Catalogna: Puigdemont alla ricerca di un equilibrio

Il leader del partito PDeCAT è volato a Bruxelles alla ricerca di un appoggio europeo

L’indipendenza della Catalogna non sarà un processo semplice e lineare, dipendente unicamente dalla volontà popolare, questo ormai è chiaro anche ai più ingenui tra gli osservatori delle vicende catalane. Da una parte, Madrid non accenna a far diminuire la pressione, destituendo Carles Puigdemont dalla propria carica di Presidente della Generalitat e indicendo nuove elezioni che si terranno – all’interno dell’ambito costituzionale spagnolo, dunque – il 21 di dicembre; dall’altra, lo stesso ex Presidente è volato a Bruxelles dove durante la giornata del 31 ottobre ha tenuto una accorata conferenza stampa alla presenza di un gran numero di cronisti.

La posizione dell’ex Presidente

Puigdemont ha affermato che il suo partito (PDeCAT) è pronto a concorrere per le prossime votazioni e che egli stesso riconoscerà il risultato di queste, sempre a patto che il Governo spagnolo sia sicuro di poter fare lo stesso. Insomma, pur mantenendo la propria posizione sulla dichiarazione di indipendenza, rimanda alla competizione elettorale il compito di stabilire quali saranno i termini dei futuri negoziati, forse nella speranza di ottenere una legittimazione popolare più ampia, forte, coesa e più nettamente di posizioni secessioniste. A proposito della sua posizione di “fuggitivo”, l’ex Presidente della Generalitat ha espresso per mezzo della voce del suo legale Paul Bekaert l’intenzione di non richiedere asilo politico in Belgio, ma di aver scelto Bruxelles come propria meta per sensibilizzare l’Unione Europea sul tema dell’indipendenza catalana. Non tornerà in Spagna finché non vi saranno garanzie di un giusto processo.

La possibilità dell’asilo politico

D’altra parte, le condizioni affinché venga concesso l’asilo politico sono piuttosto restrittive: uno dei requisiti prevede, infatti, la sussistenza di un serio rischio di persecuzione, elemento di cui sembra difficile dare prova in un paese europeo. A partire dalla data in cui venisse avanzata la domanda di asilo politico, il Governo belga avrebbe cinque giorni per decidere, e nel caso respingesse la richiesta, Puigdemont rischierebbe l’arresto e l’estradizione in Spagna. Insomma, l’ex Presidente della Generalitat si trova ora in una zona grigia che gli permette di rimanere in equilibrio sul sottile filo di lana.

Le reazioni al “viaggio” a Bruxelles

Da Madrid le reazioni non si sono fatte attendere, e non sono state tenere: quattordici membri del Governo catalano e sei deputati del Parlamento sono stati chiamati in udienza, e qualora decidessero di non presentarsi davanti ai giudici, rischierebbero l’arresto e una condanna che va dai 15 ai 30 anni. Una magistrata dell’Audencia Nacional, Carmen Lamela, ha inoltre stabilito il pagamento una “garanzia” di 6,2 milioni di euro da versare entro tre giorni nelle casse dello Stato, pena il pignoramento dei beni di Puigdemont e degli altri tredici membri del Govern inquisiti.
L’Unione Europea ha risposto freddamente al tentativo dell’ex Presidente della Generalitat, così come le stesse istituzioni belghe, serrate su una posizione di eloquente silenzio. Mina Andreeva, portavoce della Commissione europea, ha confermato che l’Unione tratterà la “questione catalana” come un fatto domestico, all’interno dei confini spagnoli, e dunque non di propria pertinenza.

Insomma, mentre il Governo spagnolo chiude la pagina ufficiale di Puigdemont nel momento della sua destituzione, sul profilo Twitter del “Presidente della Repubblica catalana” compare un collegamento alla pagina president.exili.eu a dimostrazione di come tutti i proclamati tentativi di aprire un tavolo di dialogo con Madrid siano falliti miseramente. Il braccio di ferro continua, con una moltiplicazione degli attori coinvolti, e quella che inizialmente poteva sembrare una grande festa catalana sta rivelando la propria natura di freddo calcolo politico, a discapito di tutti i cittadini, catalani e spagnoli.

Camilla Eva Trotta

Classe '93, sulla mia tomba scriveranno "Qui giace colei che non era d'accordo".

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