20 anni senza Jeff Buckley, l’uomo che ha tinto il rock di grazia

Il mondo ricorda ancora il suo stile unico, dalla delicatezza inconfondibile

Stai con me sotto queste onde, stanotte. Sii libera per una volta nella tua vita stanotte. Riecheggia come un mantra la celebre canzone Nightmares By The Sea di Jeff Buckley, filgio di Tim, morto tragicamente a soli 30 anni. Un tragico incidente che lascia ancora un vuoto incolmabile. Lui, che aveva saputo tingere il rock di grazia. La sera del 29 maggio del 1997, esattamente 20 anni fa, a bordo di un furgone guidato dal suo roadie Keith Foti, mentre si stava dirigendo presso gli studi di registrazione, chiese all’autista di fermarsi, avendo voglia di fare un bagno nel Mississippi. Quel fiume diventa teatro della tragedia e da quel momento non si ebbero più tracce di lui. Il suo corpo fu trovato il 4 giugno.

L’autopsia non rilevò tracce di alcol o di droghe: il caso venne archiviato come incidente.

La morte di Jeff Buckley non è stata misteriosa, legata a droghe, alcool o suicidio. Abbiamo un rapporto della polizia, un referto del medico legale e un testimone oculare, che provano che si è trattato di un annegamento accidentale e che il sig. Buckley era in un ottimo stato mentale prima dell’incidente, ha detto la madre subito dopo il tragico incidente.

In vita un solo album completo inciso, il capolavoro Grace, ma Jeff Buckley ha lasciato un patrimonio di proporzioni gigantesche. Uno stile unico che non conosce banalità. La sua versione di Hallelujah lascia tutti con il fiato sospeso ancora oggi. Lui, Jeff: delicato e travolgente. Dopo la sua morte vennero pubblicati diversi album postumi come Mystery White BoyLive a l’OlympiaLive at Sin-é (Legacy Edition) e Grace Around the World, oltre che, naturalmente, l’inconcluso Sketches for My Sweetheart the Drunk, fino a You and I uscito nel 2015.

Insomma, un rocker, solo di passaggio su questa terra, ma che di morire proprio non ne vuole sapere.

Maria Stefania Di Michele

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