Il complesso “Dorian Gray”: quando la giovinezza diviene un’ossessione

Può il mito di un'eterna adolescenza divenire un'ossessione paralizzante? Il profilo della società di oggi attraverso il paradosso della 'gerascofobia', sino alle più recenti scoperte scientifiche contro l'invecchiamento

La giovinezza è l’unica cosa che valga la pena possedere.

(O. Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, 1890)

Così recita una tra le massime più famose del dandy inglese, grande scrittore e drammaturgo, Oscar Wilde, contenuta nel celebre romanzo The picture of Dorian Gray (1890).

Eppure, l’allora paradossale vicenda dell’uomo che vende la sua innocenza, la sua umanità e la sua stessa anima, in cambio di un’eterna gioventù e bellezza esteriore, non sembra poi così lontana dalla concezione propria del nostro tempo: il mito dell’eterna giovinezza. 

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A partire soprattutto dagli anni ’80 del secolo scorso si è diffusa una concezione profondamente estetizzante dell’esistenza, legata al culto dell’immagine che è connotativo del 21esimo secolo, in particolare. Il mito del corpo costruito su canoni divenuti globali, per effetto della massificazione culturale ad opera dei mezzi di comunicazione, impone un modello estetico senza età, in una corsa ostinata contro il tempo e i suoi effetti, a suon di bisturi, sport, diete e moda. Numerosi studi registrano questa preoccupante tendenza, evidenziando come le quattro principali fasi della vita, infanzia, adolescenza, età adulta e vecchiaia si siano notevolmente contratte per far posto ad una lunga e sempre più estesa fase intermedia senza confini anagrafici: un’eterna adolescenza. Così l’infanzia, tempo del gioco, è sempre più ridotta insieme alla maturità e la vecchiaia, tanto che, di fronte a settantenni che affrontano maratone di running, ci si chiede se esista ancora un limite d’età all’essere giovani. In mezzo, vive questa età informe e indefinita, tra ventenni-manager di miliardari colossi industriali e tecnologici e cinquantenni- Peter Pan intenti a “fare after” con i loro cocktail in mano, mentre fanno a gara con i figli adolescenti a colpi di selfie, scarpe all’ultima moda, addominali e tatuaggi, mandando giù qualche anti-dolorifico contro gli acciacchi degli anni nascosti.

“C’è un’età per ogni cosa” si diceva una volta, eppure, adesso assistiamo al paradosso di chi cresce troppo in fretta e di chi non vuole crescere mai, così diviene sempre più difficile distinguere 16enni da 20enni e questi ultimi dai 30enni e così via, sino a fenomeni attuali come quello di Gianluca Vacchi, cinquantenne icona di Instagram con i suoi milioni di followers, simbolo di una generazione che non è disposta a maturare e a farsi riconoscere pienamente come “adulta”. Eppure l’età non è soltanto una questione anagrafica ma è scandita dal dover “terminare delle tappe”: la scuola, l’università, l’ingresso nel mondo del lavoro, l’indipendenza, il matrimonio o la convivenza, la maternità o paternità. La crisi economica degli ultimi anni ha tuttavia contribuito a dilatare i tempi del raggiungimento di queste tappe (come la ricerca di un lavoro stabile) e quindi, in un certo qual senso, al rimane “giovani più a lungo”, perché lontani da quelle responsabilità che aiutano il nostro processo di crescita e di maturazione.

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Così, mentre il nostro spirito è un evergreen che fatica a rinunciare alla spensieratezza della giovinezza, il nostro corpo muta e questa “incompatibilità” genera un meccanismo di intervento radicale, a livello chirurgico, ad esempio, o di stile di vita, che assume i tratti di un’ossessione estetica sul modello imposto da una società che non vuole invecchiare, perché ha dimenticato il tempo della lentezza e del passato ed è tutta proiettata verso il futuro (vedi il concetto di società liquida in La risposta alle nostre relazioni difficili: l’amore liquido). 

Questa gerascofobia (paura di invecchiare), colpevole di alimentare in chi la vive un profondo senso di inadeguatezza e infelicità, ha contribuito, tuttavia, al diffondere di salutari stili di vita e anche la scienza si muove verso la ricerca dell’elisir di lunga giovinezza. Gli studi più recenti in tal senso sono legati all’uso e all’impiego delle cellule staminali, e di antiossidanti naturali sempre più potenti, impiegati, attraverso diete alimentari, per frenare lo sviluppo dei temuti radicali liberi, alla base del processo di invecchiamento. Ed è di qualche mese fa la notizia di un nuovo farmaco, in fase di sperimentazione, in grado di invertire l’invecchiamento, migliorare il processo di riparazione del Dna e persino aiutare la Nasa a portare i suoi astronauti su Marte. 

La scoperta, pubblicata sulla nota rivista “Science” è attribuita ad un team australiano di scienziati che ha individuato il processo specifico (grazie al così detto metabolita Nad+) che consente alle cellule di riparare i danni del DNA danneggiato (la possibilità innata di riparare i danni al Dna che si verificano, ad esempio, ogni volta che ci esponiamo al sole, la capacità di farlo diminuisce con l’avanzare dell’età) anche dai fattori d’invecchiamento. Questi ultimi, ad esempio, subiscono un notevole incremento durante i viaggi compiuti dagli astronauti nello spazio a causa delle radiazioni cosmiche, quindi tale scoperta ha coinvolto anche la Nasa per i possibili impieghi durante una lunga missione verso Marte.

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Insomma, visti i risultati positivi sulle cellule dei topi, l’imminente sperimentazione sulle cellule umane inizierà quest’anno presso il Brigham and Women Hospital, a Boston e se tutto va bene, annunciano gli esperti, potremmo avere un farmaco anti-età nel giro di 3-5 anni.

Che l’umanità sia alle porte della sua giovinezza eterna? Quali potrebbero essere le conseguenze di una rivoluzione di tale portata? In attesa delle risposte, facciamo appello al nostro spirito di adattamento, sperando di non divenire preda di un’immagine immutata, perfetta e dorata, schiavi di un’età senza inizio e fine, sospesa a galleggiare in un “non tempo”, nel paradosso di una gioventù bruciata.

Sara Fiore

Sara Fiore, siciliana, studentessa universitaria in lettere moderne, classe 1994. Bibliofila, cinefila, letterata, scrittrice in erba passionale come la mia terra. Le parole sono il mio super potere! #thinkcreative

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