Cosa resterà della nostra mamma Rai?

A partire per altri lidi televisivi molti volti storici: per la tv pubblica un futuro incerto

Cosa resterà di questi anni ’80? Cantava Raf nel lontano 1989 ma oggi la vera domanda che attanaglia l’Italia è: cosa resterà della Rai? E chi resterà poi? Il suo stato di salute sembra essere decisamente in crisi. Il sistema immunitario denota già la sua debolezza da qualche tempo, si pensi solo alla Carlucci che per risollevare Ballando con le stelle ha invitato Morgan. Ma a preoccupare sono soprattutto le emorragie dei conduttori, anche di quelli storici e che per altro colpisce indistintamente tutte le reti. Nemmeno il direttore generale ce l’ha fatta e si è dimesso. Questo è dovuto anche e soprattutto alla malriuscita mossa di adeguare la Rai alla contemporaneità: non riusciamo ad abbassare i costi delle pensioni d’oro dei parlamentari? Tagliamo i costi degli stipendi dei conduttori! Slogan perfetto ma non per un’azienda ben ancorata alla sua statale staticità.

fonte foto: quotidiano.net

Stipendi sì, stipendi no?

Un vero polverone quello alzato dal cda della Rai che a febbraio, diede il mandato all’allora direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, di applicare il limite di stipendio di 240 mila euro (annui e lordi) anche ai contratti di collaborazione e consulenza di natura artistica, introdotta con la legge di riforma dell’editoria nel novembre 2016. Un vero e proprio boomerang perché ora molte delle uscite da mamma Rai, sono dovute proprio a questa decisione: la concorrenza infatti sembra aver puntato molto su questo. C’è un però che spesso viene sottovalutato e poco considerato: è vero che lo stipendio Rai sarebbe più basso ma la pubblicità dove la lasciamo? I compensi infatti derivanti dalle pubblicità, per esempio durante il festival di Sanremo, coprono alla grande i costi. Quindi questo forse non è tutto il male della questione.

Via anche Fabio Fazio? Zoro prende il volo

Rai3 ha fatto della Cultura un baluardo e Fabio Fazio in questo è stato il perfetto rappresentante, riuscendo a mescolare il potere delle parole a quello del linguaggio televisivo, introducendo nel piccolo schermo personaggi inediti che altrimenti non avrebbero avuto spazi adeguati. L’essere però considerato un costo e non un valore aggiunto al panorama Rai è stato un affronto che Fazio non ha digerito e potrebbe costare caro alla TV pubblica. Tutt’altra questione per il buon Diego Bianchi che è riuscito a conquistare una fascia importante dei palinsesti, essendo competitivo a suon di ironia e con una squadra di autori in grado di costruire un programma quotidiano fresco e interessante. E proprio uno di questi autori è migrato con relativa promozione a La7, Andrea Salerno, trascinandosi poco dopo la squadra di Gazebo al suo cospetto: quando si dice che la qualità rende. Questione di feeling ma anche di strategie televisive che forse la Rai ha un po’ trascurato.

fonte foto: lastampa.it

Fuori o dentro?

Cosa farò? Non lo so. Non so se resterò in Rai, il mio futuro è incerto, quello che è successo negli ultimi mesi mi ha lasciato un po’ perplesso” a pronunciare queste parole è stato un’altra colonna portante della Rai ovvero Massimo Giletti. Lui infatti è un altro che sembra più intenzionato a lasciare piuttosto che rimanere e si vocifera già di un posto nel programma domenicale della D’Urso, stessa ora di Domenica In ma con stipendio diverso. E anche Antonella Clerici potrebbe riservare delle sorprese come lei stessa ha lasciato intendere. Poi c’è la questione Carlo Conti, piuttosto spinosa: è considerato al momento il conduttore più quotato e sul quale la Rai si è spesa molto, lasciandogli spazi importanti compresi tre Festival di Sanremo consecutivi. Corteggiato, tutti lo vogliono soprattutto Mediaset. Ma un fedele come Conti, sarà in grado di rinunciare agli agi, tagliando il cordone ombelicale che lo tiene legato a Rai1? In forse anche un altro volto storico della Rai, Alberto Angela, che potrebbe migrare a Sky o ancor più probabilmente a Discovery.

Mario Orfeo: un nuovo corso?

Il direttore del Tg1 è il nuovo direttore generale della Rai. Votato ad ampia maggioranza dal Consiglio di amministrazione Rai, ha messo d’accordo sia il centrodestra che il centrosinistra. Traghetterà la TV pubblica fino all’agosto del 2018 come un moderno Caronte o come un impavido eroe nostrano? Il prossimo appuntamento importante però è dietro l’angolo, si tratta della presentazione dei prossimi palinsesti, fissata per il 28 giugno. Qui si decideranno le sorti artistiche ed economiche della Rai visto che si dovranno firmare contratti e rendere appetibili agli inserzionisti, le reti e le offerte. Il tempo stringe e rimandare sarebbe estremamente pericoloso, sopratutto a livello d’immagine.

fonte foto: davidemaggio.it

Cosa resterà di questa mamma Rai che ormai sembra nonna? Di fatto dietro a tutti questi giochi, compra-vendite di programmi, autori e conduttori ci sono logiche per cui noi telespettatori contiamo poco o nulla. E poi non ce ne importa granché: quello che ci importa è capire quanto in termini di offerta verremo ripagati a fronte dell’obolo, pardon, del canone che siamo obbligati a pagare indipendentemente da ciò che ci piace o meno. Una grossa patata bollente è stata affidata a Mario Orfeo che speriamo operi sapientemente e riesca a suturare le ferite della Rai, bloccandone le emorragie.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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