C’era una volta in America: la solitudine raccontata da Sergio Leone

Il 30 Aprile 1989 muore il regista Sergio Leone. Lo ricordiamo con il suo capolavoro, uno dei film che ha fatto la storia del cinema: C'era una volta in America

Ambizioni cieche, passioni violente, incomunicabilità e corruzione, queste le componenti fondamentali di C’era una volta in America (1984), capolavoro indiscusso del genio di Sergio Leone, eletto all’unanimità da critica e pubblico come uno dei più grandi film della storia del cinema.

Eppure, quella di David “Noodles” Aaronson (Robert De Niro) non è altro che una storia di solitudine.

Nato e cresciuto nel quartiere ebraico di NYC, “Noodless”, insieme agli amici “Patsy” (Patrick Goldberg), “Cockeye” (Philip Stein) e “Max” (Maximilian Bercovicz), fonda una gang criminale che “non vuole padroni“, questo è l’inizio della sua lunga carriera di criminale che abbraccerà un quarantennio di storia americana: dagli anni ’20 del Proibizionismo, agli anni ’60 delle rivoluzioni hippie e della guerra in Vietnam.

Sergio Leone aveva meditato a lungo sul soggetto di questo film che conclude la trilogia del tempo iniziata con C’era una volta il West (1968) e Giù la testa (1971), eppure l’ispirazione finale che diede corpo al desiderio sempre presente in lui di un film sull’America dei primi del novecento, gli venne suggerita dalla lettura del romanzo autobiografico The Hoods (1952) di Harry Grey: la reale vicenda di un gangster nell’America del proibizionismo.

Ma quella di David non è soltanto una storia di sangue e malavita organizzata

la sua vicenda è anche quella dell’amore infelice per Deborah Gelly (Elizabeth McGovern) la ballerina di cui s’infatua da ragazzino, spiandola danzare nell’esercizio commerciale dei Gelly. Lei lo rifiuterà a causa della sua vita da teppista e delinquente, seppur a malincuore, e la loro storia d’amore sarà sempre contrastata da un gioco di interessi ad egoismo che avrà il suo tragico epilogo dell’abuso sessuale a cui David la sottoporrà, dopo l’ennesimo rifiuto. La scena che precede lo stupro, avvenuto in macchina, è forse una delle più famose dell’intero film: David, ormai affermato nella malavita americana, affitterà un’intera e sontuosa villa in riva al mare per una notte, con il desiderio di portarvi Deborah per chiederle di sposarlo. Sdraiati sulla spiaggia, David le confesserà il suo amore profondo, quasi come unica ancora di salvezza da opporre alla brutalità del mondo, del suo mondo.

Il Cantico del Cantici di re Salomone, contenuto nella Bibbia, era stato il simbolo del loro amore passionale, quando da ragazzina, durante i loro incontri, Deborah ne leggeva i versi straordinari, pieni di sensualità.
Ed in quel momento, ricordandone le parole, David rinnova la sua promessa di amore eterno:

Per non impazzire dovevi non pensare che fuori c’era il mondo, proprio non pensarci. Dovevi dimenticarlo. Eppure, sai, gli anni passavano, sembrava… che volassero. Strano ma è così quando non fai niente. Ma due cose non riuscivo a togliermi dalla mente: la prima era Dominic, quando prima di morire mi disse “Sono inciampato”. E l’altra eri tu. Tu che mi leggevi il “Cantico dei Cantici”, ricordi? “Oh figlia di principe quanto sono belli i tuoi piedi nei sandali“. Lo sai che leggevo la Bibbia tutte le sere? E tutte le sere io pensavo a te. “Il tuo ombelico è una coppa rotonda dove non manca mai il vino. Il tuo ventre un mucchio di grano circondato da gigli. Le tue mammelle sono grappoli d’uva. Il tuo respiro ha il profumo delicato delle mele.” Nessuno t’amerà mai come ti ho amato io. C’erano momenti disperati che non ne potevo più e allora pensavo a te e mi dicevo: “Deborah esiste, è la fuori, esiste!” E con quello superavo tutto. Capisci ora cosa sei per me? (Noodles)

Ma l’ambizione egoista della donna è tale (quale quella del giovane gangster) da rinunciare all’amore in nome della carriera, proprio in quel momento, comunicando a David la sua immediata partenza, il giorno successivo, per Hollywood. La rabbia sfogherà in cieca violenza da parte del protagonista che manifesterà il suo desiderio frustato di possesso abusando di lei e perdendola per sempre.

Accanto all’amore si afferma anche il tema dell’amicizia: vacillante, complessa, ostacolata da diverse e contraddittorie aspirazioni e desideri, come quella con Max, alterego di David e personaggio fondamentale nella storia.

Sergio Leone intreccia i fili di questa matassa, gioca con il tempo, con continue prolessi e flashback, per ricostruire, man mano, un mosaico complesso e tuttavia mai completamente chiaro, anzi, il regista sottolinea il carattere nebuloso, offuscato, dai contorni incerti della vicenda, attraverso ad esempio molte riprese in cui i personaggi emergono dalla nebbia o dal fumo. Questa atmosfera “oppiacea” ha alimentato la critica che, negli ultimi anni ha avanzato l’ipotesi interpretativa basata sul fatto che l’intera vicenda sia in realtà un unico viaggio nella mente annebbiata del protagonista (la Teoria del sogno).

Il film inizia con la scena di David nascosto in una fumeria d’oppio clandestina e intento a fumare ed è così che si conclude anche la pellicola, con il fermo immagine di “Noodless” emblematicamente sorridente, un sorriso ambiguo, come l’intera vicenda, che conclude una narrazione circolare e claustrofobica. Questa conclusione “ad anello” sostiene la teoria che l’intera storia vada interpretata come un sogno o una fantasia indotta dalla droga, con Noodles che ricorda il suo passato e immagina il suo futuro. Anche il suono insistente, prolungato, dello squillo del telefono all’inizio della storia, sembra suggerire la dimensione irreale e ossessiva delle allucinazioni di David.

Un inizio incerto ed un finale aperto, tra i quali si snoda la storia di una Nazione, attraverso racconti di emarginazione sociale e psicologica, di rivalsa, di amicizia e senso di colpa. Uno sguardo ampio, quello del regista, che abbandona i famosi primi piani che l’hanno reso celebre, costruendo quadri d’insieme dalle cornici sfumate dove si stagliano la storia minore dei personaggi nella storia maggiore dei tempi, in un noir dal sapore psicologico che va ben aldilà della tradizione del cinema “gangster”, sino all’enigma finale.

Credits photo: cinemadelsilenzio.it

 

 

 

 

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

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