Chiara Ferragni, da oggi pensa a tuo figlio prima di postare

Essere la mamma più famosa di Instagram è una scelta; esserne il figlio d'arte, no. Ecco perché la sicurezza di Leone è a rischio

Benvenuto Leone Lucia. È al mondo da pochi giorni, eppure il figlio della fashion blogger Chiara Ferragni e del compagno Fedez è già una star. Lo era già da prima di nascere, in realtà: venire alla luce è stato semplicemente il suo primo spettacolo nel ruolo di protagonista – prima di iniziare a parlare, a camminare, prima ancora di riuscire ad aprire completamente gli occhi.

D’altra parte, con due genitori che vivono grazie a Instagram, sarebbe stato difficile aspettarsi qualcosa di diverso. Che ne siano consapevoli o meno, Chiara Ferragni e Fedez sono due esteti nel vero senso della parola: due che insomma hanno fatto “della propria vita un capolavoro” (dell’arte? Forse; di sicuro del marketing). Dalla proposta di matrimonio durante la tappa di Verona del J-Ax&Fedez Tour 2017, scenografica e chiaramente “instagrammabile”, alla gravidanza seguita passo dopo passo, giorno dopo giorno, senza fermarsi neanche quando un’ecografia un po’ preoccupante ha spaventato i due futuri genitori.

Stavolta però non si tratta più solo di loro. C’è una terza persona di mezzo, un essere ancora in fasce con tutta la vita davanti. Vita che, però, sembra già essere stata programmata. Lo “sharenting” (anglicismo formato dalla crasi tra le parole “sharing”, condividere, e “parent”, genitore), è un fenomeno dalle conseguenze molto più estese di quanto possa sembrare. Gli studi al riguardo sono ancora incompleti, proprio a causa della difficoltà nel reperire i dati necessari – per i quali sarà necessario attendere che i bambini sovraesposti di oggi crescano fino a diventare adulti  di domani, potenzialmente desiderosi di veder rimosse le proprie immagini e i propri dati dai social network. Stacey Steinberg, dell’University of Florida, è tra le pioniere del campo: il suo studio, pubblicato nel 2017, analizza il modo in cui la condivisione (in buona fede) di immagini o dati sensibili da parte di genitori entusiasti possa ledere il diritto alla privacy dei figli, nel momento in cui questi ultimi non sono nella condizione di scegliere o meno di finire nel mare del web. Steinberg pone in luce sia i rischi di tale sovraesposizione (ci vuole poco, ad esempio, per ritrovare la foto del primo bagnetto, pubblicata in buona fede su Facebook, sui siti più frequentati da pedofili), sia la necessità di trovare un compromesso tra i diritti genitoriali, quelli riguardanti la libertà di espressione del singolo e, dall’altro lato, il diritto alla privacy dei minori. Un campo ancora tutto da esplorare, dunque, ma non è detto che i vip non possano contribuire a sensibilizzare le masse al riguardo. Peccato che, invece, sotto i riflettori sembrino trovarsi solo esempi in negativo.

A poche ore di vita, il piccolo Leone non ha potuto provare neanche per un attimo la sensazione di essere totalmente scevro da qualsiasi compromesso tra vita privata e luce dei riflettori. Non che sia una colpa dei soli Fedez e Ferragni: la tendenza a rendere pubbliche immagini di terzi che forse, in futuro, potrebbero rimpiangerla, è sempre più comune. Sappiamo ogni minimo dettaglio anche della piccola Grace, la figlia della make up artist Clio Zammatteo – tanto per citare un’altra italiana con base negli USA. Senza dimenticare che generalmente la mela non cade mai troppo lontano dall’albero, è il principio stesso di questa ultima tendenza ad essere pericoloso. La generazione che sta dando alla luce figli in questi anni è la stessa che ha assistito per prima all’avvento dei social network: la consapevolezza dei relativi rischi è arrivata solo dopo, quando ormai i nostri dati e le nostre foto erano già entrati a far parte di un patrimonio alla mercé di entità (più o meno) indefinite. Eppure è arrivata, come ha dimostrato il caso Cambridge Analytica. Con quale scelleratezza allora è possibile che determinati contenuti sensibili (anzitutto immagini di bambini in fasce) vengano ancora pubblicati?

Non è questione di differenza tra la vita dei personaggi pubblici e quella di privati cittadini. Fino a quando i social non esistevano e le uniche finestre sulle vite dei vip erano quelle fornite dalle riviste di gossip, la tutela dei minori è sempre stata prioritaria. Con Facebook e Instagram, al contrario, il concetto fatica a imporsi tra i comuni cittadini e, di riflesso, anche i personaggi dello star system vanno meno per il sottile. Era il bello dei social, no?, con i vip che pubblicano piccoli scorci di vita quotidiana esattamente come noi, persone ordinarie.

Il problema è che, siano o i genitori vip o meno, i bambini sono tutti uguali, almeno nel momento in cui vengono al mondo. Leone Lucia merita la stessa tutela di qualunque altro bambino non solo per vivere protetto dai pericoli del web, ma anche per poter sviluppare in totale libertà lati del proprio carattere, qualità della propria indole e, insomma, di crescere come persona.

Liliana Farello

Aquilana, classe '93, attualmente studio Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma. Nel mio futuro mi piacerebbe vedere cosa c'è dall'altra parte del mondo, ci sto lavorando.

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