Cittadinanza digitale: tra diritti e doveri

Fatta la riforma ora bisogna fare l'amministrazione digitale

La cittadinanza digitale dovrebbe essere implicitamente inclusa nel concetto più generale di cittadinanza. Infatti, se la cittadinanza è l’insieme di diritti “classici” come quelli politici, sociali ed economici, quella digitale aggiunge a questi anche diritti di nuova generazione, come i diritti digitali. In parte si tratta di una digitalizzazione di diritti preesistenti, come l’accesso ai servizi digitali che prima venivano comunque garantiti in versione analogica, in parte, invece, si tratta di diritti nuovi, come il diritto di accesso a internet.

In Italia, questa evoluzione della cittadinanza non è stata automatica e, anzi, spesso ancora fatica ad emergere l’importanza del digitale nelle vite di cittadini e imprese.

Uno dei compiti dell’amministrazione è rimuovere gli ostacoli che impediscono ai cittadini e alle imprese di poter esercitare i propri diritti digitali pienamente e liberamente. Non a caso, infatti, la recente riforma della pubblica amministrazione  – nota come legge Madia –  si apre proprio con un articolo intitolato “Carta della Cittadinanza digitale”, che contiene le deleghe, esercitate dal Governo, in materia di accesso ai dati e ai documenti in possesso delle amministrazioni (FOIA) e di riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), due novità che sono completate da diverse azioni, come SPID, il sistema unico di identificazione digitale dei cittadini attraverso un unico pin da usare per accedere a tutti i servizi online delle amministrazioni, oppure l’Anagrafe Unica digitale che consiste nella fusione di tutti i dati dei cittadini in un unico database. Ma il significato più profondo della scelta di aprire la legge di delega con la cittadinanza digitale va oltre anche le singole azioni, rispecchia, infatti, la volontà di fare del digitale il driver di tutta la riforma e quindi dell’amministrazione stessa.

La riforma Madia ha concluso il suo iter legislativo ed è ormai giunta alla tappa più significativa per i suoi destinatari: l’attuazione. Questa fase che generalmente avviene a riflettori spenti, a differenza di quella di progettazione e scrittura della legge, è tanto delicata quanto cruciale perché di una politica pubblica può decretare successo e insuccesso. I cittadini e le imprese lo sanno bene, perché hanno più volte provato sulla loro pelle l’ ”effetto slogan” di riforme che poi non hanno mai preso vita oltre il testo della norma.

Solo se le amministrazioni, a tutti i livelli di governo, risponderanno positivamente alle novità, predisponendo le misure organizzative e i piani di azione necessari e se cittadini e imprese aumenteranno il loro livello di domanda di innovazione, lavorando tutti per diffondere cultura, formazione e consapevolezza dell’importanza del digitale, allora forse qualche passo in più verso una vera cittadinanza digitale lo faremo anche noi.

Perché la Cittadinanza implica l’esistenza di diritti, ma anche di doveri, per tutti.

Erika Munno

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