Il centrodestra verso le elezioni di marzo: ma chi è il vero sovrano?

Berlusconi, Salvini e Meloni si preparano a scendere in campo. Le voci discordanti sono però ancora troppe

Il centrodestra sta risorgendo dalle proprie ceneri. Come guardando l’araba fenice, abbiamo seguito col fiato sospeso la rinnovata ascesa di Berlusconi, che domenica 26 novembre ha inaugurato la campagna elettorale nel salotto Rai di Fabio Fazio, forte di un programma elettorale di chiara matrice neoliberista, facendo riferimento a una flat tax uguale per imprese e privati, rilanciando l’idea di un Ministero della Terza Età e vantando percentuali nei sondaggi capaci di far sbiancare i più scettici: quando la leadership di Salvini a destra dell’emiciclo sembrava consolidata, ecco che il Cavaliere è tornato a far sentire la propria voce.

Delicati equilibri siciliani

Eppure, stavolta, la figura del capo sembra tutt’altro che scontata: appare evidente a sud, dove il novello Presidente della Regione SiciliaMusumeci, il candidato di centrodestra, ha dovuto subito fare i conti con l’abbandono della coalizione vincente da parte del deputato Toni Rizzotto, esponente della lista Noi con Salvini. Il deputato numero 36 (su un’Assemblea regionale composta da 70 elementi) è passato al gruppo misto, per protesta rispetto alla mancata assegnazione di un assessorato, mettendo a repentaglio il fragile equilibrio della maggioranza e creando una frattura con la compagine siciliana di Fratelli d’Italia. Questo gioco di poltrone ha dunque messo in evidenza il fatto che Berlusconi ha bisogno dei suoi alleati, uniti, almeno tanto quanto essi hanno bisogno della sua figura come collante.

I piani di Berlusconi

Il Cavaliere, dal proprio canto, non sembra desideroso di abbandonare il proprio trono da sovrano e in diretta TV ha menzionato, con l’ennesimo colpo di scena, il Gen. Gallitelli come papabile inquilino di Palazzo Chigi: un nome estraneo alla politica dei partiti, un nome che saprebbe rispondere alle necessità di sicurezza e trasparenza. Il messaggio è chiaro: il prossimo Premier dovrà essere un moderato. Per Salvini, d’altra parte, in caso di vittoria, sarebbe pronta la poltrona al Viminale, mentre per Giorgia Meloni un posto a capo del Ministero del Lavoro. Insomma, pare che, ancora una volta, Berlusconi stia tentando di accomodare le pedine della destra secondo i propri desideri, come accadde nel ’94.

Giorgia Meloni alla sua corte si propone come terza via

Ed è proprio al 1994 che ha fatto riferimento anche Meloni durante il congresso nazionale di Fratelli d’Italia, tenutosi questo fine settimana a Trieste, città iconica non solamente per il suo ruolo storico, ma anche perché segna l’inaugurazione della campagna elettorale per le votazioni regionali che si terranno nel 2018 in Friuli Venezia Giulia. Al nord. Accogliendo di nuovo la leadership di FdI, tra le acclamazioni, Giorgia Meloni ha sottolineato che la coalizione con Forza Italia si farà, ma solo a patto che la parola d’ordine cambi rispetto a quella di ormai ventitré anni fa: e se nel ’94 la parola d’ordine capace di riunire BossiFini su un unico fronte era libertà”, oggi invece le esigenze sono cambiate, si chiede piuttosto identità. “Prima gli italiani, prima l’Italia”.

Francesco Storace, a propria volta, insiste sul concetto di “sovranità” come denominatore comune della destra, principio di innovazione e condizione sine qua non dell’unità all’interno della coalizione. Il sovranismo, secondo il leader del Polo Sovranista, rappresenterebbe l’unica possibile risposta alle minacce che provengono dall’esterno, ed è proprio per questo che Storace è pronto ad appoggiare la candidatura a Premier di Matteo Salvini, il quale, secondo l’ex Presidente della Regione Lazio, può vantare un appoggio popolare più ampio, e sarebbe l’unico con dei numeri tali da poter mettere in discussione proprio il sovrano Berlusconi.

La forza di Matteo Salvini

Numeri: secondo i dati di YouTrend pubblicati sul blog dell’AGI, la Lega Nord sposterebbe al momento il 13.7% dei voti all’interno di una maggioranza più ampia, quella del centrodestra, data al 36%. La più grande, tra le tre maggiori che si stanno configurando nelle ultime ore: a seguire, il Movimento 5 Stelle che raccoglierebbe il 27% delle preferenze e in coda il Partito Democratico, in calo, al 24.4%.

Insomma, Salvini piace, e piace molto. E se al sud gli equilibri si giocheranno dopo il voto, a nord, dove la presenza del partito è più radicata, il patto è solido; questo permette al leader del Carroccio di porre a propria volta delle condizioni affinché si realizzi la coalizione che potrebbe garantire al centrodestra la maggioranza. “No agli impresentabili”: Salvini su questo punto è irremovibile. E se questa parola può suggerire echi pentastellati, in questo caso niente di più remoto: la Lega Nord ha intenzione di tenere lontani dall’alleanza tutti coloro che hanno sostenuto il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 e chi tutt’ora sostiene il Governo. Una linea dura, insomma, di severa censura nei confronti della galassia di partitini che gravitano intorno a Berlusconi, con cui il Cavaliere dovrà fare i conti nella compilazione delle liste.

C’è molto ancora da discutere e da definire, ma di certo chi si aspettava di vedere Berlusconi appassire nella sua Villa ad Arcore, lontano da occhi indiscreti e dai giochi di palazzo della politica italiana, anche stavolta resterà deluso.

Camilla Eva Trotta

Classe '93, sulla mia tomba scriveranno "Qui giace colei che non era d'accordo".

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