Facebook, il mea culpa di Zuckerberg non è sufficiente

Lo scandalo esploso in questi giorni dimostra quanto siamo tutti ingenuamente vulnerabili e quanto ora il mondo dovrà adottare politiche e leggi adatte

C’eravamo tanto amati. Forse in questi giorni si sta consumando la fine dell’idilliaca relazione fra il social media più famoso di tutti, Facebook, e il resto del mondo di comuni mortali. Una delusione che mette letteralmente il mondo intero di fronte alla realtà più cruda e che ingenuamente forse è stata sempre da tutti volutamente ignorata. Il papà di Facebook però si prende le sue responsabilità in un atto pubblico di mea culpa mentre i titoli in borsa cadono rovinosamente al suolo. Non ci vuole un analista per comprendere che questo scandalo che si è abbattuto sul padre di tutti i social, sta avendo e avrà un effetto domino che a lungo
influenzerà tutto il mondo.

La vicenda

Nocciolo della questione è l’attività della Cambridge Analytica, società di marketing politico responsabile dei 51 milioni di profili sottratti e messi a disposizione prima della Brexit e poi delle elezioni presidenziali statunitensi. Questi dati sarebbero stati raccolti da una app per Facebook, basata su un quiz quindi di facile intuizione e fruizione ma che comunque attingeva a dati personali: da 270mila utenti che hanno accettato, attraverso la rete di contatti di ciascuno di loro, si è arrivati a quella cifra astronomica girata alla Cambridge Analytica nel 2015. Al momento Alexander Nix, il 42enne amministratore delegato della CA è stato sospeso ma ripercussione ce ne saranno anche per altre cariche.

Business is business

I retroscena politici sono troppi per passare inosservati, soprattutto a Wall Street. Facebook dice di essersi opposto a suo tempo alla circolazione di questi dati, ma evidentemente qualcosa è andato storto. Il fatto è che su questi dati pare proprio che si sia basata gran parte della campagna elettorale di Trump che avrebbe comprato spazi pubblicitari consistenti proprio sul social network incriminato. Facebook, va ricordato, trae il 98% dei profitti dagli spot: insomma sembrerebbe un cane che si morde la coda in questo momento. Ma tutto dovrà passare dal tribunale e potrebbero volerci anni prima di vedere sistemata la questione: ci sarà ancora Facebook?

La caduta del gigante

Per Zuckerberg la questione è più seria del previsto. Il giovane astro nascente della società americana rischia di bruciarsi prima del previsto. A quanto pare infatti si stava preparando a una certa carriera politica, iniziata prima con il lancio umanitario dell’intento di Facebook e proseguito con un viaggio per gli States “per conoscere gli americani”. La prima delusione ha riguardato il coinvolgimento del social nella circolazione delle fake news nell’ambito del Russiagate, poi questa fuoriuscita di informazioni della quale non poteva non essere a conoscenza. Difficile che si riprenda dallo shock e dai giudizi dell’opinione pubblica. Forse il mea culpa pubblico potrebbe in qualche modo alleggerire la pena ma è difficile dirlo.

Boycot Facebook

La presa di posizione di Zuckerberg è stata da più fronti sollecitata ma è chiaro che arriva ben ponderata. Un’ammissione di colpa la sua ma con relativa richiesta di aiuto e di una soluzione: l’invocazione alla Dea della Legge, per troppo dimenticata e trascurata. Tutto ciò non ha e non può avere precedenti perché si tratta di qualcosa di completamente nuovo. Il rischio ora è il boicottaggio: perfino il co-fondatore di Whatsapp proclama l’ultima ora dei profili su Facebook. Il pericolo di una campagna social, non del tutto spontanea immaginiamo, c’è e ha dei precedenti.

L’effetto domino ha iniziato già il suo corso. È chiaro che il primo ambito a risentirne è stato quello finanziario: si conta che in soli tre giorni Wall Street abbia fatto bruciare qualcosa come 50 miliardi di dollari in azioni. Ma Facebook non è il solo a crollare in borsa: segue Twitter per esempio che, pur non avendo a che fare con la questione, paga il sistema dei social. Lo scandalo ha però come baricentro una questione politica, la sola che potrebbe porre fine alla vicenda, proponendo una linea e un sistema di leggi ad hoc, per evitare ulteriori ripercussioni e future ripetizioni cicliche. Al momento regna l’incertezza, quell’elemento tragico che inquieta sempre i mercati, qualunque essi siano. Questa incertezza che regala instabilità potrebbe essere l’occasione ideale per trovare una soluzione condivisa da tutti i governi: che sia la giusta occasione?

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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