Dobbiamo aiutare i giovani a non sbagliare

Un invito ai cinquantenni, genitori e non

La mia generazione, quella del baby boom, ha sbagliato molto. Ma c’è stato un motivo (non è una scusa, ma una constatazione) ed una colpa: i nostri genitori non ci hanno spiegato quasi nulla ed abbiamo dovuto imparare quasi tutto da soli.

Salvo i pochi che hanno percorso le orme dei padri, con maggiore o minore soddisfazione e risultati, la maggior parte di noi cinquantenni fa cose che i nostri genitori non potevano nemmeno immaginare. Figuriamoci se potevano darci, trent’anni e passa or sono, buoni consigli.

Ci dicevano che dovevamo andare bene a scuola prima ed all’università dopo, ma non ci hanno detto perché. Era più un ripetere quanto già detto a loro dai nostri nonni. Un po’ in effetti avevano ragione: studiare (almeno da arrivare al sei, anche sette) voleva dire prendere un diploma, magari una laurea e questo era garanzia che nella vita qualcosa avremmo potuto combinare: un lavoro stabile, una famiglia, dei figli, una pensione.

Molti altri consigli, da giovani, noi non ne abbiamo avuti: non ci è stato detto “cosa” studiare e come farlo con intelligenza, non ci è stato spiegato nulla sui rapporti di coppia, su come e quando metter su famiglia e ancora meno come crescere ed educare i nostri figli. Abbiamo, insomma, dovuto essere autodidatti su molte delle cose che contano nella vita. E di errori ne abbiamo fatti molti e ripetutamente, sbattendo il muso contro regole, situazioni e scelte per le quali nessuno ci aveva realmente preparato.

Oggi c’è una grossa novità rispetto alle generazioni precedenti, alla sequenza sempre uguale padri-figli: i cinquantenni di oggi possono – e dovrebbero – ancora riuscire a ricordarsi di quando erano figli (soprattutto di quando con i genitori non ci si capiva quasi per nulla) provare a non fare con i propri gli stessi errori di mancata guida o peggio ancora di imposizione di ricette e regole di tradizione.

Con i nostri genitori parlavamo poco e male, nel poco tempo che riuscivamo ad essere (soprattutto con i padri) fisicamente nello stesso luogo e non presi da altre cose. E, comunque, il rapporto non era paritario: “loro” erano genitori, noi eravamo “figli”. Il fatto che fossimo entrambi persone non era previsto. Persino noi figli forse non ne avevamo pienamente la consapevolezza.

Oggi è diverso. Deve e può esserlo. Viviamo lo stesso tempo dei giovani e siamo connessi con figli, dipendenti e studenti, praticamente 24 ore al giorno. Possiamo scambiarci informazioni e consigli (sì, proprio scambiarci), condividere emozioni e fare progetti. Tutto con pochi click e senza dover rispettare regole e protocolli se non il reciproco rispetto. Ma, soprattutto, possiamo capirci, immaginare il futuro, progettarlo e persino cominciare a realizzarlo. E proprio insieme ai giovani.

Vogliamo farne qualcosa di buono di tutta questa disponibilità di occasioni e modi di comunicare? O vogliamo sprecarla facendo come i nostri genitori, limitandoci a non capire e non impegnarci?
Oggi bisogna essere visionari, ma anche molto pratici: il tempo scorre sempre più veloce ed è sempre meno. Fare sbagli è umano, ma farli perché nessuno ti ha aiutato e guidato nel farne il meno possibile è un insostenibile spreco di risorse ed energie.

Ovviamente non è semplice, richiede impegno e richiede del tempo da ambo le parti, ma possiamo farcela. Basta volerlo.

Alessandro Nasini

Design Thinker, Designer, Maker, Entrepreneur.

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