Cosa dice il “Contratto di Governo” in materia di giustizia e sicurezza

Più agenti, pene più severe, carceri nuovi, videocamere come strumento di tutela e di controllo: è il 1984?

Forse ci siamo: i due leader del MoVimento 5 Stelle e della Lega si sono riuniti in questi giorni, apparentemente interminabili, per trovare la quadratura del cerchio e cercare di formare un governo, finalmente. Dopo più di cinquanta giorni di stallo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno deciso – con il benestare di Silvio Berlusconi – di sedersi al medesimo tavolo e discutere le basi di quello che potrebbe essere il prossimo esecutivo. Per fare ciò, hanno stilato un documento con tutti i crismi notarili, pubblicato da HuffPost e ripreso poi da tutte le testate più importanti, che sarà ora sottoposto all’approvazione degli elettori pentastellati e del Carroccio.

In questo “Contratto di governo” vi sono alcuni punti molto interessanti, come la creazione di un Comitato di Conciliazione, un organo composto dal Presidente del Consiglio, dai capi dei due partiti, dai capigruppo di Camera e Senato e dai Ministri competenti, delibererà a maggioranza di due terzi e si occuperà di dirimere tutte quelle controversie che possano sorgere all’interno della maggioranza di governo. Insomma, sarà un organo parallelo al Consiglio dei Ministri e con funzioni politiche pressoché identiche, salvo restare ai margini del meccanismo di “bilanciamento reciproco dei poteri” assicurato dalla nostra Costituzione attraverso i procedimenti istituzionali e garante di democraticità.

Altro aspetto di grande rilevanza è la giustizia, a cui, nel “Contratto”, vengono dedicate quattro pagine abbondanti (una quantità decisamente superiore alla media degli altri argomenti). In linea con le campagne elettorali dei due leader e, dunque, in linea con le aspettative dell’elettorato, da questo matrimonio è nato un progetto di riforma della giustizia che cavalca l’ondata di populismo. Al centro di questo disegno, l’idea che una giustizia più giusta si ottenga con l’inasprimento delle pene, con la limitazione delle pene alternative, insomma, operando un’inversione di tendenza rispetto alle teorie che mettono al centro del sistema penale il detenuto e il reintegro all’interno della società, più che la punizione. Per rispondere alle richieste di maggior severità e di certezza della pena, si propone nel “Contratto” di rendere più duro ed efficace il regime 41 bis, di aumentare il personale di Polizia Penitenziaria e di dare uno slancio anche all’edilizia penitenziaria, creando nuove strutture capaci di accogliere un maggior numero di carcerati.

Altresì, si propone di eliminare tutti i provvedimenti adottati dalla precedente legislatura per limitare l’uso delle intercettazioni e si suggerisce di implementare la cyber security installando, ad esempio, telecamere nelle scuole per combattere il cyberbullismo. Resta da capire, come fa notare Motherboard, in che termini sia declinata qui la cyber security e soprattutto in che modo verrebbero gestiti i filmati di “sorveglianza” raccolti nelle scuole, dal momento che a una lettura superficiale i due elementi sembrerebbero antitetici. In ogni modo, sebbene la CODACONS abbia dato il proprio entusiastico appoggio, i sindacati hanno risposto tiepidamente a questa proposta.

Anche il tema della sicurezza appare centrale in termini quantitativi all’interno del “Contratto”: il progetto che emerge dal testo vuole un aumento della sorveglianza, un processo di assunzioni nelle forze dell’ordine e l’ampliamento della normativa riguardo alle armi, che includerebbe anche strumenti nuovi come i teaser o key defender. L’aumento della sorveglianza riguarderà da vicino anche gli stessi agenti, che porteranno una videocamera sulla divisa “sotto il controllo e la direzione del Garante della Privacy”.

Insomma, gli autori del “Contratto di governo” sembrano avere un’idea molto precisa sul come fare uso delle nuove tecnologie e su come ottimizzare il rapporto costi/efficacia nella riforma della sicurezza e della giustizia. Eppure, le conseguenze di queste scelte appaiono alquanto vaghe, come se si stesse ancora percorrendo il cammino delle promesse elettorali: è ora di verificare l’effettiva applicabilità di queste riforme, tanto in termini economici, quanto in termini di tutela dei diritti e valutare con onestà e chiarezza quanto costerà alla collettività in termini di libertà la corsa alla sicurezza e la sensazione di protezione.

Camilla Eva Trotta

Dal 1993 con furore, sulla mia tomba scriveranno "Qui giace colei che non era d'accordo".

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