L’anno zero per l’Italia del calcio: quali soluzioni?

L'esonero di Ventura e le dimissioni di Tavecchio, sembrano segnare veramente l'inizio di una nuova epoca nel calcio italiano dopo il mancato ingresso ai mondiali

E’ il 13 novembre 2017 e l’Italia non si qualifica ai Mondiali. Un fatto incredibile, quasi surreale, impensabile visto che l’unico precedente risale al 1958, quando però il torneo intercontinentale era solamente per 16 squadre. Neanche i 72.000 di San Siro sono riusciti a spingere gli Azzurri oltre le difficoltà, oltre la sfortuna, oltre le incomprensioni tra tecnico e squadra ormai impossibili da ignorare. E’ stata una lenta ed insopportabile agonia, quella che è cominciata nel freddo di Solna e terminata tra le mura di amiche di Milano. L’anno zero del calcio italiano inizia al fischio finale di Lahoz, con gli addii in lacrime di Buffon, Barzagli e De Rossi, tre colonne della Nazionale italiana, tre campioni del mondo, tre calciatori che per la maglia azzurra ci hanno sempre messo la faccia, senza mai nascondersi dietro ad alibi o giustificazioni.

Non lo hanno fatto neanche questa volta, quando ormai la frattura tra i ‘senatori‘ e la guida tecnica era diventata insanabile, quando ormai Gian Piero Ventura non aveva più (e chissà se l’ha mai avuta) la giusta convinzione e forza d’animo per portare avanti un qualcosa di così grande, forse addirittura troppo per uno come lui. Al di là di retroscena, sms segreti, malumori, quello che resta ora è una grande delusione per aver perso il Mondiale, una competizione che rappresenta molto di più di un semplice torneo di calcio: è aggregazione, in un paese sempre più caotico e confuso un motivo per essere orgogliosi del nostro tricolore, il periodo in cui abbracciarsi per un gol o per un gesto tecnico è la cosa più bella che ci possa essere e sognare diventa un qualcosa di legittimo.

Fonte: goal.com

Tavecchio e la Figc

Il primo a cadere dopo questa catastrofe sportiva è stato inevitabilmente l’ormai ex commissario tecnico Ventura. E’ il 15 novembre quando Tavecchio annuncia: “Oggi ho parlato con Ventura e gli ho comunicato che non abbiamo più necessità della sua collaborazione”. Ma naturalmente non può bastare, non può pagare solo chi era seduto in panchina, ma anche chi ha compiuto una scelta che da tempo sembrava azzardata ed inadeguata. Ed ecco che quindi dopo qualche resistenza iniziale anche Tavecchio lascia la presidenza delle Federcalcio. Lo fa non nascondendo l’orgoglio per ciò che ha fatto, rivendicando il lavoro nel calcio dilettantistico, i risultati delle nazionali giovanili e l’introduzione del Var.

Ma non basta. Non può bastare, serve qualcosa di nuovo, di diverso per il calcio italiano. E lasciamo da parte gli stranieri, che sono solo una minima parte del problema: l’Italia ha già una legge che restringe l’ingresso di stranieri nel nostro campionato, mentre ad esempio la  virtuosa Germania, una nazione che ha rappresentative altamente competitive a tutti i livelli (anche nel femminile), non pone limitazioni all’entrata dei giocatori in Bundesliga. Inoltre, nel nostro belpaese la percentuale presenza di calciatori non-italiani è in linea, se non in alcuni casi inferiore con quelle delle altre grandi nazionali europee: il nostro 53%, contro il 52,7% in Germania (con campionato a 18 squadre…), il 67,2% in Inghilterra ed il 50% in Francia. I problemi quindi, sono altrove.

Cosa fare per l’Italia del calcio?

Innanzitutto ripartire dai settori giovanili: creare, reperire e destinare fondi a più squadre possibili per avere strutture e personale all’avanguardia che sappia formare nel miglior modo i calciatori del futuro. E’ tempo inoltre, che torni di moda la meritocrazia: gli italiani ci sono, ma molto spesso per motivi assai oscuri e ignobili non sono i più bravi a giocare ad alti livelli. In più, la scelta del commissario tecnico non deve più ricadere su tali o presunti maestri di calcio: serve un profilo esperto, di grande carisma, che sappia selezionare i calciatori e dargli la giusta impronta tattica senza però esagerare. In un calcio sempre più denso di impegni e che ha sempre meno spazio e tempo per le nazionali, è impensabile poter inculcare nella mente dei calciatori idee e dogmi calcistici che hanno bisogno di settimane, mesi, anni di lavoro.

Pensiamo a Sarri e Giampaolo, due allenatori che stanno splendendo nella nostra Serie A: stanno ottenendo i loro massimi risultati rispettivamente al secondo e terzo anno di guida tecnica, con un impegno costante e quotidiano con i loro ragazzi. Pensate sarebbero a loro agio in Nazionale? Difficile pensare di sì. Così come Ventura ha fallito nel momento in cui ha capito di non poter costruire il suo gioco, non poter attuare il suo 4-2-4 e ritrovandosi dopo 2 anni da ct senza aver costruito nulla. Dopo la tabula rasa di questi giorni, ora è vitale scegliere le persone giuste, un mix tra ex calciatori,dirigenti e manager di livello. Tra due anni ci sono gli Europei, la giusta opportunità di riscatto. Lo possiamo e lo sappiamo fare, è nel nostro DNA di sapersi rialzare e reagire anche dopo i colpi più brutti. Altrimenti non saremmo noi, non saremmo italiani.

Alessandro Tagliaboschi

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