Pif, il ”Caro Marziano” narratore del presente

Un programma nuovo e fresco che sfrutta il linguaggio televisivo con personalità

Il linguaggio televisivo è qualcosa di particolare che mescola registri diversi, usa strumenti diversi e fra loro complementari e trae vantaggio dall’uso creativo della parola. Non sempre gli autori televisivi ne sfruttano tutti i benefici e le proprietà, ma nel caso di Pif l’ingrediente aggiunto della personalità dona al nuovo programma in onda su Rai3 quel punto di vista che in televisione mancava.

Caro marziano”, primo vero lavoro di Pif alla Rai, non delude. Daria Bignardi scommette senza troppe paure e indubbiamente il lavoro che sta facendo su Rai3 si nota. Sfruttando l’onda del telegiornale ha incastonato tre programmi molto forti che a loro modo sfruttano perfettamente la parola associata all’immagine: Blob, Gazebo e Caro Marziano. Proprio quest’ultimo vede confermare quanto di Pif piace: quel saper raccontare in soggettiva ma facendolo in modo scanzonato, auto-ironico e umile.

Considerata la durata di 12 minuti a puntata, in totale ne sono previste 38, il taglio dato al programma è senz’altro azzardato. Pif vuole farsi portavoce di un momento storico particolare, quello che stiamo vivendo ora, contraddittorio e preoccupante ma che può regalare belle storie e strane sorprese. La formula dell’utilizzo della video-lettera non è certo inedita, ma acquista freschezza grazie all’uso sapiente del punto di vista personale dell’autore che si lascia andare, scherza, diventa sarcastico e auto-ironico (come abbiamo imparato a conoscerlo del resto) così da creare un’atmosfera si leggera ma non per questo frivola.

L’idea di Pif è quella di usare un interlocutore che non è tanto un amico di penna, col fine di creare un “tu” a cui rivolgersi, ma quello di usare un personaggio che ne raccolga diversi. Nella prima puntata si parla di mafia, in quelle a venire ci sono storie di donne che mostrano i loro talenti, un venditore di bambole o il giornalista che ha contribuito a denunciare Mafia Capitale.

Del resto il conduttore palermitano affronta senza ridondanza o retorica, con un occhio autentico, i temi a lui cari. Le incursioni del suo personale pensiero arricchiscono e ben si adattano alla formula breve ma densa. Lasciare spazio ai protagonisti tra i più disparati, di estrazioni diverse e anche luoghi diversi della nostra penisola e del mondo intero permette di trovare un linguaggio servito in pillole, non pretenzioso ma veritiero. Rispetto a “Il testimone”, Pif fa un passo indietro, facendo da cornice alle storie e rimanendone a margine ma dirigendo e montando la narrazione senza tradirla.

Quello insomma che è raccontato come storia breve, ben si presta a una fascia oraria particolare e a un pubblico che sappiamo essere esigente, non lascia che pronti a essere fidelizzati seguendo la striscia quotidiana che scandisce, approfondendoli, temi a noi vicini ma che spesso non consideriamo da punti di vista diversi. Un programma che non è fine a se stesso ma che grazie al messaggio finale che ciascun protagonista lascia in relazione alla propria storia, regala uno spunto di riflessione in più sulla quotidianità.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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