Facebook files, i lati oscuri del sesso sul social network

Le pubblicazioni del Guardian continuano a rivelare fenomeni preoccupanti come revenge porn e sextortion

La vendetta va servita su un piatto freddo. Fino a poco tempo fa questo modo di dire aveva un peso e un valore che mai come in questi ultimi tempi stanno assumendo significati diversi e più profondi. Il fenomeno che più sembra mettere in crisi Facebook infatti è il revenge porn ovvero la pubblicazione di materiale sessualmente privato, che il proprio ex o la propria ex pubblicano sul social network per vendetta, appunto. La notizia assume contorni sinistri se guardiamo ai dati pubblicati grazie al Guardian negli ormai famosi Facebook files: sarebbero infatti 54mila le segnalazioni di questi casi in un mese appena.

Una cifra impressionante e che c’è da scommetterlo, aumenterà se non verranno cambiate le regole del gioco che più tanto gioco non è. Le falle nel sistema di moderazione ci sono e sono tante ma i numeri mettono in luce quanto sia fragile il terreno sul quale ci si muove. Il revenge porn ha a sua volta riscontri più gravi: il ricatto può infatti instaurare una serie continua di minacce fino a sfociare nell’estorsione. Si comprende quindi che da un fenomeno social si sfocia a un fenomeno civile se non penale ma che non essendo regolato a livello giudiziario sfocia solamente nella diffamazione.

Ecco dunque che il problema non è e non deve essere solamente di Facebook. Certo, al social si possono imputare diverse accuse come quella di voler affidare a sterili algoritmi temi umani emotivamente complicati, o come quella di lasciare in mano a meno di 4.000 persone il controllo di due miliardi di utenti. Al Guardian proprio i moderatori hanno confessato che il campo più difficile nel quale prendere scelte è quello che riguarda la sfera sessuale. I dati che riguardano il revenge porn sono fra i più eclatanti e a confermarlo anche quelli degli account disabilitati sempre in un mese: sono 14mila.

A preoccupare anche i gruppi segreti che diventano dei veri e propri aggregatori di foto di minori, rubate, sulle quali utenti perversi si divertono a scrivere le oscenità più violente. Un sottobosco di zone ombra nelle quali entrare non è semplice. Facebook preoccupa sempre più perchè sta diventando terreno fertile per la pedo-pornografia. Dei 54mila casi di vendetta 2.0, sembrerebbero 33 i casi che coinvolgono minori. I Facebook files rivelano che i moderatori spesso non dormono o hanno incubi ogni notte e necessitano di continue visite psicologiche: “La policy che riguarda il sesso è quella in cui i moderatori commettono più errori. È molto complesso”.

Lo scoglio maggiore sembrerebbe quello di tracciare una linea netta all’interno di un nuovo ipotetico software, fra ciò che è accettabile e ciò che non lo è. Monica Bickert, capo della gestione delle policy a livello globale, vorrebbe arginare la bufera di polemiche nate dopo la pubblicazione dei Facebook files, tranquillizzando così: “Riguardiamo e miglioriamo costantemente le nostre policy. Ci sono molte aree complesse ma siamo determinati a sistemarle”. È chiaro però che la sfida maggiore che Facebook dovrà affrontare riguarda proprio la proliferazione dei fenomeni che gravitano intorno al sesso. L’adescamento sessuale è un altro campo di esistenza interno al social: Facebook ha sviluppato delle policy dettagliate secondo le cui regole è ammesso ma a patto che non si entri nei particolari “menzionando in un contesto non medico/scientifico/pedagogico dettagli sessuali“.

Un manuale dal titolo “Attività sessuali” formato da 65 slides spiega ai moderatori che alcuni contenuti sono permessi laddove non seguiti da dettagli, altri sono permessi quando introdotti in un contesto umoristico per esempio quello delle barzellette. Espressioni come “I’m gonna fuck you” non verranno cancellate ma se seguite da dettagli sul come o sul dove, allora si.
Il sito permette “moderate espressioni della sessualità, baci a bocche aperte, immagini di sesso simulatore e immagini di sesso pixelate“ che coinvolgono adulti e altresì permesse sono le sotto-catogorie “fetish”, “lavoro di bocca”e “penetrazione”, per citarne alcune. Oscurare quindi è un’operazione che si basa sui dettagli che a queste immagini si associano. “Permettiamo generali espressioni di desiderio sessuale ma non permettiamo dettagli sessualmente espliciti”: chiaro come la nebbia.

Ben prima dei Facebook files e ancora fresca nella mente dei più attenti, la polemica nata a settembre in seguito alla cancellazione della foto premio Pulitzer “Napalm girl” che proveniva dalla guerra in Vietnam: ritraendo una bambina nuda, la cancellazione era da policy. La condanna da più parti era stata dura e aveva costretto Facebook a tornare sui proprio passi ma era un episodio limite che ne nascondeva ben altri appartenenti alla stessa natura. Da questo caso si comprendono molte logiche che stanno dietro al moderatore e che affidano a una figura singola, decisioni complesse e che sono legate a convinzioni di natura culturale e persino personale. Non stupisce che queste persone non dormano la notte.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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