Gabriella, garofano e cannella: Jorge Amado e il suo sensuale Brasile

Tra il profumo di garofano e cacao, nello stato di Bahia, Jorge Amado racconta una sensuale storia d'amore, tra evoluzioni e rivoluzioni sociali e politiche nel Brasile degli anni '20

Questa storia d’amore – per una strana coincidenza, direbbe donna Arminda – iniziò nello stesso giorno limpido, con sole primaverile, in cui il fazendeiro Jesuíno Mendonça uccise a rivoltellate donna Sinhazinha Guedes Mendonça sua legittima sposa, dama della migliore società locale – bruna, piuttosto grassa, molto dedita alle attività parrocchiali – e il dottor Osmundo Pimentel, chirurgo-dentista, stabilitosi a Ilhéus da pochi mesi, giovane elegante, con atteggiamenti da poeta. Inoltre, in quel mattino, prima che la tragedia sconvolgesse la città, la vecchia Filomena aveva attuato una sua antica minaccia: era partita con il trenino delle otto per Água Preta, dove aveva fatto fortuna un suo figliolo, piantando in asso l’arabo Nacib presso cui faceva la cuoca.

[J. Amado, Gabriella, garofano e cannella]

Questo l’incipit di Gabriella, garofano e cannella (1958) uno tra i più celebri romanzi di Jorge Amado (1912-2001), forse il più grande scrittore brasiliano del ‘900 e uno tra i più grandi scrittori contemporanei.
I romanzi del “Cantore di Bahia” sono vibranti di verve politica, variopinti come la sua lussureggiante terra, sensuali, profumati, erotici e spirituali. Essi racchiudono tutto il potere evocativo di parole che delineano, con assoluta precisione, volti, luoghi, strade e tradizioni di un Brasile tribale e vitale.

Gabriella, garofano e cannella narra due storie, quella più celebre della relazione d’amore tra Nacib Saad, di origine siriane e proprietario rispettabile del Bar Vesuvio e Gabriella, una ragazza del “Sertão” (regione desertica dell’interno di Bahia) bellissima, sensuale, mulatta e appunto del colore della cannella e dal profumo di garofano. Gabriella, selvatica e spontanea, danza a piedi nudi, non parla ma canta, non cammina ma balla e non sa far nulla fuorché amare e cucinare. Questa vicenda d’amore s’intreccia con gli avvenimenti politici e i cambiamenti sociali che si manifestano nel ricco porto provinciale di Ilheus (dove è ambientato il romanzo) negli anni venti, nello stato di Bahia. Qui si racconta la lotta politica tra i vecchi possidenti (fazendeiros) e latifondisti delle terre del cacao guidati dal clan Bastos e le nuove leve, innovatrici e moderniste, guidate da Mundhinho Falcao, un ricco e giovane uomo di San Paolo. Infatti

Con questo romanzo l’autore ha un ritorno al Ciclo del Cacao, creando un universo dei colonnelli, pistoleri, prostitute e truffatori di vario calibro, che disegnano un panorama della società del cacao.

(Wikipedia)

Credits photo: cinematografiapatologica.blogspot.it

Dato lo straordinario successo del romanzo Gabriella, garofano e cannella sono state tratte diverse trasposizioni televisive e cinematografiche, tra le quali spicca il film Gabriella (1983) di Bruno Barreto con la grande attrice brasiliana Sonia Braga e il grande Marcello Mastroianni e le meravigliose musiche originali di Antonio Carlos Jobim.

Se ancora non amate il Brasile con Amado ve ne innamorerete.

I fiori sbocciavano sulle piazze di Ilhéus, cespugli di rose, crisantemi, dalie, margherite. Le portulache si schiudevano nell’erba puntuali come l’orologio dell’interdenza, spruzzando di rosso il verde dei prati. Dalle parti del Malhado, in mezzo alla vegetazione, i boschi umidi dell’Unhão e della Conquista, esplodevano fantastiche orchidee. Ma il profumo che s’innalzava sulla città, che l’avvolgeva, non veniva dai giardini, dai boschi, dalle aiuole, dalle orchidee selvatiche. Veniva dai magazzini d’imballaggio, del porto e delle ditte esportatrici, era il profumo dei frutti secchi di cacao, così forte che intontiva i forestieri, così familiare che nessuno più lo avvertiva. E si distendeva sulla città, sul fiume, sul mare.

[J. Amado, Gabriella, garofano e cannella]

Credits photo: filmtv.it

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

2 Commenti

  1. Avatar
    Leonardo giugno 23, 2017

    Non ci vedo niente di tribale. A mio avviso manca all’autrice dell’articolo un po’ più di conoscenza e meno deliri di esotismo.

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    • Avatar
      Sara Fiore giugno 24, 2017

      L’elemento “tribale” nei romanzi di Jorge Amado è sempre presente perché profondamente legato alla stessa cultura brasiliana, perfetto mix tra gli influssi occidentali e coloniali e i riti e le credenze di stampo tribale importate dai dagli schiavi neri d’Africa. Tale impronta culturale è notevolmente manifesta soprattutto in alcuni centri, come, non a caso, Salvador De Bahia, nei pressi della quale viene ambientato questo stesso romanzo. Il rito del candomblé ad esempio e molte delle divinità che vengono invocate da Amado sono tribali e potrei dilungarmi ancora nelle mie disquisizioni, perché la mia conoscenza della cultura brasiliana non è superficiale. Pertanto la invito a riconsiderare la sua posizione. Cordialmente, l’autrice.

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