Germania, un ritorno alla grande coalizione?

A due mesi dalle elezioni la Germania si trova ancora senza governo. Si apre la strada verso un’ennesima Grande Coalizione con i socialdemocratici

I tentativi di formare la cosiddetta “coalizione giamaica” (dai colori delle tre formazioni) tra Verdi,  liberali e cristianodemocratici sono falliti. È ormai cosa nota.
Sono stati i liberali a fare il passo indietro, lasciando tutti stupiti ed amareggiati. Il leader della Fdp, Christian Lindner, ha valutato le proprie posizioni troppo distanti da quelle degli altri partiti.

Sono ormai trascorsi due mesi da quando gli elettori si sono recati alle urne regalando a Frau Merkel il quarto storico mandato. Ma a distanza di due mesi la Germania si ritrova ancora senza un governo.

“I quattro partiti di coalizione non avevano le stesse posizioni comuni sulla modernizzazione del nostro Paese – aveva dichiarato Lindner – e mancava prima di tutto una base di fiducia reciproca. È preferibile non governare che governare male”.
“Io credo che si sarebbe potuto trovare il filo per arrivare a una soluzione. E mi dispiace, lo dico con tutto il rispetto per i liberali, che non si sia arrivati a un accordo”, aveva ribadito da parte sua Angela Merkel, assicurando comunque il massimo impegno a guidare al meglio il paese nelle prossime settimane.
“Oggi l’Fdp ha scelto di lasciare e di interrompere i negoziati, e questo è deplorevole. Questo rappresenta allo stesso tempo un peso per la Repubblica federale tedesca nel suo insieme”, aveva affermato invece Horst Seehofer, capo del partito dei cristianodemocratici.
Un insuccesso  per la Merkel, che preferirebbe un ritorno alle urne.

Troppe le divergenze tra i tre partiti che si sono scontrati su temi quali immigrazione, lotta ai cambiamenti climatici, tasse.
Sulla questione immigrazione i conservatori avevano raggiunto al loro interno un accordo per limitare a 200.000 all’anno gli ingressi massimi di profughi. I liberali avevano approvato la restrizione, optando però per una cifra più flessibile, mentre i Verdi chiedevano che venissero facilitati i ricongiungimenti familiari almeno per i prossimi due anni, alimentando i timori negli altri due partiti che in questo modo gli afflussi sarebbero potuti salire vertiginosamente ogni anno.

Tre gli scenari che si sono profilati a seguito del fallimento dei negoziati per formare la coalizione di governo: il voto anticipato, un governo di minoranza con i verdi o il ritorno ad una grande coalizione con i socialdemoctarici, che sin dall’inizio si sono mostrati decisamente ostili ad un’apertura.
Per la prima volta nella lunga carriera di Frau Merkel , che aveva già vinto con un risultato al di sotto delle aspettative, è fallita la formazione di un governo, nonostante le lunghe trattative per trovare un accordo ed evitare una situazione di stallo politico, cui invece si è approdati.
Con un governo di minoranza il risultato resterebbe lo stesso, un governo fragile ed instabile.
I cittadini potrebbero così essere chiamati nuovamente alle urne in primavera, quando si dovrebbe votare anche in Italia. Ma non è affatto cosa semplice. Secondo l’articolo 63 della Costituzione tedesca infatti, prima di tornare a votare il presidente deve proporre un cancelliere al Bundestag e, se il candidato non fosse in grado di ottenere la maggioranza assoluta dei voti il Parlamento, avrebbe due settimane per trovare un una proposta che possa raggiungere la fiducia. Se anche la seconda votazione non dovesse portare a risultati concreti si aprirebbe la strada ad un governo di minoranza, con un cancelliere che avrebbe la maggioranza semplice.
Si teme inoltre che nuove elezioni possano rafforzare partiti antisistema come l’AfD tedesca, che si è già aggiudicata il terzo posto.

L’alternativa sembrerebbe essere una ennesima Große Koalition con i socialdemocratici.
E a seguito dei colloqui di giovedì, dopo ore di consultazioni, sono giunte le prime notizie di una disponibilità da parte della Spd di aprire la strada del dialogo.
Il segretario generale del partito Hubertus Heil ha dichiarato al termine dell’incontro che la Spd sarà aperta alla discussione.
”Lo facciamo per responsabilità nei confronti della Germania e dell’Europa”, queste le parole di Schultz, che rompe così il silenzio.
In settimana il presidente della Repubblica tedesca Frank-Walter Steinmar, che sin da subito si è schierato contro un possibile ritorno alle urne, convocherà i leader di Spd, Cdu e Csu per valutare tutte le opzioni.
Le ripercussioni del caos tedesco si fanno sentire anche su Bruxelles. Resta ferma infatti  la riforma economica dell’eurozona.

È presto parlare di crisi politica in ogni caso, mentre è curioso notare come, comunque, in Germania non si resti mai senza un governo.
Un modello di democrazia protetta (termine che assunse una sua prima teorizzazione giuridica nella Repubblica Federale Tedesca, Germania Ovest, in funzione anticomunista) che sembra funzionare nonostante tutto, nato per porre definitivamente fine alla fase di conflittualità politica apertasi con l’avvento dei partiti di massa, tornando all’idea del dibattito politico che si muovesse entro certi limiti e soprattutto non mettesse in una condizione di precarietà il sistema economico politico.
Secondo l’art 21 comma 2 della Legge Fondamentale, “i partiti, che, per le loro finalità o per il comportamento dei loro aderenti, si prefiggono di attentare all’ordinamento costituzionale democratico e liberale, o di sovvertirlo, o di mettere in pericolo l’esistenza della Repubblica Federale tedesca, sono incostituzionali. Sulla questione d’incostituzionalità decide il tribunale costituzionale federale”.

Insomma la Germania si presenta ad oggi più divisa che mai. Si apre una fase delicata e di grande incertezza politica,mentre Bruxelles si aspetta un governo forte.

 

 

 

 

 

 

 

Federica Antonecchia

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