Due giorni al Draft NBA, piccola guida per profani

Nella notte tra il 22 e il 23 giugno le squadre sceglieranno i migliori prospetti 2017

Meno tre giorni al Draft NBA. Tra meno di settantadue ore, le franchigie NBA sapremo chi saranno i prescelti dalle trenta franchigie NBA al fine di rendere più competitivi i propri roster. Il sorteggio dello scorso mese aveva sancito che la prima scelta assoluta andasse ai Boston Celtics, grazie ai diritti acquisiti sulle scelte dei Brooklyn Nets in seguito allo scambio che sei stagioni fa coinvolse Kevin Garnett e Paul Pierce, seguita dalla seconda e terza ai Los Angeles Lakers e Philadelphia 76ers. Negli ultimo giorni è stato poi ufficializzato la trade che ha invertito le scelte tra i Celtics e i Sixers. Ma cos’è e come funziona questo Draft di cui parliamo?

Pillole di Draft per profani

Il momento del sorteggio alla Draft Lottery – fonte: Nba.com

Per chi fosse poco avvezzo agli sport professionistici americani; il Draft è il momento in cui le squadre professionistiche, in questo caso dell’NBA (il draft esiste anche nel Football Americano, nel Baseball e nell’Hockey), selezionano i giocatori provenienti da college e dalle “cantere” europee. Innanzitutto, il draft si divide in due turni che coinvolgono tutte trenta le franchigie e l’ordine di scelta delle promesse NBA viene stabilito per sorteggio.
Scendendo un po’ più nel dettaglio, le squadre che nella stagione precedente non hanno raggiunto i playoff partecipano alla “Draft Lottery” che, in base ad un complicato sistema di percentuali e probabilità, assegna le posizioni di scelta: in sostanza, peggiore è il record della stagione precedente, più alta è la percentuale di ottenere una scelta alta. Le squadre che, invece, hanno raggiunto i playoff nell’anno precedente sono ordinate in maniera crescente, fino ad arrivare alla squadra con il record più alto in Regular Season a cui viene attribuita la scelta #30. Il secondo giro di scelte segue, idealmente, l’ordine del primo. Purtroppo le maggiori probabilità fornite a chi finisce peggio in regular season ha creato il fenomeno del “tanking” fatto di una corsa al ribasso durante la stagione per raggiungere prospetti più interessanti. Da anni, la NBA sta studiando come porre un freno al fenomeno senza però aver trovato vie d’uscita praticabili.

A complicare la vita arrivano gli scambi e le “protected pick”

Paul Pierce e kevin Garnett dopo la trade tra Nets e Celtics . Fonte: Debby Wong-USA TODAY Sports

Finisse tutto così sarebbe tutto semplice, ma non è così. Nella NBA (come nella NFL, MLB e NHL), il mercato viaggia su binari differenti rispetto a quelli a cui siamo abituati pensando al calciomercato. Le transazioni avvengono scambiando giocatori e, come contropartite, possono essere aggiunte le scelte ai draft degli anni successivi, in base ai progetti della franchigia. Negli ultimi anni abbiamo assistito a dirigenze disposte a mettere sul piatto un numero scriteriato di scelte al primo giro in cambio del “tutto e subito”, l’esempio è quello citato sopra dei Brooklyn Nets che hanno rinunciato a 7 anni di prime scelte in cambio di Pierce e Garnett; o di franchigie che anno dopo anno accumulano scelte su scelte per creare un roster giovane con obiettivi di lungo periodo: attualmente il progetto più concreto è quello dei Philadelphia 76ers che tra tanking e trade potrebbero, l’anno prossimo, disporre di un quintetto con quattro scelte al primo giro degli ultimi tre anni.

A rendere ancora più nebulosa la vicenda arrivano le “protected pick” o scelte protette: una squadra può cedere i diritti su una scelta al primo giro, tutelandosi, “proteggendo” la scelte. Più semplice a farsi che non a dirsi: poniamo che una squadra A ceda ad una squadra B i diritti su una scelta protetta tra la #2 e la #5 (cosa che sta accadendo in questi giorni nello scambio tra Celtics e 76ers), significa che se A viene sorteggiata tra la #2 e la#5 si riprende la scelta, in caso contrario sarà B a scegliere e a tenersi il giocatore.

Non è tutto oro ciò che luccica e i diamanti nel carbone

Sam Bowie il giocatore che i Portland Trail Blazers preferirono a Michael Jordan – Fonte: gettyimages.

Spesso il sistema di selezione di talenti tramite draft non rispecchia non solo le qualità, ma soprattutto la futura carriera delle stelle o stelline provenienti da college e resto del mondo. Pensiamo al draft 1984, nel quale i Portland Trail Blazers scelsero alla #2 il centro Sam Bowie, finito ben presto nel dimenticatoio, permettendo ai Chicago Bulls di avviare la propria epopea, selezionando un giovanissimo Michael Jeffrey Jordan. O al draft 2003, quello forse con maggior talento della storia, in cui i Detroit Pistons scelsero alla #2 Darko Milicic, lasciando alle altre contendenti nomi come Chris Bosh, Dwayne Wade e Carmelo Anthony. O ancora alla lottery del 1998, nella quale ai futuri All-Star come Dirk Nowitzki, Paul Pierce e VInce Carter venne preferito, dai Los Angeles Clippers, un trascurabile Michael Olowokandi.

Volgendo la medaglia dall’altro lato, numerosi sono i casi di veri e propri crack selezionati con numeri molto alti, alcuni di essi addirittura alla fine del secondo giro di scelte: Manu Ginobili, pluriampione NBA con i San Antonio Spurs, è stato chiamato dagli speroni alla posizione n°57 nel 1999 e il suo compagno Tony Parker con la #28 sempre dagli Spurs. Più di recente abbiamo assistito al boom di Isaiah Thomas in canotta Celtics: quasi nessuno al draft 2011 scommise su di lui; venne infatti chiamato con l’ultima scelta disponibile dai Sacramento Kings.

NBA? Preferisco l’Europa

Bodiroga, dominatore in Europa, scelse di non andare in NBA – fonte: eurohoops.net

In alcuni casi, invece, capita che i giocatori scelti nella notte del Draft non scendano mai su un parquet NBA, trovando fortuna altrove: come Dejan Bodiroga, uno dei più grandi interpreti della pallacanestro europea, scelto nel 1995 dai Sacramento Kings, che per propria scelta non sbarcò mai oltre oceano; o Oscar Schmidt, cestista brasiliano inserito nella Hall Of Fame, scelto nel 1984 dai New Jersey Nets, che decise di non affrontare la NBA dominando in Europa e Sud America.
Moltissimi, invece, sono i giocatori che, non per scelta loro, non lasciano un’impronta nel massimo campionato NBA, peregrinando tra lega di sviluppo e campionati europei; d’altronde l’NBA non è abbastanza grande per accogliere 60 nuovi giocatori ogni anno provenienti solo dal Draft.

Cosa ci aspettiamo dalla Draft Class 2017?

Markelle Fultz probabile prima scelta di questo Draft – Fonte: bleacherreport.com

L’infornata di giocatori pronti al grande salto nel 2017 vede un ampio proliferare di playmaker e guardie tiratrici, mentre pochi sono i prospetti interessanti tra i lunghi. Detto dello scambio tra i Sixers e i Celtics, Philadelphia sceglierà per prima e quasi certamente metterà sotto contratto Markelle Fultz che, a soli diciotto anni, sembra già pronto per un posto da titolare nella massima lega americana. Fultz ha mostrato doti da grande realizzatore e, allo stesso tempo, un’ottima visione di gioco per coinvolgere i compagni. La seconda scelta, a meno di sorprese, dovrebbe essere dei Los Angeles Lakers; in questo caso, tutti gli indizi portano al nome dell’assai discusso Lonzo Ball, nei confronti del quale pare esserci stato un raffreddamento nelle ultime settimane. Ball è una figura controversa già prima di debuttare nella NBA, a causa dell’ingombrante figura del padre LaVar e delle sue “sparate” sensazionalistiche. I Celtics che sceglieranno alla #2, probabilmente, si dirigeranno su un lungo, visto l’assortimento del roster nel reparto piccoli, in questo caso i nomi più probabili sembrano essere quelli di Josh Jackson e Jonathan Isaac. In entrambi i casi si tratta di ottimi prospetti che, però, non sembrano pronti per una maglia da titolare in una contender. I nomi interessanti sono molti, tra cui: De’Aaron Fox, Lauri Markkanen, Malik Monk; non ci resta quindi che attendere la notte di giovedì e vedere le destinazioni delle future stelle NBA.

Enrico Ropolo

Torinese, 32enne, amante della sua città, dell'Italia, dell'Europa e del mondo. Interessi....tanti; passioni.....pure: attualità, sport, musica arte, etc. Laureato in Cooperazione Sviluppo e Mercati Transnazionale, giornalista pubblicista.

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