Quando un Design Action Plan per l’Italia?

Sul Design possiamo fare meglio di UK, Danimarca e Lettonia

Design per le persone

Che il Design (la maiuscola è d’obbligo) non sia solo mobili, divani, auto e moda l’ha capito tutto il mondo. Alcuni paesi prima e più di altri si domandano da tempo se, come e quanto il Design sia il componente strategico per il successo di prodotti, servizi, processi ed azioni ad alta sostenibilità ambientale e sociale.

Una esempio dagli inglesi

Senza attraversare l’oceano, basta guardare a quello che ha fatto negli anni il governo UK: un lungo lavoro di studio, definizione ed analisi di cosa sia classificabile come “design”, degli impatti economici diretti e indiretti e  – ovviamente – di quale sia il rapporto costi-benefici per tutti gli stakeholders: cittadini e imprese in primis, ma senza dimenticare nessuno.

L’ultima notizia, su questo fronte, viene dall’annuncio che il Design Council e la Manchester Met University collaboreranno al Design Action Plan, un progetto finanziato con ben 585k sterline dall’Arts and Humanities Research Council (AHRC).

Altri paesi quali Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lettonia e Nuova Zelanda hanno già lanciato o anno in corso progetti analoghi.

Il Design Council nell’annuncio scrive tra l’altro:

The broad scope of the project will include the more traditional design disciplines such as interior, product and graphic, but will importantly engage with the emerging design disciplines, for example service design, user experience and design for policy

Tornando al punto iniziale, è chiaro come nell’Action Plan si intenda il Design (in senso estensivo) come leva per migliorare non solo l’efficienza delle aziende e la competitività di prodotti e servizi, ma anche (e forse soprattutto) il livello di servizi pubblici ed infrastrutture.

E L’Italia che fa?

Inutile dire che in Italia ci sarebbe un bisogno disperato di azioni equivalenti (azzarderei identiche o quasi…) perché di imprese affaticate e poco performanti, servizi pubblici da poco a per nulla efficienti ed istituzioni che cercano modi migliori per essere vicine ai cittadini ne abbiamo molte.

Per la verità anche da noi qualcosa si muove, perlomeno a livello territoriale: facile citare Milano ed il supporto offerto da Comune e Regione ad iniziative fieristiche e convegni di settore, meno noto ai più è che se Milano è attiva, Roma (o meglio la Regione Lazio) non dorme.

Solo pochi giorni fa, ad iniziativa di un lungimirante Gian Paolo Manzella, consigliere regionale, è stata presentata una Proposta di Legge Regionale “sulla creatività” che potrebbe rappresentare un passo concreto nella giusta direzione.

Una proposta di legge per la creatività.

Per la prima volta, nella proposta intitolata “Disposizioni a favore del settore culturale e creativo” si afferma in modo chiaro e concreto il valore della creatività e delle industrie creative (che comunque rappresentano il 6% del PIL nazionale e quasi l’8% di quello del Lazio)  e si individuano alcune azioni concrete per far sì che questo valore diventi un valore condiviso.

La proposta si spinge piuttosto avanti, sino a prevedere dei “voucher per la creatività” che le imprese possano utilizzare per migliorare innovatività e performarce sul piano locale, nazionale e internazionale. Nessun contributo a pioggia quindi, come troppe volte abbiamo visto per altri settori, ma azioni mirate con precisione e , fa piacere dirlo, con la competenza di chi la materia l’ha studiata e non si lancia in improvvisazioni.

Ora, ovviamente, dire se la Proposta si concretizzerà e diventerà magari il “master” di azioni analoghe del Governo è impossibile e possiamo solo augurarcelo, ma è un inizio promettente. Se non altro, per cominciare a discuterne seriamente.

Alessandro Nasini

Design Thinker, Designer, Maker, Entrepreneur.

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