Dalla A alla B di Bonucci

La didattica della difesa

Ci sono storie d’amore che non finiscono mai, alcune sono destinate a durare per l’eternità, altre a vivere momenti di straordinaria follia e precipitare in un attimo. Prendersi e lasciarsi. Una continua ricerca della felicità. Per Leonardo Bonucci è stato così, una sfida dopo l’altra, da una maglia all’altra.

L’Inter, il Bari, i ricordi in bianco e nero

Partito dalle giovanili dell’Inter, ha assaporato a Pisa il sapore amaro di una retrocessione in C che l’ha portato poi a Bari dove ha vissuto uno dei momenti più intensi della sua crescita. Una palestra direbbe qualcuno, di sicuro un’esperienza unica per il difensore viterbese (e la moglie, Martina) che lo ha lanciato nel calcio dei grandi facendolo arrivare in Azzurro e alla Juventus con un contratto quinquennale e con la cognizione di chi ha ancora molto da imparare.

Newsandcoffee-bonucci-bari

Newsandcoffee-bonucci-esordio

L’esordio con la maglia del Bari nella stagione 2009/2010

Da una sua vecchia intervista: «Famiglia interista, io pecora nera. A casa avevo un poster di Del Piero e una foto con il mio concittadino Peruzzi, io sono sempre stato juventino. Quando dissi che volevo tornare all’Inter era solo per gratitudine al club che mi ha lanciato, ma ricordo che al gol di Mijatovic che ci fece perdere la Champions del 1998 piansi: fu una notte di lacrime e rabbia. E per la mia Cresima mi sono fatto regalare il completo della Juve blu con le stelle sulle maniche, quello della finale contro l’Ajax, lo conservo ancora se volete vedere per crederci…». 

Ambientarsi a Torino con Del Neri non è stata cosa da poco, ogni cross dalle fasce risultava essere faticoso. Molti ricordano ancora le palle al piede perse e smarrite in area fino all’arrivo di Antonio Conte, l’uomo che ha consentito a Bonucci di crescere, di diventare “cattivo”, di pensare come un centrocampista nonostante la sua posizione e resiliente sotto ogni aspetto.

Newsandcoffee-bonucci-juventus

La fine di un amore

Bonucci è stato l’uomo della curva, quello che sentiva forse più degli altri la “fame”, quello che per la maglia avrebbe fatto di tutto. Per questo chiudere una storia così ha fatto male, malissimo.

Voleva una coppa, una fascia da capitano e, probabilmente, un altro allenatore. Ha scelto di essere felice altrove e per questo ha fatto la valigia ed è uscito da quello spogliatoio per sempre prendendo la A4 in direzione Milano, lasciando tutti con un “post-it” formato quotidiano, ma pur sempre con un post-it.

bonucci-lettera-gazzetta

Pagina della ‘Gazzetta dello Sport’ acquistata da Leonardo Bonucci

Ci sono volute diverse settimane per digerire quel messaggio, le dichiarazioni, gli sguardi e soprattutto quella firma. Si è chiuso un capitolo importante per entrambe le parti con la consapevolezza di essere una grande squadra da una parte e un grande Leone dall’altra.

Una nuova avventura all’ombra della Madonnina

Bonucci al Milan è diventato il difensore con il più alto stipendio del calcio italiano, con una fascia da capitano cucita sul braccio, leader di una squadra titolata che può e deve tornare grande in Italia ma soprattutto in Europa.  È stato scelto come uno dei “migliori al mondo” in grado di accendere le speranze negli occhi dei tifosi rossoneri ma ora che è sceso nella fossa dei leoni non ruggisce più. Colpa del modulo? Del cambio allenatore? Dei nuovi compagni di reparto? Una cosa è certa, di strada Leonardo Bonucci ne ha fatta, tanta, non solo da centrale davanti la porta.

Newsandcoffee-bonucci-milan

La certezza della maturità

«La Serie A è ancora il campionato più difficile per un attaccante. In Italia pensano ancora che sia più importante non subire gol che segnarne uno» in questa dichiarazione di Zlatan Ibrahimovic si capisce quanto sia necessaria la fase difensiva e quanto, noi italiani, siamo bravi a sfornare difensori il cui ruolo non prevede solamente il marcare l’avversario ma concentrare buona parte del gioco nella costruzione dell’azione offensiva, indirizzando il pallone con caparbietà e mantenendo una padronanza del campo anche in fase di non possesso. Bonucci è per il calcio italiano un difensore moderno completo, abile con entrambi i piedi, meravigliosamente tattico, carismatico e con una comprensione del gioco che va oltre l’abilità di un centrale qualunque.

Ecco perché il Leo(ne) ruggirà ancora. Ecco perché Bonucci sarà ancora Bonucci.

Maria Luisa Spera

Esteta, ricercatrice del bello inteso non come esercizio di stile, ma piuttosto come ispirazione. Da grande vuole diventare monotasking, visto che oggi non riesce ad andare a dormire prima di averne fatta una in più del necessario.

0 Commenti

Nessun Commento!

Non ci sono ancora commenti, ma puoi prima commentare questo articolo.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. i campi richiesti sono contrassegnati*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.