Russiagate: è bufera su Trump Junior

Uno scoop del New York Times ha costretto il figlio del Presidente a rivelare l'esistenza di un incontro decisamente scomodo da giustificare

Parole, parole, parole. Bugie più che parole, che potrebbero costare caro a Donald Trump senior. Questa volta al centro dell’attenzione mediatica mondiale c’è il figlio tanto caro, Donald Trump jr che, a quanto pare, potrebbe mettere a serio rischio la credibilità, già precaria del padre, infilandolo in un ginepraio di polemiche. Il tritacarne mediatico si è già attivato e ora al Russiagate si aggiunge un nuovo capitolo, un nuovo tassello che non fa altro che alimentare i sospetti e gettare benzina sul sacro fuoco delle accuse.

Obiettivo: bullizzare Hillary

Si potrebbe parlare di ingenuità, di mancanza di buon senso, di affrettata risposta e tutto sarebbe più o meno comprensibile. Ma Donald Jr non è stato sincero fin dall’inizio e ora ne paga le conseguenze. Interpellato più volte, ha sempre negato di aver avuto una qualche partecipazione nel Russiagate. A smentirlo nelle ultime ore, in sostanza c’è un incontro avvenuto alla Trump Tower di New York fra lui, Goldstone (un produttore musicale e intermediario in tutto questo), l’avvocatessa russa Natalia Veselnitskaya, Jared Kushner marito di Ivanka e primo consigliere di Trump senior e l’allora capo della campagna elettorale Paul Manafort. Questa riunione dava seguito a uno scambio di email che avevano come oggetto la “sconfitta”, a suon di scoop, di Hillary Clinton.

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Donald JR dopo aver ricevuto la proposta da Goldstone, organizza il giorno successivo allo scambio di mail, una tavola rotonda per apparecchiare la vittoria del padre. Dopo quindi una serie di smentite, per tentare di placare le acque, lo stesso Trump Jr pubblica su Twitter la corrispondenza intercorsa con il produttore musicale che lo avrebbe messo in contatto con l’avvocatessa russa: un incontro cruciale in seguito al gradimento manifestato di primo acchito. L’avvocatessa avrebbe quindi fornito loro materiale che screditava Hillary di fronte a milioni di americani, perdendo di fatto a tavolino, le presidenziali. Qui dunque la presunta ingerenza russa per mezzo di un membro della famiglia Trump.

fonte foto: iodonna.it

Donald, tu quoque?

La famiglia conta molto per un presidente, sopratutto in questo caso particolare, in cui Trump ha voluto coinvolgere di sua spontanea volontà, figli e cognati. Il problema è che oggi questo coinvolgimento potrebbe costargli caro. Le ripetute smentite, poi cassate con la pubblicazione delle mail scambiate fra Goldnstone e il figlio prediletto, fanno scricchiolare e di molto, tutto l’impianto difensivo del presidente. Forse nel sistema Trump si è svelata una falla che potrebbe compromettere la bella facciata del presidente: che sia solo una delle pecche venute a galla? Quali altri contatti o compromessi o tentativi di “eliminare” il nemico ci sono nel sottobosco della corsa alla Casa Bianca del 2016?

Russiagate o meno, intanto qualcosa si muove: è notizia fresca infatti quella che vede come protagonista il deputato democratico della California Brad Sherman, con il sostegno del collega texano Al Green. Basandosi su accuse di ostruzione alla giustizia legate al licenziamento del capo dell’Fbi James Comey, hanno presentato per la prima volta, formalmente al Congresso, una proposta per avviare una procedura di impeachment contro il presidente Donald Trump.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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