Alessandro Florenzi, la volontà della Lupa

E' tornato il numero 24, il jolly della Roma, uno dei giocatori più amati dalla tifoseria Giallorossa

Ragazzo d’oro, orgoglio di una tifoseria, simbolo Telethon nel mondo e campione della Nazionale: Alessandro Florenzi è tornato. L’elfo della Roma, il gioiello della Primavera di De Rossi di qualche anno fa, venuto su con allenamento e dedizione. Un raggio di sole nel mondo del calcio, non solo per il talento. Gentile, simpatico, umile, professionale. Alessandro Florenzi è molto, molto altro.

Il numero 24 è tornato ieri in campo in Serie A dopo 11 mesi. Una lunghissima assenza di cui hanno risentito la Roma e la Nazionale. Ne ha risentito anche la Serie A. Come testimoniato dai tweet di giornalisti e tifosi da tutta Italia, da tutto il mondo, Florenzi è il campione della gente. Solare e sorridente, è uscito fuori da un lungo infortunio senza mai perdere il sorriso. Un esempio per tutti, soprattutto per i giovani che stanno iniziando o vogliono iniziare. Allenamento, allenamento, allenamento.

Il problema (?) del ruolo

Il piccolo “Sandrino” è diventato Alessandro Florenzi, cresciuto sotto Maicon e si vede. Da anni ormai si discute del suo ruolo. Non è un terzino destro, non è un centrocampista, è un’ala, no è un fluidificante, è un trequartista. Ogni partita che gioca in un nuovo ruolo, si discute di quello vecchio o del prossimo. La verità è semplice. Come il grande chef sa farti un piatto da urlo con pochi ingredienti, così è Florenzi. Al 24 della Roma per fare una gran prestazione servono solo due ingredienti: un campo e un pallone. Destra, centro, sinistra, basso, alto: il campo è casa sua e non c’è ruolo in cui non risplenda.

E’ diventato un terzino destro per emergenza, è vero. Nel Crotone giocava interno (prestazioni super, vero), nella Roma di Zeman giocava soprattutto mezz’ala, in quella di Garcia è diventato prima un esterno, poi un terzino. L’esplosione dell’esterno romano è avvenuta sotto Rudi Garcia. Il tecnico francese ha visto in lui le qualità necessarie per essere un intoccabile del suo 11. Florenzi a destra, Totti falso 9 e Gervinho a sinistra. In 91 presenze in Serie A con il tecnico francese, Florenzi ha totalizzato 14 gol e 13 assist. 31 volte impiegato da ala destra, 29 da terzino destro, 13 da ala sinistra, 6 da centrocampista centrale e 4 da centrocampista destro. Con Luciano Spalletti soltanto 28 presenze in A. 22 da terzino destro (3 gol e 3 assist), 4 da centrocampista centrale (1 gol e 1 assist), 1 e 1 da ala sinistra e trequartista.

Dove lo metti sta, è vero e anche per questo è fenomenale, ma quello di terzino destro, numeri alla mano, è il ruolo in cui si esalta. Non è il terzino “classico”, ma quello non esiste più da anni, ormai. Pensiamo ad alcuni specialisti del ruolo: Alex Sandro, Rodriguez, Kolarov, Dani Alves, Jordi Alba, Marcelo. Quanti di questi rimangono nella propria metà campo o eccelle nella fase difensiva? Nessuno, proprio nessuno. Ormai i terzini sono veri e propri trequartisti esterni. Qualità a disposizione della squadra, in un calcio “moderno” che prevede la squadra corta e alta, per recuperare prima il pallone e convertire l’azione da difensiva in offensiva. In questo Florenzi è maestro: recupera, taglia, ricama per i compagni, va sul fondo e poi rientra. Un asso, che alla Roma è mancato tanto, tantissimo. E corre, corre, corre. Giocare con Florenzi è come giocare in 12.

Erede della volontà della Lupa

Di padre in figlio? No, di capitano romano e romanista in capitano romano e romanista. Da Giannini a Totti, da Totti a Daniele De Rossi. Da Daniele De Rossi, è nella natura delle cose, ad Alessandro Florenzi. La fascia da capitano della Roma ora sta comoda sul braccio del numero 16, simbolo incarnato del Romanismo. L’erede della volontà della Lupa, però, è Alessandro Florenzi. Nessuno più e meglio di lui può ereditare quella fascia, emblema di un sentimento forte e travolgente. Passione per la maglia e la città, desiderio di fare di tutto per la propria squadra, simbolo della città eterna. Cresciuto sotto l’ala protettiva di Francesco Totti e Daniele De Rossi. Adesso Alessandro Florenzi è pronto. I tifosi della Roma sono esplosi di gioia per il suo ritorno. Un abbraccio, quello di ieri, atteso per 11 lunghissimi mesi.

E’ così,  tutti gli vogliono bene, per il suo modo di porsi e di stare in campo. Intoccabile per qualsiasi allenatore a Roma. La sua assenza è stata sottovalutata. Si dice che il valore delle cose le scopri solo quando sei in procinto di perderle. L’errore è dare le cose per scontate e così è successo con Florenzi. Abituarsi al fantastico è la cosa che più di ogni altra fa invecchiare l’uomo, che nasconde il bambino che è in ognuno di noi. Per questo Florenzi fa bene a tutto il mondo del calcio. Ogni volta è come la prima volta, lo vedi giocare e nei suoi occhi vedi il bambino che dava i primi calci al pallone. Nei suoi occhi vedi la gioia di portare in alto la maglia della squadra che tifa. Il calcio è sentimento e Florenzi è il cuore pulsante di questa Roma.

Alessandro, come sarà rivederti in campo regolarmente?

Matteo Vitale

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