Cambiamento climatico, uno studio americano conferma la responsabilità dell’uomo. Ma non convince Trump

Riscaldamento globale e le colpe dell'uomo. Il presidente Usa rivedrà la sua politica ambientale?

Durante questa torrida estate l’Italia ha dovuto fare i conti con una delle possibili conseguenze del cambiamento climatico: l’assenza di acqua. Ma quali sono le cause e gli effetti del cambiamento climatico?

Il tema si è timidamente affacciato al dibattito internazionale durante gli anni ’70. L’incremento di gas serra nell’atmosfera è la causa principale dell’intensificazione dei fenomeni legati al cambiamento climatico. Il problema è l’aumento dei gas responsabili dell’effetto, primi tra tutti l’anidride carbonica.

Gli esiti sono allarmanti. Più effetto serra significa un aumento della temperatura del pianeta, con un incremento delle ondate di calore e dei periodi di siccità.
Tra le conseguenze più tragiche anche l’incremento delle alluvioni, un aumento del rischio di desertificazione, diminuzione dei ghiaccia, crescita del livello del mare e perdita di biodiversità.

Risale allo scorso mese la notizia dello staccamento di un enorme iceberg in Antartide. Un altro segnale inequivocabile dell’impatto globale del clima che cambia. Eppure c’è chi a tutto oggi fatica ad ammettere che il problema esiste ed è reale.

Resta infatti ancora in attesa di approvazione da parte dell’amministrazione Trump (termine ultimo previsto per il 18 Agosto) lo studio condotto da 13 agenzie governative americane.
La bozza del documento è stata pubblicata dal New York Times e mette in luce il contributo dell’attività umana, in primis le emissioni di gas serra.

Fra le Agenzie americane che devono approvarlo c’è quella per la Protezione dell’Ambiente (Epa), guidata da una delle figure più scettiche sulla questione, Scott Pruitt. ”L’attività umana non è la causa primaria del riscaldamento globale” ha affermato Pruitt. Trump si trova ora nella situazione che uno studio portato avanti dal suo stesso governo contraddice la sua politica ambientale.

In più di un’occasione il Presidente degli Stati Uniti ha definito il riscaldamento globale un concetto “creato da e per i cinesi con l’obiettivo di rendere non competitiva l’industria americana”. Ma l’allarme è evidente, così come lo sono le prove che riconducono gli stravolgimenti climatici all’azione dell’uomo.

La posizione del Presidente statunitense sul tema del resto era stata già resa nota  dalla sua decisione di uscire dall’Accordo di Parigi del 2015 sulla lotta al cambiamento climatico. Il Patto, firmato da 197 Paesi, prevede tra gli obiettivi l’adozione di politiche per ridurre le emissioni di gas serra e contenere l’aumento della temperatura media della Terra al di sotto dei 2°C.
Il dietrofront del secondo inquinatore globale (secondo gli ultimi dati forniti dall’Agenzia americana per la protezione dell’Ambiente) è stato un duro colpo all’efficacia dell’Accordo.

Al G20 che si è da poco concluso ad Amburgo i 19 membri hanno ribadito formalmente il loro impegno a rispettare l’Accordo. Non sono incoraggianti tuttavia le notizie che giungono dalla comunità scientifica. Da decenni i ricercatori ci dicono che le condizioni del pianeta stanno peggiorando e che la quantità di anidride carbonica immessa nell’atmosfera sta aumentando senza sosta.

È un quadro deprimente quello che si presenta oggi, che richiede un intervento immediato e misure radicali per limitare i danni. Nel frattempo il clima continuerà a presentare il suo conto, con l’aumento nella frequenza e nell’intensità di eventi climatici estremi.

 

Federica Antonecchia

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