Kurt Cobain: tra empatia ed eccessi

Kurt Cobain era un colosso emotivo troppo intricato per essere spiegato a parole. Volete sapere chi fosse quell'uomo? Chiudete tutto quello che vi possa distrarre e ascoltate

Tutti conosciamo il simbolo, la leggenda. Lo smile dei Nirvana si ripresenta periodicamente e, con esso, le generazioni più giovani tornano a scoprire la musica che ha reso famosa la band americana. Tra gli esponenti più famosi del movimento Grunge, i Nirvana sono diventati la voce di un’intera generazione. Simbolo di quel mondo afflitto dall’apatia e dal disinteresse per e verso i giovani, era Kurt Cobain, frontman e chitarrista del gruppo.

Cobain è senza dubbio un artista che ha fatto molto parlare di sé, sopratutto riguardo la sua tragica fine. Kurt Cobain era di sicuro un individuo estremamente empatico che metteva molto di se stesso nei testi che scriveva per i Nirvana. Sarà stato forse quello il motivo per il quale ancora oggi molte delle canzoni emerse dalla penna del cantante vengono ancora ascoltate e amate? Quello che sappiamo, grazie anche ai frammenti dei suoi diari, è che Kurt era una persona dalla profonda sensibilità che voleva scoprirsi con la gente che gli stava intorno.

“Non leggere il mio diario quando non ci sono.

Ok, adesso vado a lavorare. Quando ti svegli stamattina, leggi pure il mio diario. Fruga tra le mie cose e scopri come sono fatto”.

Per quanto il contrasto delle due frasi possa provocare un sorriso al lettore, da esse si evincono appunto, non solo il desiderio di farsi conoscere a pieno, ma anche la paura nel farlo. Il senso di insicurezza e inadeguatezza ha accompagnato il musicista lungo tutto l’arco della sua vita. Che fosse proprio quel senso di disagio, causato probabilmente dalla sua situazione familiare, ad averlo portato a vivere tutti quegli eccessi? Molti attribuiscono la degenerazione del suo comportamento anche alla somministrazione di Ritalin, che gli venne prescritto quando in tenera età venne etichettato come iperattivo dai medici. Il farmaco gli provocò un disturbo del sonno che lo teneva sveglio fino al mattino e gravi cali di attenzione durante la giornata. Negli ultimi anni è stato reso noto che il farmaco, preso in età scolare e prescolare, possa provocare disturbi psichici e possibili dipendenze da stupefacenti, manifesti in tarda adolescenza e oltre. La musica, fin dall’infanzia, fu una valvola di sfogo e di evasione per Cobain. Troviamo, infatti, un primo approccio a questa già all’età di due anni. Crescendo si appassionò anche al disegno e alla pittura, tanto da volerlo rendere un futuro lavoro. Essa, comunque, resto a far parte della vita del cantante nonostante, egli, decise di dedicarsi più alla musica. All’inizio della sua carriera da musicista, Kurt amava suonare, infatti, al riguardo nei suoi diari scrive:

[…] al di là della sicurezza economica non è che sia la professione più assennata. Uno dei problemi principali è che mi sento valutato a tutte le ore del giorno, far parte di un gruppo è un lavoro impegnativo e la fama in sé non lo compensa  a meno che uno non ami suonare quanto me. Dio quanto amo suonare dal vivo, è la forma più primordiale di scambio d’energia con gli altri, a parte fare sesso”

Col passare del tempo però, la musica non fu più abbastanza per sorreggere il peso del mondo e, soprattutto, dei mass media e Kurt Cobain cominciò a cercare forme di evasione dal mondo più estreme che, successivamente lo porteranno ad entrare a far parte del club 27 nel 1994. La sua fine, però, non fu la fine. La leggenda del portabandiera della generazione X rimane ancorata nel cuore di tutti quelli che hanno vissuto quel periodo e a tutti gli appassionati di musica.

“Sfigati del mondo, unitevi”, così riporta una delle sue citazioni. Proprio lui che non lo aveva chiesto e non voleva esserlo era diventato la voce di un popolo. Il popolo dei giovani, quelli apatici, quelli sottovalutati, quelli che dovevano sfogarsi per non arrivare a sparare sulla folla. Tutti ascoltavano Kurt suonare e vedevano qualcosa. A nessuno importava cosa fosse. Le persone a cui il frontman dei Nirvana ha donato di più, però, sono sicuramente quelle con cui ha condiviso la sua grande passione. Krist Novoselic, bassista della bans, lo ricorda con queste parole:

Ricordiamo Kurt per quel che era: attento, generoso e dolce. La sua musica rimarrà con noi. L’avremo per sempre. Kurt aveva un’etica rispetto ai fan radicata nella mentalità punk: nessun gruppo è speciale, nessun musicista è un re. Se hai una chitarra e tanta anima allora dacci dentro e fallo sul serio, sei tu la superstar… Era a questo livello che Kurt ci parlava, nel nostro cuore. E sarà qui che resterà la sua musica, per sempre.”

Kurt Cobain, però, era un colosso emotivo troppo intricato per essere spiegato a parole. Nessuno può veramente dire chi fosse, se non se stesso. Volete sapere chi fosse quell’uomo? Chiudete la perennemente aperta pagina di Facebook, chiudete tutto quello che vi possa distrarre e ascoltate “You know You’re right”, ascoltate “Somethings in the way”, ascoltate l’album “In Utero” e sentirete chi era davvero Kurt Cobain.

“È meglio ardere in un’unica fiamma piuttosto che spegnersi lentamente”

Mario Rotolo

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