Cioccolato, il cibo degli Dei che fa bene agli uomini

Storia, benefici e consigli d'uso sull'alimento più amato del pianeta

Cioccolato. Basta pronunciarlo per sorridere. Basta pronunciarlo per accorgersi che sì, la salivazione sta aumentando e che stai viaggiando col pilota automatico verso la cassaforte della maggior parte delle gioie: la dispensa. Ma, se la vita ci ha insegnato qualcosa, sappiamo bene che la felicità è effimera e che il viaggio di ritorno da quel posto magico in cucina, sarà una vera e propria Odissea. E allora la bilancia interpreterà Calipso, la cellulite sarà Polifemo e il peso forma Penelope ad attendere invano il nostro ritorno. Perché sì, automaticamente il nostro cervello andrà a valutare i pro e i contro e con estremo rammarico, alla fine della storia, i piatti non saranno affatto bilanciati. E bilanciati non lo sono da circa quattromila anni.

Ma come nasce il cioccolato?

Nel 1500 a.C. furono gli Olmechi, una civiltà precolombiana, a scoprire, inoltrandosi a caccia nei boschi dell’Amazzonia, questa pianta che chiamarono “Kakawa”. La storia del moderno cioccolato, passata per la parola “Xocoatl”, è di lì in poi studiata, adorata, appresa. Maya e Aztechi utilizzarono il cioccolato come moneta di scambio. Ma l’anno fortunato dell’Europa fu il 1502, anno in cui il colonizzatore Hernàn Cortès, introdusse nel nostro continente le bevande a base di cacao apprezzate grazie alle tribù indigene locali. Come sempre, da sempre e per sempre, la critica si divise: il cioccolato fu considerato il cibo degli Dei, ma anche un peccato eretico. Nulla, tuttavia, risolve queste annose questioni come la scienza, che intervenne elevando il cioccolato a toccasana per la milza e per lo stomaco, oltre che per il cervello e l’umore. Le vere valenze scientifiche passarono però in secondo piano e il cioccolato venne preparato per quello che è oggi principalmente: un semplice alimento.
Elitario, squisito e benefico il cibo degli Dei conquistò le tavole della gran parte della popolazione, fino a trasformarsi in Belgio nella prima barretta di cioccolato nel 1900. Una semplice sinfonia d’apertura che ha portato alla creazione di leccornie di ogni tipo a base di cacao, così come alla trasformazione del cioccolato stesso che oggi apprezziamo nelle sue più note versioni: fondente, bianco, al latte, nocciola, gianduia. Tutto quello che vien dopo è storia, conosciuta e assaggiata.

Benefici e proprietà del Theobroma

Era chiamato dai botanici “Theobroma”, letteralmente “cibo degli Dei”. Studi scientifici e test applicati dimostrano che non si riferissero solo al sapore divino del cacao. Sapore divino ed elevato apporto calorico sono infatti le due costanti del cioccolato, che possono essere solo equilibrate dai fattori quantità/qualità. Analisi dei principi attivi e degli effetti sull’uomo, hanno infatti dimostrato che il vero alleato in una dieta corretta e bilanciata è il cioccolato fondente: no nocciole, no coloranti, no varianti iper zuccherate e artificiali. Il fondente puro è infatti ricco di sali minerali utili all’organismo, come potassio, ferro, magnesio, fosforo, calcio.
Fondamentale è il fatto che il cioccolato così acquisito doni al nostro corpo la giusta quantità di acido oleico, grasso monoinsaturo utile a proteggere il muscolo cardiaco, diminuendo l’ipertensione anche grazie alla sua azione vasodilatatrice. Ricchissimo di polifenoli, flavonoidi, e di altre musicali parole che sentiamo nella pubblicità del Vivin C, tarda l’invecchiamento e protegge dai radicali liberi. E per finire? Il motivo per cui lo regaliamo a San Valentino o il motivo per cui lo si dà in pasto alle docili fanciulle nei loro “periodi no mensili”: il cioccolato contiene feniletilamina, un neurotrasmettitore che viene sintetizzato dal nostro cervello quando siamo innamorati. Il risultato è che un quadratino di dolcezza al giorno funziona da antidepressivo naturale e favorisce la concentrazione. Il colpo di grazia è dato poi dal fatto che il cioccolato ci permette di sintetizzare la serotonina, nota per essere l’”ormone del buonumore”, regalandoci quel senso di benessere tipicamente successivo anche a una pinta di lager. L’imperativo resta uno solo: dosare le quantità. Poco più di cinque grammi al giorno, preferibilmente nella prima metà della giornata e quasi obbligatori se si pratica attività sportiva intensa, possono donare la giusta carica e la mezzaluna sul volto per affrontare qualsiasi difficoltà.
Bastano cinque grammi al giorno per sentirsi felici come quegli Dei tanto generosi da donare il segreto della felicità sotto forma di chicchi.

Anita Casalino

Esaurita e spettinata, nella frenetica voglia di votare la vita intera alla "passione". Laureanda in Scienze Investigative, pallavolista, web writer: amo tutto quello che faccio, perché il resto l'ho eliminato.

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