Aggiornamenti su ciò che è successo nel mondo mentre l’Italia si recava alle urne

Tre brevi focus su ciò che è successo al di fuori dei confini nazionali negli ultimi giorni

Mentre l’attenzione dell’Italia tutta era concentrata sulle elezioni del 4 marzo, in cui 36 milioni di elettori si sono recati alle urne per scegliere la prossima formazione del Parlamento nazionale e di due tra i più rilevanti Consigli regionali (nel Lazio e in Lombardia), le notizie che provengono dall’esterno sono state messe in momentaneo stand-by dall’eco mediatica, anche quelle che ci riguardano più da vicino.

Ecco tre focus su ciò che è avvenuto oltre i confini nazionali.

Siria: la “punizione collettiva”

Nel teatro siriano la situazione continua ad essere molto tesa e grandissimi sono i rischi per la popolazione civile. Dal 20 gennaio alla fine di febbraio si è svolta l’operazione denominata dall’esercito turco “Ramoscello d’ulivo”: si tratta di un’azione offensiva che, a dispetto del nome, prevede il bombardamento sistematico della città curda di Afrin e dei villaggi a questa attigui, nel nord del paese. Nonostante le rassicurazioni di Ankara, l’attacco secondo Amnesty International è contrario alle norme del diritto internazionale umanitario in quanto non è stata minimamente rispettata la vita dei civili, né vi è accuratezza nella scelta degli obiettivi, causando così un gran numero di vittime (si parla di almeno 90 morti e più di 500 feriti). D’altra parte la guerra civile non si ferma, e le truppe governative stanno avanzando cercando di spezzare la resistenza dell’opposizione nella Ghouta, un territorio che si trova ad est della capitale ad oggi controllato in gran parte dai “ribelli”: la TV di stato riporta che almeno sei fra villaggi e cittadine sono stati riconquistati, non senza il pagamento di un alto prezzo in termini di vite umane. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, le truppe di Bashar al-Assad hanno conquistato il 25% del territorio, nella parte orientale, aumentando se possibile la pressione sui civili, stremati da settimane di bombardamenti: questi si trovano stretti nella doppia morsa dei due schieramenti opposti e l’ONU ha accusato il governo di non aver permesso l’accesso alle zone assediate a un convoglio di 40 camion carichi di aiuti. Di contro, le truppe governative sostengono di aver aperto un corridoio umanitario a Nord della città e accusano i combattenti di Jayish al-Islam di aver imposto il coprifuoco durante le poche ore giornaliere di tregua che permetterebbero ai civili di fuggire.

Catalogna: Puigdemont rinuncia alla Presidenza

Il governo spagnolo si prepara a confermare il nuovo commissariamento dell’autonomia catalana, dopo che Carles Puigdemont ha rinunciato alla presidenza. Il suo successore designato, Jordi Sánchez, leader dell’Assemblea nazionale catalana (una delle principali associazioni indipendentiste), si trova in carcere preventivo da oltre quattro mesi e il Tribunale costituzionale ha impedito alla maggioranza indipendentista di eleggere un candidato che non sia materialmente presente in aula. Sánchez dovrà quindi chiedere il permesso del giudice per presentarsi dinanzi al Parlament, nulla osta che finora non è ancora giunto e difficilmente giungerà, creando uno stallo istituzionale fomentato anche dalle divisioni interne tra i partiti del fronte indipendentista. Il numero tre della lista, Jordi Turull, è in libertà provvisoria e potrebbe essere inabilitato nei prossimi giorni. Nel frattempo, il vuoto di potere e la mancanza di leadership si riversano sull’operato del Parlament, che ha scelto di rivendicare il referendum del primo ottobre attraverso una risoluzione, ma non ha fatto lo stesso con la dichiarazione di indipendenza.

Slovacchia: continuano le indagini sui tentacoli della ‘ndrangheta

Scadute le 48 ore dal fermo, in mancanza di prove sufficienti a convalidare un’accusa formale, sono stati rilasciati i sette calabresi accusati di essere coinvolti nell’assassinio del giornalista ventisettenne Jan Kuciak e della sua fidanzata, avvenuto nell’ultimo fine settimana di febbraio. I due sono stati trovati morti nella loro casa di Velka Macia, nella parte ovest del paese, raggiunti da due colpi di pistola. Il giovane reporter si occupava principalmente di indagare frodi fiscali, ma negli ultimi tempi stava lavorando sulle attività di persone vicine alla criminalità organizzata e su affari con i fondi europei, che uniscono sotto la cupola degli stessi interessi gli italiani legati alla ‘ndrangheta e alcuni contatti all’interno del governo del premier slovacco Robert Fico. Proprio Fico si sta trovando ora a fronteggiare un’inchiesta a livello internazionale, per cui la polizia slovacca sta collaborando con la DDA di Reggio Calabria e con l’Interpol, e anche l’inchiesta promossa dall’OSCE per la tutela della libertà di stampa. Il governo è in crisi, tanto che ad oggi alcuni membri dell’entourage di Fico si sono dimessi dai propri incarichi, come Roman Sipos, dal 2015 capo di gabinetto del premier, il ministro della Cultura, Marek Madaric, oltre all’assistenze di Fico, Maria Troskova, e Viliam Jasan, segretario del Consiglio di sicurezza del governo. Manifestazioni a sostegno della libertà di stampa che chiedono verità per Jan Kuciak si stanno tenendo in tutto il paese.

Camilla Eva Trotta

Dal 1993 con furore, sulla mia tomba scriveranno "Qui giace colei che non era d'accordo".

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