Facebook, a ottobre le notizie saranno a pagamento

Sarà un esperimento mondiale che metterà alla prova la forza delle notizie veicolate dal social network

L’editoria ha sempre visto nel corso della sua storia, periodi più o meno travagliati. Sicuramente oggi stiamo vivendone uno fra i più critici. Le fake news sono un esempio di quanto il sistema oggi risenta di influenze negative e quanto la sua fragilità possa creare danni con un effetto domino che danneggia diverse figure professionali. I giornali cercano di rimanere competitivi nel grande paniere dell’offerta di Internet e propongono, ciascuno a suo modo, una linea di comportamento per sopravvivere. Ma la notizia delle ultime ore ha qualcosa di particolarmente originale: da ottobre infatti Facebook si propone di far pagare, agli utenti, l’accesso alle notizie. Un salvagente o una zavorra per gli editori?

Facebook farà l’editore?

Facebook, variegato contenitore mondiale con la bellezza di quasi 2 miliardi di utenti, dopo le bufere che ha dovuto affrontare riguardanti le falle nel sistema di filtraggio delle segnalazioni e di temi caldi come il revenge porn, ora propone una possibile soluzione a un problema che potrebbe diventare presto urgente. La responsabile dei rapporti con i media, Campbell Brown, ha infatti annunciato che da ottobre inizieranno a testare l’accesso a pagamento alle notizie. Tu editore decidi di utilizzare Facebook come un’ideale edicola per postare le notizie e farle arrivare a un vasto bacino di utenti? Bene, noi, Facebook, faremo pagare questi utenti.

Una campagna di abbonamenti?

Nulla di nuovo in realtà, a ben vedere: l’utente tramite Facebook accede a un giornale in formato digitale e dopo un tot di articoli, generalmente una decina, se vuole proseguire gli accessi, sarà chiamato a pagare. Qualche giornale ha già iniziato questo processo, si veda il Corriere della Sera per esempio, ma l’esperimento di Facebook allargherebbe di molto i confini del test. Al momento non ci sono dati certi e nemmeno proiezioni: del resto il team di Zuckerberg è avvezzo a questo tipo di imprese e in virtù di questa pregressa attitudine, potrebbe arrivare la conferma di qualche editore che intende investire soprattutto sul mobile.

Gli Instant articles

Il raggio di azione di questo test, si misura attraverso gli Instant articles: al momento sono quelli più usati negli investimenti degli editori perchè i più redditizi (sarebbero addirittura utilizzati da circa 10mila editori in tutto il mondo). Un’invenzione creata ad hoc dal social network per la quale gli articoli anziché aprirsi in un sito esterno, vengono letti direttamente sul social network. Attraverso quindi gli Instant articles avverrà quanto necessario: il sondaggio mondiale sperimentale. Non sono però così perfetti perchè a quanto pare i guadagni sono ancora poco soddisfacenti e limitano numero e tipologia di annunci pubblicitari. Insomma, è ancora tutto in divenire.

Sebbene non ci siano ancora statistiche, né dati certi, né proiezioni di ritorni economici più o meno vantaggiosi per i clienti e per i futuri utenti, al momento la notizia solleva qualche perplessità. Costringere un utente a pagare, non è cosa facile e allo stesso tempo obbligarlo a seguire solo una fra le mille voci presenti in rete e di una certa autorevolezza, ancora di più. Il passo verso una regolarizzazione dell’informazione può anche passare da questo livello ma non può certo essere risolutivo. Per il momento dunque attendiamo fiduciosi i risultati che verranno e con essi le competenze da migliorare.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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