Corea del Nord, per Trump e Kim Jong-un è il momento giusto

Dopo mesi di gelo e provocazioni, una stretta di mano e l'inizio di un nuovo percorso di pace potrebbero essere il nuovo futuro della Corea

Se ci fossero gli Oscar della diplomazia, sarebbe piuttosto difficile assegnare quello al miglior protagonista. La diatriba, si fa per dire, fra leader delle scene internazionali da mesi, sembra oggi dissolta da una stretta di mano. Stretta di mano storica, di quelle che tra qualche anno vedremo sui libri di storia, quella fra Donald Trump e Kim Jong-un. Il vertice di Singapore è stato un mix di colpi di scena tali per cui una stretta di mano di tredici secondi può essere davvero immortalata come un capitolo di storia, soprattutto per la Corea.

Disgelo

Veloce, rapido, indolore. È questo l’incontro fra i due leader che sembrano aver deposto le armi dell’arroganza e della sfida continue e aspre degli ultimi mesi e aver lasciato posto al buonsenso della sopravvivenza. La Corea del Nord “godeva” di un isolamento diventato ormai pesante e asfissiante: si parla non solo di un isolamento culturale e intellettuale, ma di perdite gravi a livello di entrate economiche, una chiusura dei rubinetti decisamente costrittiva e punitiva imposta dagli americani e appoggiata dall’Occidente e non solo. La rabbia e l’orgoglio insomma sono stati messi da parte forse momentaneamente, forse per sempre.

Dietro le quinte

Se però Donald e Kim verranno immortalati e ricordati per molto tempo, non si può dire lo stesso dei veri protagonisti di questa impresa, come sempre dietro le quinte. Già perché ad aver collaborato, tastato il terreno e consigliato Trump c’è Mike Pompeo, l’uomo novus che ha dato una forte spinta di apertura alla politica estera di Trump. E per Kim sembra stata di forte impatto l’influenza della sorella immortalata dalla Storia in occasione della visita in Corea del Sud per le Olimpiadi invernali. Un gioco calcolato insomma che non ha lasciato grande spazio all’improvvisazione ma che ora necessita di pedine più importanti per proseguire con successo.

Punto focale

Al momento, dopo l’ottimismo iniziale, i dubbi sull’operazione tutta si stanno concretizzando. Non è certo la fine di un incubo, perchè il comunicato firmato dalla Corea del Nord e gli Stati Uniti è piuttosto fumoso. Contrariamente a quanto pensa Trump, i trattati di pace non sono certo la cosa più semplice da realizzare. Importante sarà monitorare la denuclearizzazione del Paese che non può basarsi solamente sulla stretta di mano di due presidenti. Tale operazione secondo gli esperti potrebbe durare dai 5 ai 10 anni e non è certo che il Paese sopravviva alle sanzioni cosí durature. Già, perché al momento Pompeo è stato chiaro: le sanzioni rimangono fino alla denuclearizzazione completa.

La linea del trentottesimo parallelo fu delineata dal giovane ufficiale americano Dean Rusk su una cartina del National Geographic che divideva la Corea in due come il muro di Berlino. Era il 1945, è passata molta acqua sotto ai ponti e gli americani spesso di sono dimenticati di questa terra lontana. Nelle due Coree la divisione non è più soltanto fisica ma anche e soprattutto psicologica, dettata da anni di storia, guerre e propaganda. Ecco perché sperare nella buona riuscita dell’operazione di pace vorrebbe dire creare una nuova Corea, cancellando un passato fatto di orrori e odio.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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