziende italiane hanno per lo scenario politico internazionale.

Rapporti USA-Italia

Non importa chi sarà il vincitore della tornata elettorale del 4 marzo o quale maggioranza siederà al Congresso dopo le elezioni di mid-term previste per novembre, il legame tra Washington e Roma, fondato sulla condivisione della storia, dei valori e della cultura comuni continuerà a rimanere stabile nel tempo e non risentirà delle cangianti maggioranze parlamentari. L’Italia inoltre riscuote l’approvazione di Sullivan per la gestione del flusso migratorio proveniente dalla Libia: proprio sulla crisi libica il vicesegretario ha ribadito il totale impegno degli Stati Uniti per raggiungere la stabilizzazione dell’area attraverso un accordo politico, in linea con l’obiettivo prefissato dall’inviato ONU Ghassan Salamé. Sullivan ha sottolineato l’impegno e l’importanza delle missioni italiane all’estero: Libano, Afghanistan e Iraq, dove quello italiano è il secondo contingente per numero di soldati e risorse, non mancando poi di salutare con entusiasmo la notizia della partecipazione italiana nella missione militare nel Sahel.

Ucraina, Russia e conflitto alle porte d’Europa

Come già riportato da Trump nella sua National Security Strategy, gli USA sostengono pienamente il governo del Presidente ucraino Petro Poroshenko contro l’azione militare russa e sono costantemente impegnati a mantenere in vigore le sanzioni economiche contro Mosca, previste in seguito alla annessione della Crimea. «È inaccettabile» dichiara Sullivan davanti alla platea del Csa «che venga utilizzata la violenza per sconvolgere i confini tra due Stati sovrani. Non deve essere consentito a tali atti di rimanere impuniti». L’obiettivo della NATO è quello di ristabilire la piena sovranità ucraina nel Donbass e in Crimea, dando piena attuazione agli Accordi di Minsk.

Cina e Corea del Nord: le minacce all’egemone

Trump lo definisce “rogue regime” riprendendo una terminologia cara a Bush jr., Sullivan lo ritiene “la vera minaccia globale”: il regime di Kim Jong Sung rappresenta sicuramente la principale sfida alla sicurezza degli Stati Uniti e all’ordine unipolare. Seppur sia stata scongiurata la possibilità di un attacco preventivo agli impianti di missilistici di Pyongyang, Sullivan ha ribadito che «le sanzioni non risolveranno il problema», auspicando l’inizio di un dialogo con le autorità nordcoreane. Questa linea è auspicata anche dal regime di Pechino, che Sullivan ha definito un grande competitor economico e commerciale la cui crescita deve rispettare le regole imposte dall’Organizzazione Internazionale del Commercio.

Iran e Medio Oriente

Lo scorso 12 gennaio l’amministrazione statunitense ha bloccato le sanzioni contro l’Iran permettendo all’accordo sul nucleare di continuare a produrre effetti giuridici. Tuttavia Trump ha affermato che questa decisione deve essere il presupposto per una modifica dell’accordo, in linea con gli interessi di Washington. La posizione di Sullivan ricalca quella del suo presidente: il Jcpoa presenta importanti lacune che debbono essere sanate attraverso una discussione e una collaborazione con gli alleati europei, che negli scorsi mesi si sono schierati al fianco del governo di Teheran. Ha catturato l’attenzione del Segretario di Stato Tillerson anche la disputa tra Arabia Saudita e Qatar, con il quale è stato raggiunto un memorandum d’intesa sul tema della sicurezza. Questo accordo sembra rappresentare il presupposto per permettere alla monarchia del Golfo di uscire dall’isolamento internazionale in cui era piombata in seguito alle accuse di finanziamento di gruppi terroristici. Nessun passaggio circa l’operazione militare lanciata da Erdogan contro il cantone di Afrin. Sullivan si è limitato ad affermare che la Turchia è un alleato NATO molto importante e che gli USA nutrono profondo interesse per la salvaguardia dei confini turchi.

Seppur in maniera poco approfondita, sono stati molti i temi trattati durante la conferenza. Tuttavia il viaggio in Europa di Sullivan, che è iniziato a Monaco durante la Conferenza sulla sicurezza e si è concluso con le visite a Bruxelles e Riga, sembra avere uno scopo molto preciso: la politica estera degli USA continuerà ad avere nell’Europa e nel Medio Oriente una direttrice fondamentale e che gli alleati NATO e UE non verranno lasciati soli nella gestione degli scenari di crisi. Sullivan ha ricordato come queste alleanze, costruite sulla condivisione dello stesso sistema di valori e sul commercio, permettano agli Stati Uniti di ricoprire la posizione di custode dell’ordine unipolare, permettendo loro di usufruire di una potenza militare credibile, capace di scongiurare l’uso della forza da parte delle potenze emergenti.

Edoardo Maggi

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