L’esercito dei senza cravatta: così l’accessorio maschile ha perso allure

A importarla in Europa fu il gusto e l'eleganza della corte di Luigi XIV, oggi invece sempre più politici, leader e vip rinunciano alla cravatta. Ma senza rinunciare allo stile

È di qualche settimana fa la notizia che l’Assemblea Nazionale francese ha riconosciuto ai suoi deputati la possibilità di partecipare alle sedute ufficiali e plenarie senza giacca e senza cravatta. Chi frequenti, anche sporadicamente, gli ambienti della politica conosce bene, del resto, quell’obbligo di giacca e cravatta che è in politichese metafora della necessità di scegliere una mise formale. Non esiste alcun obbligo formale che regola, però, il modo di vestire dei deputati — ha osservato l’organo francese— per questo sarebbe illegale imporre loro outfit prestabiliti.

Da Obama a Renzi: la cravatta non piace più

Tanto più che indossare la cravatta non è più sinonimo assoluto di eleganza. L’esercito dei senza cravatta, ormai, è sempre più numeroso: leader politici, imprenditori, capi di Stato, personaggi famosi, persino guru della moda rinunciano sempre più spesso all’accessorio da collo, pur senza per questo fare a meno di eleganza e stile.

senza cravatta obama

Obama, in completo formale ma senza cravatta, a Milano per il Seeds&Chips.

Persino Obama, alle sue prime uscite pubbliche dopo la fine dell’avventura alla Casa Bianca, ha sfoggiato look formali ed eleganti ma rigorosamente senza cravatta: a Milano, per l’appuntamento con Seeds&Chips (il forum per l’innovazione nel campo del food che lo ha visto protagonista la scorsa primavera, ndr) è stato fotografato, per esempio, in completo scuro e in maniche di camicia. Scelta che sembrano aver seguito anche tutti gli altri invitati all’esclusiva cena a Palazzo Clerici, da John Elkann a Diego della Valle, passando per Renzi e Monti — che, pare, abbia rinunciato alla cravatta però solo in extremis e su obbligo dell’ex premier.

Sono lontani, insomma, i tempi in cui un look maschile sembrava incompleto senza la cravatta. Nonostante ci sia ancora una vecchia guardia che non rinuncia mai a questo accessorio, nemmeno nelle occasioni più informali e nel tempo libero e chi ne ha fatto — un po’ come è successo con la t-shirt grigia di Zuckerberg — il suo personalissimo marchio di fabbrica, grazie anche alla versatilità del capo, disponibile da sempre in una sconfinata varietà di modelli, tessuti, colori.

Come la cravatta è diventata simbolo di potere (o di estro e ribellione)

Il mito della cravatta come accessorio di moda, del resto, ha radici lontane nel tempo e, al contrario di quanto si può immaginare, era almeno all’inizio un accessorio unisex, sfoggiato nelle occasioni più formali indistintamente da uomini e donne. In Europa si diffuse, infatti, per opera dei mercenari croati assoldati per la Guerra dei Trent’anni: Luigi XIV fu tra i primi, in Francia, a indossare tessuti di seta, pizzo e jabot al collo, fin da piccolissimo, e da allora divenne un segno distintivo della nobiltà francese prima e dell’establishment economico-sociale poi. Fino a diventare, addirittura, sintomo di estro e creatività: non a caso fu un accessorio particolarmente amato da dandy come Oscar Wilde che la sceglievano di colori, lavorazioni, dimensioni, nodi dei più originali. Più di recente, invece, le cravatte — o, meglio e per negazione, i look senza cravatta— divennero oggetto di rivendicazioni politico sociali. Chi abbia una certa familiarità con la politica italiana ricorderà certo le strambe fantasie con animali delle cravatte del senatore Speroni, indossate come contestazione per il divieto che, invece, esiste sì per i senatori italiani di entrare in Senato senza. Per tornare, invece, alla politica francese, un gruppo della sinistra alternativa ha partecipato alle sedute di giugno dell’Assemblea senza cravatta per protesta contro il governo Macron.

Se il pronunciamento francese ricorda da vicino un altro provvedimento, quello che dal 2007 per volere del Ministero della Salute permette ai dipendenti del pubblico e del privato di presentarsi a lavoro anche senza cravatta per evitare la calura dei mesi estivi, l’avanzata dei senza cravatta è sintomo, forse, di una normalizzazione dei ruoli e delle gerarchie. La formula del successo, insomma, anche per chi è in posizioni strategiche e di potere, è presentarsi come uomo qualunque e farlo a partire dal vestire. L’allure del self-made man — e anche la parabola di Obama lo dimostra — è carta vincente, insieme alla capacità di sporcarsi le mani e farlo in maniche di camicia, appunto.

 

Virginia Dara

Ha sempre più parole di quelle che dice: è la descrizione migliore che abbiano mai potuto fare di me. Sarà perché tutto quello che non dico lo scrivo, da quando ero piccolissima e credevo di voler fare la giornalista e invece forse volevo solo fare la giornalaia. Così, in Rete mi trovate scrivere di comunicazione e di digitale (per lavoro), di libri (per passione) e di varie ed eventuali (un po' per necessità). Quando non scrivo leggo: qualsiasi cosa, dai bugiardini dei farmaci alle etichette delle bottiglie, tranne i gialli. Quando non leggo probabilmente sto pensando al mare: sono pur sempre un'isolana.

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