Chris Cornell, Say Hello To Heaven

A 52 anni è morto il cantante dei Soundgarden, la voce più potente del grunge.

C’era una volta il grunge. C’erano una volta i maledetti del rock, quelli che si vestivano male. Trasandati: questa, più o meno, è l’etimologia della parola che ha battezzato un genere musicale che ha visto la sua alba a Seattle sul finire degli anni ottanta, ma che ha avuto la propria consacrazione planetaria nei Ninenties. Un film di culto ha segnato quella genesi, Singles di Cameron Crowe datato 1992: una storia come tante, l’intreccio degli amori giovanili di un gruppo di ragazzi, molti dei quali abitano nello stesso condominio. A Seattle, ovviamente.

C’è una foto che, più di ogni altra parola, descrive chiaramente cos’è stato il grunge, cos’era la scena musicale di Seattle e chi ne erano i protagonisti: è stata scattata proprio sul set del film Singles.

Chris Cornell, Jeff Ament, Matt Dillon, Layne Staley e Cameron Crowe on set of ‘Singles.’ Credit: Warner Bros. Entertainment Inc.

Soundgarden, Pearl Jam, Alice in Chains: i tre gruppi cardine della scena di Seattle, oltre ai Nirvana di Kurt Cobain che non hanno preso parte al progetto di Cameron Crowe, tutti insieme a fare le comparse in un film ambientato nella loro città. Tutti insieme a raccontare una generazione.
Ed ecco Chris Cornell, con la sua fluente chioma e i suoi occhi verdi che sapevano ipnotizzare. Sapevano: perché oggi Chris è morto, all’età di 52 anni in circostanza misteriose a Detroit, dopo un concerto con la sua storica band, i Soundgarden.

Soundgarden e Temple of the Dog

Nel 1990 Chris Cornell prende parte al progetto Temple of the Dog, un supergruppo formato da membri dei Soundgarden e di quelli che diventeranno i Pearl Jam. Due canzoni su tutte spiccano dall’album che porta lo stesso nome della band, uscito nel 1991: Hunger Strike, in cui Cornell duetta con Eddie VedderSay Hello 2 Heaven, nella grafia originale del titolo. Questo pezzo, in particolare, fu scritto da Chris in occasione della morte per overdose di eroina del suo amico e compagno di stanza Andy Wood, cantante dei Mother Love Bone, altra band seminale della scena di Seattle.


Due album più degli altri hanno segnato l’esplosione dei SoundgardenBadmotorfinger del 1991 e, soprattutto, quel Superunknow del 1994 che ha messo ancora più in luce la potenza vocale di Cornell, capace di acuti incredibili. Black Hole Sun diventa la canzone simbolo della band che scala le classifiche mondiali e si ritaglia il suo posto come gruppo grunge di ispirazione metal.

Gli Audioslave (credits: fanart.tv)

La carriera solista e gli Audioslave

Dopo lo scioglimento dei Soundgarden nel 1997, Chris tenta la strada della carriera solista, che lo porta anche a produzioni controverse e contestate dai fans della prima ora, quando decide di tentare anche la strada della musica elettro-pop e dance-pop. Nel 2001 si unisce agli ex membri dei Rage Against the Machine, che hanno perso la loro voce storica  Zack De La Rocha, per dar vita agli Audioslave, con i quali produce tre album fino al 2007, quando lascia la band che si scioglie di conseguenza.

Chris Cornell e il ritorno dei Soundgarden

Nel 2010 l’annuncio che i fans attendevano da troppi anni: i Soundgarden tornano insieme, con il batterista Matt Cameron che si dividerà tra la sua storica band e i Pearl Jam, dei quali è ormai diventato un membro effettivo. Nel 2012 esce King Animal, il sesto album della band. L’ultimo.

Collaborazioni varie, colonne sonore, altri album da solista: gli ultimi anni di Chris Cornell sono densi di produzioni, di musica e concerti: fino all’ultima esibizione del 17 maggio al Fox Theatre di Detroit. Nella notte, Cornell perde la vita in circostanze misteriose: nelle ultime ore si è sparsa la voce di un possibile suicidio. Solo voci, solo ipotesi.

L’unica certezza che abbiamo è che il mondo della musica ha perso un altro protagonista, che una generazione intera sta piangendo la voce che le ha fatto da colonna sonora negli anni più belli. E che niente e nessuno potrà, però, cancellare quello che Chris Cornell ha fatto, quelle canzoni che sono e resteranno parte di noi e della nostra vita. Come quelle parole che, lette oggi, sembrano quasi profetiche, scritte per Andy Wood:

Lei sa che l’amore guarisce tutte le ferite col tempo
Adesso sembra che anche il troppo amore
Non sia abbastanza, devi cercare
Un’altra strada perché questa
Non ha uscita, salutami il paradiso.

Salutaci il paradiso, Chris!

Emanuele Giulianelli

 

Emanuele Giulianelli

2 Commenti

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    Giuliano maggio 18, 2017

    Una carriera fatta di strade musicali a volte differenti ma caratterizzate sempre da grande intensità, carattere e sentimento. Quest’ultimo a volte fin troppo malinconico e tormentato ma il grunge non è stato anche questo??!
    L’unicità della sua voce e la forza carismatica di Chris mancheranno a tutto il mondo musicale!

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      Emanuele Giulianelli maggio 18, 2017

      Concordo pienamente.
      La grandezza del grunge è stata anche riuscire a essere sfuggevole rispetto a caratterizzazioni troppo schematiche. Ok la camicia di flanella, ma oltre quel tratto comune, cosa accomunava band così diverse come Nirvana, Pearl Jam​, Soundgarden, Alice in Chains ecc? Il sentimento, quella vena malinconica e ribelle, quasi sofferta.

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