Blue Whale, il gioco che istiga al suicidio. La sfida e le sue risposte: itinerario di una leggenda urbana

Il gioco suicida, nato su un social network russo consiste nell'affrontare 50 macabre sfide che sfociano nel suicidio, il web rilancia con la balena rosa e delle piccole strategie di leggerezza

Ieri, sotto pseudonimo, Paola, 14 anni appena compiuti ha postato una frase sui social: “AAA CERCASI – Tutor per il blue whale challenge” – sfida della balena blu.
Il gioco a cui Paola vuole partecipare prende il nome da una leggenda, quella appunto della balena azzura, secondo la quale questo cetaceo in alcuni casi deciderebbe autonomamemte di cercare la morte su una spiaggia, perché, per costituzione, è inadatta alla vita in mare.
La sfida comporta cinquanta “prove”da superare: alcune sembrano apparentemente inoffensive, come disegnare una balena su un foglio o guardare un film durante la notte, altre, invece sfiorano i confini del macabro e dell’inquietante, riferendosi a autolesionismi e ad alienazioni mentali: non parlare con nessuno per ventiquattro ore, disegnare una balena con il coltello sul proprio braccio, guardare video di suicidi, autoinfliggersi tagli in ogni parte del corpo, fino all’ultima tappa: cercare l’edificio più alto della propria città, salire in cima e lasciarsi cadere giù.
Regola generale: condividere ognuno di questi passaggi, compreso l’ultimo, sui social network.

I gruppi della morte

Ed è infatti proprio sui social che Paola, come tanti altri ha conosciuto il gioco e, in alcuni casi, visto i video dei suicidi in diretta, alcuni dei quali, ancora presenti su YouTube, superano le duecentomila visualizzazioni.

Continuare a definirlo “gioco”, a questo punto sembra quantomai inopportuno: è un girone perverso che scrive un finale drammatico. Blue Whale, attualmente, è oggetto di indagini da parte della polizia russa, dove l’horror-game sembra essere nato e dove, in sei mesi, ha portato al suicidio 130 adolescenti. L’invito a togliersi la vita è più che esplicito. Blu Whale, d’altronde, si racconta con le immagini di un treno in avvicinamento e gli slogan “Questo mondo non è per noi” oppure “Siamo figli di una generazione morta”. La maggior parte dei ragazzi caduta nella trappola ha spesso lanciato un messaggio sui social prima di farla finita.

Gli ultimi due casi di suicidio risalgono proprio allo scorso fine settimana: Si tratta di Yulia, 15 anni, e Veronika, 16.
Il Siberian Times riporta che Yula, dopo aver pubblicato la foto di una balena blu, ha scritto “End” sul suo profilo. La sua amica Veronika, dopo una serie di pensieri strazianti, ha lasciato un ultimo “Il senso è perduto… Fine”. La commissione d’inchiesta russa cerca di tracciare una rete attraverso i contatti social dei ragazzi al fine di risalire alle radici ed evitare le possibilità di propaganda. Sembra che le vittime appartenessero agli stessi gruppi on line e a famiglie “normali”, serene.

Ma da dove viene questo olocausto 2.0?

La prima fonte che, cronologicamente, ha investigato sulla vicenda sembra essere la testata russa Novaya Gazeta. Il giornale evoca una storia raccapricciante, la cui origine risalirebbe al novembre 2015.
In un gruppo VKontakte – una specie di Facebook molto popolare in Russia – allora nominato F57, dove costume era pubblicare foto di mutilazioni, omicidi rituali e atti di violenza gratuita, viene pubblicata la foto di un’adolescente, Irina Kambaline. La giovane, quindicenne con problemi familiari e di integrazione sociale aveva deciso di suicidarsi lanciandosi sui binari di una stazione di Mosca, facendosi decapitare da un treno, il tutto era stato filmato e messo in rete venti minuti dopo la sua morte.
Irina sarà la prima vittima di un gioco misterioso che sarà emulato in centinaia di gruppi come #F57, facendo così nascere un vero e proprio culto post-mortem ispirato alla figura di Irina e di chi avesse seguito il suo disumano esempio.

Il dubbio a questo punto resta sul dovere o meno affrontare il fantasma, tentare di sviscerare la problematica di fondo dovunque essa risieda, nella volubilità delle dinamiche familiari o nel esacerbazione polarizzata di un disagio giovanile ormai senza freni e controllo.
L’altra necessità potrebbe essere quella di tacere, al fine di evitare emulazioni ed esaltazioni, in mancanza di quegli strumenti umani quali rispetto e amore incondizionato che ci permettono di affrontare la problematica dalla giusta distanza.

Evitare di parlare di un determinato argomento potrebbe essere un atto coraggioso di vera sfida, la sfida del silenzio, che storicamente ha sempre fatto più paura di tutte le altre, anche della stessa Blue Whale.

Non possiamo certo prevedere l’incontrollabile e anche solo pensare di poterlo fare sarebbe oltremodo una mancanza di rispetto verso coloro i quali, pur nell’attenzione e nel calore familiare, nulla hanno potuto contro l’inevitabile.
Possiamo però cercare di comprendere meglio questo disagio giovanile e quest’incoscienza fatale di chi non ha più appigli, sensazioni en universalmente riconoscibili proprio perché profondamente umane.

Le contromisure che possiamo adottare sono tante, magari per la maggior parte inutili, ma ognuno di noi può tentare un piccolo gesto di comprensione e di solidarietà umana.
Il social network Instagram ha bloccato gli hashtag incriminati, come #f57 e #bluewhale e ha generato un messaggio di risposta automatica che reindirizza a un’associazione anglofona di sostegno e aiuto psicologico.

Un gruppo di giovani francesi invece ha lanciato su Facebook la #pinkwhalechallenge che ripercorre le stesse regole della sfida originale, ma questa volta è basata su piccoli gesti di gioia quotidiana.
Noi, dalla redazione di newsandcoffee le abbiamo tradotte per voi:

GIORNO 1 – Sorridi a qualcuno in strada
GIORNO 2 – Fai un piccolo gesto per qualcun altro.
GIORNO 3 – Rileggi un libro che ti piace
GIORNO 4 – Mangia vegano per un giorno intero
GIORNO 5 – Accarezza un animale
GIORNO 6 – Invia un messaggio a qualcuno a cui vuoi bene
GIORNO 7 – Prenditi cura con un piccolo gesto di un tuo familiare
GIORNO 8 – Guarda il tuo film preferito
GIORNO 9 – Fai un giro in bici
GIORNO 10 – Vai in un posto che ti piace
GIORNO 11 – Vai a dormire con le tende aperte e lasciati svegliare dal sole
GIORNO 12 – Posta qualcosa di carino
GIORNO 13 – Disegna qualcosa che ti piace
GIORNO 14 – Condividi la foto della tua opera d’arte preferita
GIORNO 15 – Stenditi e pensa a qualcosa che ti fa stare bene
GIORNO 16 – Metti i tuoi vestiti preferiti
GIORNO 17 – Mangia le tue caramelle preferite
GIORNO 18 – Parla con qualcuno a caso per strada
GIORNO 19 – Oggi non criticare nessuno
GIORNO 20 – Mangia con qualcuno che non vedi spesso
GIORNO 21 – Fai un complimento
GIORNO 22 – Passa la giornata a prenderti cura di te stesso
GIORNO 23 – Fai una passeggiata
GIORNO 24 – Fai una playlist con le tue canzoni preferite e ascoltala a tutto volume
GIORNO 25 – Dì “ti voglio bene” a qualcuno
GIORNO 26 – Fai ridere i tuoi amici
GIORNO 27 – Guarda il tramonto
GIORNO 28 – Raccogli dei fiori e porgilo a qualcuno
GIORNO 29 – Fatti un sacco di selfie e posta il tuo preferito
GIORNO 30 – Fai una lista di ciò che ti rende felice.

Io da oggi seguirò i trenta giorni di questa sfida e chiunque voglia aggregarsi potrà condividere i suoi post sotto l’hastag #pinkwhalechallenge.

Seguirò l’esempio francese della balena rosa proprio perché, in mezzo alla nostra impotenza e alla nostra contemporanea endemica fragilità, mi piace pensare che ci sia ancora un po’ di spazio per la vita.
Mi piace pensare che questi 130 adolescenti ci donino un’opportunità di resilienza.

Flavia Cavaliere

2 Commenti

  1. Avatar
    Teresa maggio 16, 2017

    Decisamente molto più bello e anche utile il pinkwhalechallenge!!

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  2. Avatar
    Teresa maggio 16, 2017

    Decisamente molto più bello e anche utile il pinkwhalechallenge!!

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