Global Startup Ecosystem Report: la top 20 dei luoghi migliori per fare start up

La classifica dei 20 luoghi migliori al mondo per fare start up e gli ecosistemi più promettenti, secondo il Global Startup Ecosystem Report. L’Italia risulta assente dal report. Ma qual è il ciclo di vita di un ecosistema di start up tech?

Il “Global Startup Ecosystem Report”, firmato da Startup Genome, annualmente analizza gli ecosistemi di start up a livello globale producendo dati, informazioni mappe e grafici dettagliati.

I venti migliori luoghi al mondo per fare start up

Il miglior posto dove avviare e far splendere start up è ancora la Silicon Valley che spicca con i due milioni di occupati nelle start up attive che sono tra le 12.700 e le 15.600, ma New York le tiene testa. La Grande Mela è seconda per quanto riguarda gli investimenti early stage e ha dalle 6.300 alle 7.800 start up.

Global Startup Ecosystem Report

Fonte: Global Startup Ecosystem Report 2017

Al terzo posto si pone Londra, a seguire, secondo quanto riportato dal Global Startup Ecosystem Report 2017, ci sono: Pechino, Boston, Tel Aviv, Berlino, Shanghai, Los Angeles, Seattle, Parigi che a giugno scorso ha inaugurato Station F, uno dei più grandi incubatori al mondo, con il sostegno di Microsoft, Facebook e Amazon, ed ancora Singapore, Austin, Stoccolma, Vancouver, Toronto, Sydney, Chicago, Amsterdam, Bangalore. Questi i migliori 20 posti al mondo per fare start up.

Global Startup Ecosystem Report

Fonte: Global Startup Ecosystem Report 2017

Per stilare questa top 20 sono stati presi in considerazione parametri che riguardano gli investimenti, le exit, il pil e la densità delle aree metropolitane, le caratteristiche degli imprenditori, quanti fondatori sono donne o immigrati.

USA, Cina e Nord Europa i maggiori ecosistemi per start up

Con Pechino e Shanghai, la Cina si conferma la seconda potenza mondiale nel creare start up tecnologiche. E se il primato resta degli Stati Uniti D’America, al terzo posto nel mondo si pone il nord Europa con Stoccolma, new entry nella classifica,  con Londra che sale di tre posti, e con Berlino di due pozioni rispetto alla classifica dello scorso anno.

Gli ecosistemi di start up più promettenti

Oltre alla classica dei 20 luoghi migliori per gli ecosistemi di start up, il Global Startup Ecosystem Report prende in considerazione anche le regioni e le città che puntano maggiormente in investimenti e in politiche in favore di start up innovative e tecnologiche.

In America le città più promettenti sono: Atlanta, Houston, Città del Messico, Montreal, Ottawa, la città di Quebec, Santiago, San Paolo e St. Louis.

In Europa stanno accelerando: Barcellona, Estonia, Francoforte, Helsinki, Gerusalemme, Lisbona, Malta e Mosca.

In Asia e in Africa gli ecosistemi più promettenti sono rispettivamente: Kuala Lumpur, Melbourne, Nuova Zelanda, Seoul, Sri Lanka e Città del Capo, Johannesburg, Lagos.

E l’Italia?

Secondo il Global Startup Ecosystem Report, l’Italia non è tra i migliori ecosistemi di start up nel mondo, e neanche tra i runner up, ovvero gli inseguitori, gli ecosistemi a rapida crescita. Inoltre, nella mappa dell’economia digitale si pone in una posizione intermedia, anche se a fine marzo 2017 si è registrato un aumento di nuove imprese innovative rispetto a dicembre 2016.

Ma l’Italia ha una storia piuttosto breve per quanto riguarda l’ecosistema delle start up e secondo quanto riportato nel Global Startup Ecosystem Report, Brad Field, investitore ed uno dei massimi esperti di start up a livello internazionale, sostiene che occorrono ben venti anni per creare un ecosistema di start up molto dinamico. New York ad esempio sta emergendo ora dopo oltre venti anni di politiche di supporto.

Inoltre, in Italia il punto di svolta nella cultura del mondo delle start up si ha nel 2012 col Decreto Crescita 2.0 fino al Piano Nazionale Industria 4.0 del novembre 2015.

Ciclo di vita di un ecosistema di start up

Il modello di crescita di un ecosistema start up tech, secondo il Global Startup Ecosystem Report, presenta 4 fasi:

  • Attivazione: si parte con circa mille start up, si ha poca esperienza, poche risorse, e si ci pone l’obiettivo di crescere come ecosistema, di cercare talenti e professionalità e puntare ad imprenditori ed investitori per lo più locali;
  • Globalizzazione: si inizia ad attrarre start up, ci sono molte exit importanti, oltre i 100 milioni di dollari, e si tende a connettersi con altri hub e a farsi conoscere a livello internazionale;
  • Espansione: la ricerca di capitali elevati può essere una problematica, ma in questa fase si cerca di espandere l’ecosistema attraendo risorse internazionali;
  • Integrazione: l’ecosistema è ormai solido e stabile ed è capace di integrarsi con tutti gli altri ecosistemi, non solo col mondo tech, influenzando i settori economici e culturali della società.
Global Startup Ecosystem Report

Fonte: Global Startup Ecosystem Report 2017

Giovanna Di Troia

Speaker, giornalista pubblicista, blogger, social media manager, event specialist, ma soprattutto booklover dalla nascita. Appassionata di eventi culturali, di arte e delle nuove forme di comunicazione. Incuriosita dall’innovazione sociale ed affascinata dalle start up tecnologiche a vocazione sociale. Amo surfare nella Rete. Coautrice di due saggi. Mi puoi leggere anche su giodit.com

0 Commenti

Nessun Commento!

Non ci sono ancora commenti, ma puoi prima commentare questo articolo.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. i campi richiesti sono contrassegnati*