Donald Trump licenzia il Segretario di Stato: abile strategia o confusione?

Nuovo cambio repentino di poltrone negli ambienti più vicini alla Casa Bianca

Ricorrendo al proprio mezzo di comunicazione preferito, Twitter, Donald Trump ha annunciato un importante cambiamento all’interno del Governo. Rex Tillerson, Segretario di Stato dal 1 febbraio del 2017, è stato licenziato e sostituito con l’ex Direttore della CIA Mike Pompeo. Alla direzione della Central Intelligence Agency, per la prima volta, una donna: Gina Haspel.

Chi sono i personaggi coinvolti? Quali sono i motivi che hanno portato alla rottura tra il Presidente degli Stati Uniti e il suo Segretario di Stato? Chi è Mike Pompeo e quali sono i suoi punti di “vicinanza” con Trump? Cosa dobbiamo aspettarci dalla politica estera degli Stati Uniti d’ora in poi? Ma soprattutto: questo gioco di poltrone rispecchia una precisa strategia della Casa Bianca o è il segno delle scarse qualità del suo più importante inquilino nella gestione dei suoi più vicini collaboratori?

Tillerson, il tycoon

È molto difficile rintracciare un pattern di decisioni analizzando ciò che Trump esprime sui suoi canali mediatici, ma le voci diffidenti verso Tillerson correvano già da molto tempo: quest’ultimo, infatti, ha pubblicamente accusato la Russia di ingerenze nelle elezioni presidenziali del 2016, mentre Trump ha preferito un approccio più soft, negando ogni coinvolgimento inizialmente e poi accettando di malavoglia, pur continuando a sottolineare che la sua vittoria sia slegata dall’intervento del Cremlino. D’altra parte Mosca ha scatenato tra i due personaggi altre divergenze, come dimostra più recentemente l’accusa diretta mossa da Tillerson intorno al caso dell’ex spia russa uccisa a Londra con sua figlia, mentre la portavoce del Presidente non ha presentato accuse dirette.

Insomma, Tillerson risulta essere espressione della casta di cui faceva parte prima di diventare Segretario di Stato: tycoon, emblema del capitalismo industriale e finanziario, globale e globalizzato, con uno stile più discreto e moderato, vicino all’antiprotezionismo e a una filosofia di libertà dei commerci. Sarebbe stato proprio l’occhio critico rispetto alle politiche internazionali della Casa Bianca nei confronti di temi centrali come il commercio con la Cina, l’apertura verso Pyongyang e in particolare il patto sul nucleare stipulato con Teheran dall’amministrazione Obama, di cui Trump parla come di un “accordo terribile” e che invece per l’ormai ex Segretario di Stato risultava pietra angolare nei rapporti con l’Iran a far traboccare il vaso.

L’ex direttore della CIA, nuovo Segretario di Stato

Mike Pompeo, ex Direttore della CIA, sembra essere molto di più su una linea di continuità con il Presidente Trump: conservatore, emerso dal movimento del tea party, è un sostenitore della prima ora di Trump. Ciò dà l’impressione che il Presidente abbia bisogno di circondarsi di fedelissimi, sebbene dal licenziamento di Steve Bannon (come National Security Adviser) nell’aprile del 2017 si possa supporre che nemmeno la fedeltà sia elemento sufficiente per conservare l’incarico. Ciò che Trump sembra volere è un ambiente in cui le sue decisioni non possano essere contestate, anche a costo di licenziare le cariche più alte con ritmi vertiginosi. Una lettura di questo comportamento potrebbe essere quella della coerenza nel portare avanti un programma, mentre quella alternativa vede il Presidente degli Stati Uniti preda di decisioni istintive, poco incline ad ascoltare le voci critiche dei suoi più stretti collaboratori.

Licenziato il numero due del FBI, chi sarà il prossimo?

Secondo il Washington Post, il prossimo in lista potrebbe essere il gen. H. R. McMaster, attualmente National Security Adviser, mentre ormai confermato è il licenziamento del vicedirettore del Federal Bureau of Investigation Andrew McCabe, accusato di aver mentito sotto giuramento e di aver lasciato trapelare ai media informazioni riservate sull’inchiesta denominata Russiagate. E mentre Trump riporta su Twitter la propria gioia, McCabe ribatte che si tratta solo di un tentativo di screditarlo come teste in tribunale. McCabe aveva raccolto l’eredità di James Cobey, numero uno del Bureau, licenziato a maggio 2017 per lo stesso motivo, e ha dichiarato al New York Times di aver ricevuto pressioni dalla Casa Bianca affinché sospendesse le indagini.

Camilla Eva Trotta

Dal 1993 con furore, sulla mia tomba scriveranno "Qui giace colei che non era d'accordo".

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