Federica Pellegrini e noi altre donne

La vittoria della "divina" è la rivincita della donna che c'è dietro: così Federica continua a farci sognare

Dovremmo imparare molto dal giorno del trionfo di Federica Pellegrini, ora che nessuno metterebbe in discussione l’appellativo di “divina”, in prima su tutti i giornali. Federica nazionale, la più amata, quella di sempre. Peccato che l’avverbio “sempre” sia la più fragile delle nostre abitudini. Federica Pellegrini non è “in pace” solo con se stessa, come ha dichiarato appena uscita dalla vasca della ultima storica vittoria, ma lo è anche con l’immagine che ha costruito e subito di sé, negli anni della sua carriera.

Agli sportivi, feroci nella sola forza di volontà e avviluppati a una idea di bellezza molto più solida di quella da copertina patinata, dovremmo la gratitudine incondizionata, la stima senza riserve. E invece, no. Non così naturalmente.

Federica ha una carriera costellata d’oro e d’argento, il fisico degno della stessa copertina patinata riservate a soubrette e meteore, la tenacia dei vincenti e il cuore da ragazza. Le unghie laccate e una vita privata mai sottratta al pubblico giudizio.

Ha guardato in faccia alla propria fragilità, mentre gli altri, alcuni di noi, eravamo pronti a fare delle sue spalle scultoree lo sfogatoio di molte frustrazioni. “Ah, non ha più vinto? Certo, se l’è cercata”. “È finito il suo tempo”. E giù con quel godimento sottile e profondo che è la radice della guerra all’altro, la guerra che riempie persone e piazze da noi disabitate. Poi c’erano i fedelissimi, gli ultrà senza smentita, ma il bene fa meno rumore a prescindere.

Federica Pellegrini ha provato la fatica dei muscoli, l’insonnia della paura, l’adrenalina della sfida con il corpo e e la resistenza scalfibile della mente, la gogna mediatica e l’improvvisa quanto debole incoronazione mediatica che ne è figlia. Altissimo e bassissimo.

Come tutti i campioni, ha rinunciato alla “normalità” dei suoi anni, e non ha mentito. Si è innamorata, ha prestato il volto alle pubblicità, non ha nascosto la bellezza.

Gli sportivi lo sanno: si sogna, si cade, si vince.

La Pellegrini lo ha fatto senza infingimenti, da donna, con stupore e dolore.

È tutto, troppo: prima, innamorata, seria. Perfetta. E alle donne non si perdona tanto. Siamo noi donne, per prime, a non farlo con le altre donne. A cercare la smagliatura, e sperare nella rottura. Non sempre, non tutte. Ma una che lo fa è già una di troppo.

Questa storia a lieto fine ci insegna molto. E ci chiede, sommessamente, di essere più intelligenti nell’indulgenza e più fiere nell’appartenenza. È facile gridare al successo nel successo palese, che pretendiamo ci appartenga. Fede, sappilo: questo è solo tuo. Goditelo.

Melania Petriello

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