Gerusalemme: la mossa di Trump è un’ingiustizia per tutto il resto del mondo

La decisione del presidente americano di spostare l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme ha provocato diverse proteste e sconti nel mondo arabo. No dell'UE

Diverse le manifestazioni di protesta verso una scelta priva di buon senso, morale e politico. Nella giornata di venerdì, giorno dedicato alla preghiera  settimanale musulmana, si sono intensificate le proteste e gli scontri dei manifestanti contro la polizia israeliana.
Hamas ha invocato una nuova intifada e Israele ha rafforzato la sicurezza. Gas lacrimogeni sono stati stati lanciati contro gli arabi, cui hanno risposto con lanci di oggetti. Tensioni sono dilagate in tutte il mondo arabo e il numero dei feriti è arrivato ad 800. Il bilancio è di 4 palestinesi rimasti uccisi negli scontri.

Indignazione ad Istanbul dove più di tremila persone sono scese in strada per manifestare , ma anche in Giordania e in Libano dove è presente una consistente comunità palestinese. A Beirut i manifestanti hanno bruciato bandiere israeliane davanti all’ambasciata Usa. Centinaia di manifestanti hanno espresso la loro solidarietà anche al Cairo e a Kabul sono state date alle fiamme bandiere israeliane e statunitensi.
”Misura deplorevole ed inaccettabile’’ ha dichiarato il presidente palestinese Abu Mazen.

La decisione unilaterale del presidente statunitense è stata percepita come un’umiliazione in tutto il mondo arabo ed ha acceso la miccia, dando avvio ad una concatenazione di conseguenze. Nel frattempo ci si chiede cosa bisognerà aspettarsi e quali saranno gli effetti a lungo termine.
Una pesante provocazione che ha inflitto un colpo mortale al processo di pace ed ha avuto come risultato quello di unire il mondo arabo contro una decisione che viola ogni accordo internazionale. Una decisione che potrebbe ritorcersi contro i suoi stessi autori poiché mette in difficoltà i rapporti tra Stati Uniti ed i suoi alleati, dall’Arabia Saudita, custode della Mecca e di Medina, al Regno Hascemita di Giordania.
Sconfitto nella guerra in Siria, impossibilitato ad agire contro la Corea del Nord, intoccabile per la salda opposizione di Russia e Cina, Trump non gode di buona salute ed ha pensato bene di portare a casa qualche risultato. Memore della promessa espressa durante la campagna elettorale di fare Gerusalemme la capitale dello stato ebraico, ha tentato di darsi qualche parvenza di credibilità, con ripercussioni sulla stabilità di tutto il Medio Oriente. Bisogna ricordare comunque che la mossa di Trump non è nuova, ma  il frutto di una decisione che era stata già presa sotto l’amministrazione Clinton e rilanciata poi da quella Obama.

L’UE e diversi capi di stato e personalità politiche hanno preso  le distanze dalla linea del presidente statunitense ed hanno comunicato la loro disapprovazione.
Dopo anni in cui la politica espansiva nei confronti dei palestinesi da parte del governo israeliano agisce indisturbata nell’indifferenza della comunità internazionale,  la questione è diventata argomento di diplomazia internazionale. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, da parte sua canta vittoria , elogiando la scelta di Trump e riconoscendola come una semplice presa di coscienza di un dato di fatto, di una questione storica.
“Gerusalemme è sempre stata capitale di Israele e Trump ha messo in chiaro i fatti, nero su bianco. Gerusalemme è la capitale di Israele e affermarlo non è un ostacolo alla pace, ma un passo verso la pace perché per arrivare alla pace occorre riconoscere la verità”.
Del resto è un riconoscimento che il premier israeliano aspettava dalla guerra del 1967, la cosiddetta Guerra dei sei giorni, quando Israele vinse nuovamente e conquistò diversi territori fra cui Gerusalemme est, di cui tutt’oggi mantiene il controllo militare.

Federica Mogherini ha condannato fermamente tutti gli attacchi agli ebrei ma allo stesso tempo ha preso le distanze dalla scelta di Trump ed ha affermato che i paesi dell’ UE non seguiranno le aspettative di Netanyahu che si è detto convinto che anche altri Paesi sposteranno ora le loro ambasciate. La Mogherini ha ripetuto che l’unica soluzione realistica è basata su due Stati, con Gerusalemme capitale sia dello Stato di Israele sia dello Stato palestinese.

Ferma anche l’opposizione del leader francese Emmanuel Macron di riconoscere Gerusalemme come sola capitale dello Stato ebraico,supportando la soluzione dei due Stati.
Dure le parole del premier turco Erdogan che ha definito Israele uno stato terrorista.
Sulla vicenda si è espresso anche papa Francesco che ha invocato il rispetto dello status quo ed ha lanciato un appello alla prudenza invitando ad evitare ogni forma di violenza.
Un ruolo chiave nella delicatissima questione che sta investendo in questi giorni il Medio Oriente spetterà al leader russo Vladimir Putin, che appare in queste ore la figura a cui guardano coloro che si sentono traditi dalla scelta di Trump.

Le lezioni che la storia ci impartisce a volte non si imparano mai.
Si potrà pensare ad una stabilizzazione del  Medio Oriente quando tutte le forze  esterne, tutte le potenze internazionali la smetteranno finalmente di intromettersi nelle vicende mediorientali e di usare la regione per i loro interessi nazionali. Ad oggi si direbbe una visione utopica.

Federica Antonecchia

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