Giuseppe Ungaretti: “In memoria”

Giuseppe Ungaretti (1888-1970) con semplici versi affronta, nella poesia 'In memoria', il dramma dello sradicamento di chi 'non ha più patria', un tema tragicamente attuale

Giuseppe Ungaretti (1888-1970) nato ad Alessandria d’Egitto e figlio di coloni italiani, poeta tra i più grandi del ‘900, esordisce nel 1916 con la prima raccolta di poesie dal titolo Porto sepolto al centro della cui riflessione si trova la devastante esperienza, vissuta in prima persona dal poeta, della Prima guerra mondiale.

Tale tema rimane centrale anche nelle successive due edizioni (in ordine Allegria di naufragi 1919 e l’Allegria 1931) dove, tuttavia, l’esperienza bellica viene presentata in una duplice natura: da un lato come condizione anonima e concreta di un soldato e dall’altro come esperienza e occasione per riscoprire la propria identità esistenziale. La maggior parte degli intellettuali del primo novecento, animati da propagande quale, ad esempio, quella futurista, avevano infatti investito la loro speranza di emergere e distinguersi, dal magma della massificazione in atto, proprio nell’esperienza del conflitto, attraverso la quale l’intellettuale, che aveva perduto la sua funzione sociale, credeva di poter riacquistare un valore individuale. Ma l’idea della guerra come segno di vitalità (opposta ad una vita ormai divenuta “immobile”) e come occasione per poter affermare la propria virtù, si troverà poi, inevitabilmente annientata dalla realtà dei fatti, di una guerra ormai divenuta di posizione, logorante ed in grado di annullare qualsiasi iniziativa. La Grande Guerra sarà l’ultima e la più grande disillusione per gli intellettuali, perché divenuta specchio della realtà.

Ma nell’opera di Ungaretti trova spazio anche il dramma dell’esodo, di chi si trova senza una patria, costretto a fuggire dalla propria e non in grado di integrarsi in quella che lo accoglie. Un dramma che, nel fondo del suo animo, Ungaretti conosceva bene, da italiano figlio dell’Africa e che oggi, con il problema dell’immigrazione, risuona, purtroppo, tremendamente attuale.

La poesia In memoria, narra infatti la storia di uno sradicamento e di una crisi di identità: Moammed Sceab ha cercato rifugio in Francia, come molti in quel periodo storico e anche dopo, nel miraggio di una nuova patria a cui in realtà sente poi di non appartenere, nonostante si sforzi in tal senso. La sua condizione è quella dell’esule, come sospeso tra due identità e tagliato fuori da entrambe, dalla propria cultura tradizionale che, fuggendo, ha rifiutato e, allo stesso tempo, anche dalla nuova cultura che non riesce ad interiorizzare e a “far sua” a sufficienza.

 

In Memoria

Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perche’ non aveva piu’
Patria

Amo’ la Francia
e muto’ nome

Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva piu’
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffe’

E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono

L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa

Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera

E forse io solo
so ancora
che visse

Locvizza il 30 settembre 1916

(G. Ungaretti, da L’allegria 1931)

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

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