Grazie a Ginobili, è ora di salutarci?

L'ex Golden Boy di Bahia Blanca deciderà entro un mese se ritirarsi o continuare

Mancano poco meno di tre minuti dalla fine dell’ultimo quarto di Gara-4 delle Western Conference FInals, un solo coro si alza dal pubblico dell’AT&T Center: “Manu! Manu! Manu!“; lui, il numero 20 dei San Antonio Spurs accetta il cambio e va a sedersi in panchina quasi stupito della reazione del pubblico. Ebbene sì, potremmo essere giunti all’ultima fatica di Emanuel David Ginobili Maccan, per tutti Manu Ginobili, da giocatore di pallacanestro professionistica. La sua reazione quasi stupita nasce dal fatto che, in realtà, lui non ha ancora preso una decisione: “Naturalmente mi sto avvicinando al ritiro – dirà a fine partita – ma ho sempre detto di volermi prendere tre o quattro settimane, parlarne con mia moglie e poi decidere”. Se alla fine Manu decidesse di appendere gli scarpini al chiodo, il pubblico degli Speroni almeno gli ha concesso il giusto tributo che merita. A questo coro dovrebbero essere tutti gli amanti del basket ed aggiungere grazie.

Grazie, da tifoso italiano, per aver regalato al nostro Paese i suoi primi anni da professionista

Un giovane Manu in maglia Virtus – Fonte: Euroleague.net

Scoperto dalla Viola Reggio Calabria, lanciato in A2 e poi in A1 da Gaetano Gebbia con la maglia della squadra calabrese; nel corso dei due anni da “Viola”, Manu colpisce gli scout texani dei San Antonio Spurs che ne acquisiscono i diritti alla fine del secondo giro draft del 1999. Il trasferimento a Bologna, nella Virtus di Ettore Messina, con il contestuale ritiro di Sasha Danilovic, lo consacra agli occhi della pallacanestro europea e mondiale. La stagione 2000/2001 gli regala il Grande Slam composto da Campionato, Coppa Italia ed Eurolega (nella quale ha vinto il titolo di MVP delle Finali) in una squadra stellare composta, tra gli altri, da Marko Jaric e Antoine Rigodeau. Al termine della seconda stagione sotto le Torri bolognesi è però venuto il momento di attraversare l’oceano e spostarsi alla corte di Gregg Popovich.

Grazie per aver conquistato Popovich e, a malincuore, per l’oro olimpico

La festa di Atene – Fonte: Nbcolympics.com

Al suo sbarco negli States, Manu ha dovuto convincere Gregg Popovich che il suo gioco fatto di improvvise accelerazioni e scelte estemporanee si confacevano con lo stile dei San Antonio Spurs. Le prime due stagioni del Golden Boy di Bahia Blanca non sono state delle più semplici; Ginobili, nonostante la conquista del primo anello, deve costruire il suo rapporto con Coach Pop. L’allenatore texano, in due stagioni riesce a trovare l’equilibrio tra il carattere e le giocate del giovane argentino e lo stile metodico e ragionato degli Spurs, complice anche il ritiro dell’Ammiraglio David Robinson. La seconda stagione a stelle e strisce di Manu si conclude con la trasferta olimpica coronata dall’Oro a cinque cerchi conquistato da protagonista in una serata storica contro l’Italia di Charlie Recalcati. A questo punto, Manu sta per prendere il posto che si merita nella NBA.

Grazie per aver insegnato che una stella parte anche dalla panchina

Manu e il mentore Popovich – Fonte: nbareligion.com

Dopo l’Olimpiade la musica cambia: Popovich costruisce l’ossatura degli Spurs sul trio Duncan-Ginobili-Parker, ritagliando uno spazio fisso per l’argentino che risponde “Presente” tanto da meritarsi la prima convocazione all’All Star Game. La saggezza del coach degli Speroni trova, a partire dal 2006/2007, il ruolo perfetto per Manu: quello di sesto uomo di lusso. Anche in questo caso Ginobili si cala senza fiatare nella nuova parte da protagonista che parte dalla panchina garantendo prestazioni di assoluto livello conquistando, oltre ai titoli NBA del 2005 e 2007, il trofeo di Sesto Uomo dell’anno. Nel 2008-09, la carriera del trentunenne argentino subisce uno stop per un infortunio alla caviglia da cui si riprende a pieno l’anno successivo, quando, per una stagione, diventa la punta di diamante dell’attacco bianconero a causa dei problemi fisici di Tim Duncan, garantendo oltre 17 punti di media e oltre 4 assist a partita.

Grazie per aver dimostrato che un campione sa rialzarsi dopo una caduta

Ginobili vola sulla testa di Bosh – Fonte: huffingtonpost.com (AP Photo/David J. Phillip)

Dal 2010-2011, l’anno del lockout, in poi la carriera di Manu si stabilizza, con il ritorno al ruolo di sesto uomo, e un minutaggio che gravita intorno ai 20′ di impiego in stagione regolare e ai 28′-30′ nei playoff. Nel frattempo c’è chi mugugna perché ritiene che l’ex golden boy “non ne abbia più” e dovrebbe farsi da parte e chi vorrebbe vedere le sue giocate su un parquet fino ai 40 anni suonati. La bilancia sembra pendere dalla parte dei suoi detrattori perché, nelle Finals del 2013 contro i Miami Heat, Manu delude e non poco, sbaglia diverse scelte, perde molti palloni e sbaglia un libero fondamentale in Gara-6. Ma Ginobili è un campione vero, gioca la stagione successiva con un solo obiettivo: riprendersi in maltolto. Gli Spurs fanno tutto come si deve, arrivano alle Finals dove ci sono ancora loro, i Miami Heat di Lebron James. Un Leonard in forma stellare e gli ultimi sussulti del Big-3 regalano agli Spurs il loro quinto anello; negli occhi resta la schiacciata in transizione di Ginobili sulla testa di Bosh che la Lega ha decretato la miglior giocata della serie.

Grazie per aver regalato emozioni fino a 40 anni

Nelle ultime due stagioni, Ginobili assume un ruolo da chioccia nello spogliatoio e scende in campo per un tempo inferiore ai 20′ sia in Regular Season che nei Playoff. Nell’estate 2016 qualcuno dice che Manu stia pensando di appendere le scarpe al chiodo, invece arriva la firma su un nuovo contratto con i San Antonio Spurs, con più di un esperto che ha puntato il dito contro lo stipendio che l’argentino avrebbe percepito, contrassegnandolo come un “debito di riconoscenza” della società texana per la lealtà e l’attaccamento dimostrati da Ginobili nei 15 anni di servizio per la causa degli speroni. Al di la di queste voci infondate, il nativo di Bahia Blanca, alla soglia dei 40 anni, è riuscito a far balzare sulla sedia i suoi tifosi con una giocata funambolica nei confronti di David West nella Gara 3 delle FInali di Conference contro i Golden State Warriors.

La decisione ora spetta a lui: se le condizioni fisiche glielo permetteranno, potremo dirgli grazie per aver calcato i parquet americani per un’altra stagione ancora.

Enrico Ropolo

Torinese, 32enne, amante della sua città, dell'Italia, dell'Europa e del mondo. Interessi....tanti; passioni.....pure: attualità, sport, musica arte, etc. Laureato in Cooperazione Sviluppo e Mercati Transnazionale, giornalista pubblicista.

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