Dal caso Arkansas al conflitto fra la pena di morte e il diritto alla vita

La situazione attuale nel mondo a partire dalla brutale velocità delle recenti esecuzioni

L’ennesima condanna a morte si è tradotta nella quarta iniezione letale in soli otto giorni. Il primo caso di duplice esecuzione dal 2000. La morte di Kenneth Williams, dichiarata alle 5:05 ora italiana del 28 aprile, è avvenuta in 13 minuti. La data di scadenza riportata sulla confezione del midazolam è sembrata allo stato dell’Arkansas un valido motivo per programmare quattro doppie esecuzioni entro la fine del mese di aprile in un arco di undici giorni. Il governatore Asa Hutchinson, spinto dalla fretta, ha posto così una accelerata al fine vita anche di alcuni detenuti: assassini e stupratori, ma pur sempre uomini. Un triste primato, mai raggiunto in nessuno stato americano, che ha ben presto sollevato proteste.

Il cocktail letale e il distacco delle case farmaceutiche

L’iniezione letale, usata nelle esecuzioni per i condannati a morte, consiste in un cocktail di farmaci

  • Il midazolam: sedativo somministrato con lo scopo di ridurre la consapevolezza del condannato.
  • Il bromuro di rocuronio: rilassa i muscoli fino a paralizzarli, provocando mediante il blocco del diaframma l’interruzione della respirazione.
  • Il cloruro di potassio: usato in grande quantità provoca l’arresto cardiaco.

La difficile reperibilità di questi, aveva indotto lo stato dell’Arkansas a sospendere le esecuzioni a partire dal 2005. Quattro aziende farmaceutiche hanno dato voce a una prima protesta. Il bromuro di rocuronio infatti era stato ottenuto omettendo il reale destino del suo utilizzo. Lo stesso Stato era stato denunciato in tribunale per aver mentito a tal proposito.

La sofferenza del condannato giunge in tribunale

Le industrie farmaceutiche tendono a dissociarsi dalle iniezioni utilizzate per la pena di morte tramite obiezione di coscienza. Ciò contribuisce alla mancata trasparenza del processo chimico che induce la morte dei condannati. Sono stati registrati casi di atroci sofferenze, in seguito presentate ai giudici federali. Il midazolam non si è dimostrato sempre efficace. Il bromuro di rocuronio impedisce al detenuto non solo di muoversi, ma anche di parlare e quindi, di manifestare eventuali dolori durante la procedura. Inoltre, se non è quest’ultimo a causare la morte (come generalmente accade) il condannato è costretto a subire un lancinante bruciore dovuto alla distruzione delle vene.

La sentenza della Corte Statale che vietava le iniezioni a causa del bromuro di rocuronio è stata capovolta dalla Corte Suprema. Asa Hutchinson ha così potuto designare il suo rapido calendario di esecuzioni.

Le associazioni contro la pena di morte

Non solo le case farmaceutiche hanno fatto sentire la propria voce, ma anche gli stessi giudici e le associazioni contrarie alla pena di morte, in particolare Amnesty International e Human Rights Watch. Il rischio di sofferenze dovute ad eventuali errori e a un cocktail di farmaci già rivelatosi controverso, si è unito a motivazioni di carattere etico e morale, nel nome della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” – art.1

“Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona” – art.3

“Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane e degradanti” – art.5

Un altro giudice inoltre aveva bloccato l’esecuzione di uno dei detenuti in quanto i problemi mentali che lo affliggevano. La pena di morte inflitta a chi non comprende la punizione impartita è una violazione non solo della Costituzione americana, ma anche delle norme del diritto internazionale nei confronti di persone con disabilità mentale. I tempi serrati delle numerose esecuzioni della condanna capitale non hanno lasciato spazio sufficiente per richiedere la grazia.

La pena di morte nel mondo

Secondo i dati forniti da Amnesty International, gli Stati Uniti occupano il settimo posto nella classifica del 2016 dei paesi che hanno ucciso migliaia di persone. Iran, Arabia Saudita, Iraq e Pakistan vengono preceduti dalla Cina, il cui numero di esecuzioni ha superato quello del mondo intero. Sebbene vi sia una diminuzione delle esecuzioni del 37%, il numero dei condannati supera livelli record.

I dati riportano:

  • 130 sentenze capitali in Asia, esclusa la Cina, il cui numero di esecuzioni benché oscuro a causa del segreto di Stato, pare raggiunga le migliaia.
  • 856 esecuzioni fra Medio Oriente e Africa del Nord

La pena di morte viola il diritto alla vita, è irrevocabile e può essere inflitta a innocenti. Non ha effetto deterrente e il suo uso sproporzionato contro poveri ed emarginati è sinonimo di discriminazione e repressione.

Decapitazione, fucilazione, impiccagione e iniezione letale sono i metodi impiegati. Mentre la pena di morte è ancora legalizzata in 57 stati, 141 l’hanno abolita (nella legge o nella pratica) nell’osservanza del diritto alla vita.

Deborah Talarico

Sono nata a Torino l'ultimo giorno d'estate del 1990 e da quando, per la prima volta, ho preso in mano una penna non ho mai smesso di scrivere. Da sempre affascinata dalle parole, sogno un futuro nel loro mondo: fra i libri, il giornalismo, la comunicazione e la filosofia. Sul blog personale deborahtalarico.wordpress.com racconto pensieri, momenti e persone.

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