Difficile morire senza Dio

Ad oggi se non sei cattolico, credente o praticante, è ancora difficile avere un funerale laico, malgrado ci sia un decreto del Presidente della Repubblica del '97 che delega ai comuni l'autonomia per allestire una sala di commiato per i non credenti

 

Si celebrano migliaia di funerali ogni giorno, spesso anche come in una sorta di catena di montaggio; nelle chiese c’è gran folla, chi entra e chi esce, applausi, palloncini che volano, gara a chi ha i fiori più costosi, questue sempre più consistenti.  C’è chi decide per te, e siccome “si deve” fare il funerale, questo si celebra anche quando il defunto sia stato in vita non credente.

I problemi nascono quando il non credente fa esplicita richiesta di non avere un funerale religioso una volta morto, ma un saluto di commiato, un addio, un ricordo che però sia laico, che non abbia a che fare con chiese, benedizioni o riti religiosi. Ecco che nascono i problemi, quando si è distanti da Dio. Come se allestire una sala di commiato per non credenti fosse per davvero un peccato, come se facendolo ci si meritasse una chissà quale maledizione o scomunica.

E’ accaduto pochi giorni fa in Abruzzo, dove Margherita ha dovuto dire addio a sua madre, che aveva vissuto tutta una vita da laica; così la ragazza ha voluto rispettare quella sua scelta, una volta che è venuta a mancare. Lei, Margherita, si è detta fortunata, perché sua madre è andata via in un tiepido giorno di maggio, permettendole di organizzare un funerale laico direttamente al cimitero, perché non vi erano spazi alternativi e neanche il comune ne aveva messo a disposizione uno.

Una cerimonia intima, con pochi amici stretti e parenti, dei ricordi raccontati ad alta voce, la lettura di alcune poesie, e poi un brindisi per ricordare una donna, così come avrebbe voluto.

Margherita paradossalmente si sente “fortunata” perché se sua madre fosse morta d’inverno in una giornata fredda  e piovosa, forse quella breve cerimonia che ha reso onore alla vita di una donna laica, non si sarebbe potuta celebrare. Ma c’è ben poco da sentirsi fortunati, considerato che non esistono posti dove consegnare un saluto che non sia una chiesa, ed è lì che finiscono le lacrime anche di chi sa bene, non essere quello il posto adatto per un laico.

Eppure in Italia, il funerale laico è regolato dal DPR 285/90 ed è proprio questo che regola e consente l’eventuale cremazione del defunto. Il 14 gennaio del 1997 il DPR ha introdotto un nuovo elemento, ossia quello di “istituire nei comuni una sala per onoranze funebri al feretro“.  Peccato che questo intervento sia stata completamente ignorato dai comuni. Per ovviare a questa condizione, nel 2011 è stata presentata da 53 deputati la proposta di legge che introduce l’obbligo di istituire delle Case Funerarie anche all’esterno dei cimiteri comunali, proprio per celebrare i funerali civili e laici. Lo stato delegava pertanto i comuni a regolare e disciplinare la materia nel proprio territorio. Ma sono ancora molti i comuni, che malgrado il regolamento parli chiaro, non hanno mai messo a disposizione dei luoghi per i funerali laici.

Dovrebbe essere un diritto di ognuno, poter avere un saluto solenne dignitoso, in una cornice adatta, a prescindere dal proprio credo, sia esso di fede o meno.

Resta un diritto per pochi, questo sì. Si pensi ai bellissimi e sontuosi funerali laici, messi a disposizioni dai comuni delle grandi città, quando a morire siano personaggi illustri, politici, attori ed intellettuali: si pensi a Dario Fo, Carmelo Bene, Indro Montanelli, Umberto Veronesi, e così via.

Questo ovviamente è un limite tutto italiano, considerato che nel resto d’Europa, i funerali laici sono all’ordine del giorno.

Nelle chiese dunque, in Italia è tutto facile, le porte sono sempre spalancate, forse anche perché le offerte ormai sempre più cospicue, aiutano la catena di montaggio di benedizioni e preghiere. Il funerale laico invece è gratuito, è un diritto, considerato che se fosse possibile averlo, si svolgerebbe in uno spazio comunale, pertanto messo a disposizione della collettività. Qualche comune virtuoso però c’è, e parliamo di Firenze, Bologna e Milano, ma siamo sempre troppo indietro e forse qualche accenno di vergogna non ci starebbe male.

Tutto già fatto, nei funerali religiosi, nei quali non ti permettono neanche di scegliere cosa leggere, cosa dire. Un sacerdote parla per te, per il tuo defunto, per quello che provi ed anche per il tuo dolore.

In un funerale laico, quel momento di addio lo costruisci come vuoi, con il senso che merita quel momento e la persona che non c’è più, ma che lascia dietro di se ciò che è stato, compreso il suo essere felicemente laico.

 

 

 

Simona Stammelluti

Scrittrice prestata al giornalismo, vivo in bilico tra la notizie in tempo reale e la necessità di raccontare storie. Sempre con la valigia pronta. La vita mi ha concesso così tanto, che forse dovrei voltarle il resto.

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