Afghanistan: un paese senza pace

L'escalation di violenza esplosa negli attacchi terroristici degli ultimi giorni ha lasciato una lunga scia di sangue, in un paese che da decenni non conosce tregua

In Afghanistan è in atto un’aspra competizione tra Isis e Talebani per il controllo del territorio, che dalla fine del mese scorso è sfociata in una spirale di violenza.
Gli attentati degli ultimi giorni sono costati la vita a più di cento persone e oltre 300 feriti, ed hanno causato una grave destabilizzazione politica all’interno del paese.
Nell’assedio all’Hotel Intercontinental del 20 gennaio e rivendicato dai Talebani, sono morte 23 persone. Opera dei Talebani anche l’attentato di venerdì 26 gennaio, quando un kamikaze si è fatto saltare in aria in un’ambulanza, provocando 103 vittime.
Lunedì 11 soldati sono morti a Kabul, mentre pochi giorni prima era arrivata la notizia dell’attacco alla sede di Jalalabad di Save the Children, costato la vita a 6 persone. Entrambi sono stati rivendicati dallo Stato Islamico.

La società afghana è estremamente frammentata, logorata da quasi quasi quarant’anni di guerra, se si pensa che le truppe sovietiche entrarono nel paese nel 1979, per uscirne quasi dieci anni dopo.
I Talebani si imposero in Afghanistan dopo la caduta dell’Unione Sovietica e fino al 2001 hanno controllato gran parte del territorio.
Gli attacchi terroristici dell’11 settembre hanno spianato la strada all’invasione statunitense e ad un ritorno alla guerriglia.
Poi l’ingresso sul suolo afghano tra il 2014 e il 2015 dell’Isis, impegnato in una causa di portata globale, in linea con l’aspirazione universale del Califfato. L’entrata dello Stato Islamico ha lasciato spiazzati i Talebani, che hanno iniziato a temere una perdita della propria influenza.
Il Califfato, che ha perso buona parte del territorio tra Iraq e Siria, ha infatti cercato di conquistare nuovi spazi per una sua restaurazione, attraverso una lotta che trascende i confini.
La regione in cui l’Isis continua a crescere maggiormente è quella del Khorasan, tra Afghanistan e Pakistan, sfidando la leadership talebana.
I Talebani, al contrario, non hanno alcun interesse a costruire un Califfato internazionale, ma mirano a consolidare il proprio radicamento all’interno del paese.

La continua instabilità politica del paese ha favorito l’insediamento di nuovi combattenti jihadisti, respinti dai Talebani, che percepiscono Kabul come propria capitale.
È un conflitto interno al jihadismo, che sta portando ad un’escalation di terrore.
In questo scenario, il Pakistan gioca un ruolo chiave, anche nel sostegno ai talebani.
Secondo il governo afghano dietro l’aumento delle violenze ci sarebbe proprio il Pakistan, accusato di dare protezione agli estremisti, tra cui la rete di Haqqani, fazione più intransigente dei talebani , da decenni vicina al jihadismo transnazionale.
Lo spostamento degli attacchi dalle zone rurali a quelle urbane , soprattutto nella capitale, ha insanguinato il paese e ha riportato Kabul al centro della cronaca internazionale. Tra i bersagli più colpiti i civili e le organizzazioni non governative.

A più di 15 anni dal primo raid volto a scovare Osama bin Laden e le cellule di Al Qaida, gli attacchi sul territorio afghano continuano ad alternarsi, in un paese mai risollevatosi.
Dall’inizio dell’operazione Enduring Freedom, nel 2001, che avrebbe dovuto portare ad una stabilizzazione del paese, l’Afghanistan resta tutt’oggi un campo di battaglia.

 

Federica Antonecchia

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