NBA Finals: Cavs Warriors, non c’è due senza tre

Dopo 82 partite di Regular Season, tre turni di playoff, alle NBA Finals troviamo i Cleveland Cavaliers e i Golden State Warriors. Nessuna sorpresa, quelle che alla vigilia della stagione erano additate come le pretendenti al titolo si ritrovano, per il terzo anno consecutivo, all’atto conclusivo del campionato cestistico per antonomasia. Le finali di questa stagione hanno il sapore di una “bella” tra la squadra capitanata da Lebron James e quella di Stephen Curry e Kevin Durant; al titolo 2015 vinto dai Warriors, infatti, aveva fatto seguito quello del 2016 conquistato dalla squadra dell’Ohio. Le due finaliste, come raramente accaduto nella storia, arrivano alle Finals con una sola sconfitta in totale; l’unica battuta d’arresto l’ha registrata Cleveland alle finali di Conference in gara 3 con Boston.

Due mondi tattici a confronto

Kerr dovrà seguire a finali a distanza – Fonte:medium.com

Cleveland e Golden State sono la massima espressione del tipo di pallacanestro che giocano. Da una parte, i californiani che hanno fatto dello Small Ball il proprio segno distintivo: squadra “piccola”, sempre in movimento, palla che staziona poco nelle mani del singolo giocatore alla ricerca di una conclusione ad alta percentuale. Dall’altra, l’espressione del gioco Lebron-centrico; il Prescelto di Akron è il motore del gioco dei Cavs, tutte le azioni transitano dalle sue mani per una penetrazione, un tiro in step back, un assist a liberare un compagno smarcato. Nonostante la differenza tattica, entrambe le compagini fanno larghissimo uso delle conclusioni della distanza, facendo registrare percentuali elevatissime (intorno al 40%), sfruttando blocchi ciechi e/o lontani dalla palla.
A guidare le operazioni delle pretendenti al titolo, però, non ci saranno entrambi i direttori d’orchestra: Steve Kerr, coach dei Warriors, dovrà stare in disparte per problemi fisici alla schiena che da due anni lo attanagliano; dall’altra parte invece ci sarà Tyrone Lue.

Anello al dito dei Warriors se…

I Warriors festeggiano il titolo nelle NBA Finals del 2015 – Fonte: NBA.com

  • Sfrutteranno il fattore campo – I bookmakers danno favoriti, seppur di poco, i Golden State Warriors, ma quali sono i punti su cui dovranno concentrarsi per portare a casa il titolo? Innanzitutto, il team della Baia arriva all’atto finale con il fattore campo e, sfruttandolo sin dall’inizio, potrà costringere Cleveland a giocare con la pressione di dover rimontare.
  • Klay Thompson tornerà ad essere Klay Thompson – La guardia dei Warriors sta disputando dei playoff al di sotto delle proprie capacità, con circa 10 punti per gara in meno e una percentuale al tiro inferiore del 6% rispetto a quelli dello scorso anno. Per avere la meglio sulla corazzata Cavaliers servirà il miglior Thompson, mortifero dalla distanza e pericoloso dal primo palleggio.
  • Limiteranno l’apporto dei non-Lebron – Posto che James possa fare 35 punti tutte le sere, la sfida per la difesa gialloblù sarà quella di limitare il resto dei Cavs. Nella metà campo difensva, i Warriors dovranno fare di tutti per evitare la trance di Kyrie Irving; il tiro perimetrale dei vari Love, Korver, Frye e Deron WIlliams; gli scarichi per Tristan Thompson.
  • Durant e Curry eviteranno il testa a testa con James – L’ingresso di KD nel roster di Golden State ha cambiato la distribuzione dei tiri e dei possessi in casa Warriors, trasformando l’ala proveniente da Oklahoma nel principale terminale offensivo della squadra e “relegando” l’ex MVP Curry ad un ruolo di secondo violino di altissimo livello. Sarà necessario, però, che Durant e compagni vincano da squadra, evitando eccessivi personalismi che possano minare le certezze di un impianto costruito sulla collettività e sulla dinamicità del gioco.

Anello al dito dei Cavaliers se…

I Cavs trionfatori delle NBA Finals del 2016 – Fonte: NBA.com

  • James non calerà mentalmente – I playoff fin qui disputati da Lebron sono stati, a dir poco, devastanti. Dalla fine della Regular Season, James ha elevato il proprio gioco a livelli sublimi. I soli numeri (32 punti, 8 rimbalzi e 7 assist per uscita sul parquet) non dicono abbastanza di come il Prescelto abbia trascinato i suoi alla terza finale in tre anni, da quando è tornato in Ohio, coinvolgendo titolari, seconde e terze linee del roster. L’unico aspetto che ha, da sempre, mostrato qualche cedimento è la tenuta mentale, come dimostrato nelle finali perse con Spurs e Warriors negli anni passati.
  • Irving ripeterà le scorse Finals – L’arma in più dei Cavaliers nelle scorse Finali NBA è stata, senza dubbio, Kyrie Irving. La point guard, che in ogni franchigia sarebbe leader indiscussa e che a Cleveland recita il ruolo di numero due di LBJ, ha la capacità di accendersi e andare in trance agonistica in un battibaleno e, soprattutto, nei momenti più caldi delle partite; se Irving saprà garantire il gioco espresso nel 2016, le percentuali di vittoria dei rossoblù lieviterebbero non di poco.
  • La panchina farà la differenza – Uno dei vantaggi dei Cavaliers è proprio rappresentato da un maggior apporto dato dalle risorse che calcano il parquet a minutaggi ridotti. Se da una parte è vero che le due finaliste arrivano “riposate” alla battaglia finale, dall’altra è altrettanto ovvio che gli starting-5 non potranno stare sul terreno di gioco per 48′, a scanso di supplementari. Nei momenti di riposo delle stelle, starà ai vari Williams, Frye, Shumpert e Korver farsi trovare pronti e pericolosi per garantire il giusto apporto alla cavalcata di Cleveland.
  • Alzeranno l’asticella dell’intensità difensiva – Tra le frecce nella faretra di Curry e compagni c’è un gioco fatto di continui tagli e blocchi lontano dalla palla. Dalla panchina Tyrone Lue dovrà essere bravo a dosare gli sforzi dei suoi per garantire loro di mantenere la propria efficacia difensiva al 110%, al fine di limitare il bombardamento da fuori o canestri eccessivamente semplici nel cuore dell’area.

La serie prenderà il via alle 2 di domani mattina; più dovesse avvicinarsi a gara-7 e più saranno i temi tattici e tecnici da affrontare, ma quel che ora resta da fare è puntare la sveglia, prepararsi a qualche notte insonne e godersi il più grande spettacolo che la NBA è in grado di offrire in questi anni.

Enrico Ropolo

Torinese, 32enne, amante della sua città, dell'Italia, dell'Europa e del mondo. Interessi....tanti; passioni.....pure: attualità, sport, musica arte, etc. Laureato in Cooperazione Sviluppo e Mercati Transnazionale, giornalista pubblicista.

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