Unwashed: non lavarsi (troppo) è tornato di moda

È una scelta che accomuna vip e persone comuni: ridurre il numero di lavaggi e l’uso di detergenti ha origini antiche e tanti possibili benefici per il corpo

A farne discutere di nuovo sono state le dichiarazioni del giornalista Giuseppe Cruciani che si è detto «refrattario all’acqua». Già prima di lui, però, anche lo scrittore e alpinista Mauro Corona aveva ammesso di poter non fare una doccia anche per mesi di fila per rispetto della sua amata natura e della salute della pelle. Facile, si direbbe, per chi sta sempre sulle montagne e non ha molte occasioni mondane: eppure anche personaggi decisamente più modaioli e certo più avvezzi a stare in società come Brad Pitt, Johnny Depp e Colin Farrel sembrerebbero aver rinunciato a docce troppo frequenti, saponi troppo aggressivi, prodotti da bagno eccessivamente profumati e simili. Alla domanda chi sono gli unwashed, insomma, la risposta è tutta qua: persone che, per scelta, rinunciano a lavarsi troppo frequentemente o sperimentano tecniche di lavaggio alternative e un approccio all’igiene più etico di quello tenuto normalmente.

Chi sono e cosa (non) fanno gli unwashed

Non esiste, del resto, una disciplina perfetta a prova di unwashed: ognuno sperimenta il suo personale modo di prendersi cura del corpo senza eccedere con lavaggi, uso di detergenti, eccetera. Così c’è chi riduce il numero di docce fatte a settimana: in genere una sola, ma si può arrivare anche a una ogni due settimane. Chi continua a lavarsi, sì, ma soltanto con l’acqua. Chi dice completamente addio a docce o bagni e si lava solo a pezzi, dando priorità per esempio all’igiene della bocca, delle parti intime o di quelle come le ascelle che potrebbero causare maggiori problemi quanto a odori. E, ancora, chi ha giurato guerra non ai lavaggi in sé ma ai prodotti industriali spesso usati per docce, shampoo e co. e che preferisce affidarsi a rimedi naturali e della nonna. Più che chiedersi, insomma, chi sono gli unwashed varrebbe la pena chiedersi da dove viene questa tendenza a ridurre il volume di lavaggi e pratiche igieniche e quali sono le motivazioni che spingono sempre più persone a scegliere un’alternativa alla classica puntata mattutina in bagno.

Da dove viene la tendenza a lavarsi meno

Quanto alla prima domanda, gli unwashed sono abbastanza d’accordo nel sostenere che lavarsi ogni giorno è più un’imposizione sociale che un vero e proprio bisogno dell’organismo. A inventarsi la routine dell’igiene quotidiana fu, infatti, l’urbanizzazione del diciottesimo Secolo, quando vivere in appartamenti con bagni e servizi privati era un lusso non a portata di tutti. Anche potersi lavare regolarmente, e non certo ogni giorno con bagni o docce che duravano decine di minuti, era considerato un privilegio. Fino agli anni Sessanta poi «facevamo una doccia ogni settimana, e non perché venissimo da una famiglia “sporca”, senza che questo volesse dire terribili odori provenienti dai nostri corpi», scriveva Donnachadh McCarthy in uno dei primi articoli sul Guardian che spiegavano chi sono gli unwashed e le ragioni delle loro scelte. Arrivati a un certo punto, fu il boom industriale, il proliferare di aziende e gruppi internazionali che producevano prodotti da toilette ad aumentare la frequenza di bagni, docce, shampoo e chi più ne ha più ne metta. Se ci si lava troppo spesso, insomma, è  — a detta degli unwashed— anche a causa delle lobby dell’industria dei detergenti.

Perché si sceglie di diventare unwashed

Non a caso, come si accennava, chi sceglie di ridurre il numero di lavaggi lo fa innanzitutto per una questione etica. Quello che non si considera spesso è, infatti, che per una doccia veloce di dieci minuti si consumano circa 50 litri d’acqua (per un bagno 80 e per una doccia più lunga circa 150) e che una normale famiglia di quattro persone, in questo modo, consuma almeno 200 litri d’acqua ogni giorno e solo per le docce. Il tutto senza contare l’impatto a livello di consumo di energia, l’inquinamento e l’utilizzo di prodotti che contengono sostanze dannose per l’ambiente. Le più comuni pratiche igieniche, in altre parole, sono meno pulite di quanto si immagina: per questo gli unwashed considerano la loro come una scelta a servizio della collettività. A questo, si possono aggiungere motivazioni legate all’appartenenza a una cultura vegan o raw, per esempio: in questo caso quello che viene contestato maggiormente è l’impiego per la produzione dei prodotti da bagno di sostanze di derivazione animale o, peggio ancora, i test di laboratorio condotti su esseri viventi. Per questo gli unwashed di questo tipo, in genere, non rifuggono i lavaggi in sé, ma li fanno solo con acqua o con prodotti naturali e ricavati da polveri, resine, oli essenziali, eccetera.

Ci sono benefici nel lavarsi meno?

Una volta capito insomma chi sono gli unwashed e perché lo fanno, vale la pena chiedersi se ci sia un qualche beneficio in una scelta simile. Le opinioni mediche sono controverse e, di certo, ci sono fattori logistici non trascurabili: le conseguenze del non lavarsi potrebbero farsi sentire in maniera non indifferente ed essere incompatibili con una vita familiare, sociale e lavorativa particolarmente attiva. È altrettanto innegabile, però, che ridurre per lo meno il numero di lavaggi o l’uso di detergenti aggressivi fa bene soprattutto alla pelle. Non a caso ci sono pediatri che sconsigliano caldamente di lavare ogni giorno il bebè perché l’esposizione a sporco e batteri fa in modo di ridurre la sensibilità dermatologica e previene condizioni come l’eczema. E ci sono dermatologi che invitano ad accorciare il tempo di permanenza sotto la doccia per evitare di rimuovere quella sorta di olio protettivo normalmente prodotto dal nostro organismo e che fa da barriera contro batteri e agenti esterni.

Virginia Dara

Ha sempre più parole di quelle che dice: è la descrizione migliore che abbiano mai potuto fare di me. Sarà perché tutto quello che non dico lo scrivo, da quando ero piccolissima e credevo di voler fare la giornalista e invece forse volevo solo fare la giornalaia. Così, in Rete mi trovate scrivere di comunicazione e di digitale (per lavoro), di libri (per passione) e di varie ed eventuali (un po' per necessità). Quando non scrivo leggo: qualsiasi cosa, dai bugiardini dei farmaci alle etichette delle bottiglie, tranne i gialli. Quando non leggo probabilmente sto pensando al mare: sono pur sempre un'isolana.

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