La ferocia del femminicidio

Picchiate, violentate ed ammazzate. La violenza sulle donne è diventata una vera e propria piaga sociale

Esiste il corpo del reato, oggetto della giurisprudenza e necessario elemento della cronaca dei fatti. E poi c’è il reato sul corpo, che la cronaca ci restituisce, a frequenza accelerata, come reato sul corpo delle donne. Il gesto, così carico di simboli e dolore di Gessica Notaro, vittima della violenza del suo ex compagno, di mostrarsi nella fragilità fortissima del suo volto sfigurato dall’ acido, è solo l’ ultimo motivo di riflessione in ordine di tempo. Un tempo bulimico di notizie, nel cui rumore si leva ogni giorno il grido disperato di chi denuncia e il silenzio di chi è arrivato troppo tardi. Morte ammazzate, donne derubate dell’ identità, private della felicità, punite perché libere o col desiderio di libertà. E non è  il numero terribile dei casi, più o meno enfatizzati dal clamore mediatico, a imporci un atto di coscienza di massa, quanto la spirale di violenza impunita che passa tra le maglie delle storie. Perché se è vero che la giustizia ha i suoi percorsi, è ancora più vero che la cultura malata del possesso, della subordinazione alla volontà dell’ altro, dell’ emulazione più spicciola, della violenza cruda, porta il nome della nostra responsabilità. Il dolore sulle persone non è  materia dei soli tribunali. Lo sono i reati, l’ applicazione della legge, la competenza dei giudicanti cui si demandata l’appropriatezza della giustizia. Ma è un problema più grande, invasivo, urgente: cosa stiamo diventando.

Una comunità progresso, che esercita ogni giorno il potere del suo regresso.

La violenza carnale, la vendetta, la persona fatta oggetto a consumo, un medioevo quotidiano. E dovremmo gridare allo scandalo per ogni immagine strumentale, ogni parola piena di vergogna, ogni sguardo di pietà, ogni impunita indifferenza, ogni colpevole lentezza. Scendere in piazza per ognuna di noi costretta a vivere nella clausura, per ogni madre violata, per ogni compagna che ha perso il dono dell’ amore in una pozza di sangue. Per ogni titolo di giornale sbagliato, dove si abusa del “pare che la sua colpa fosse”, degli ignobili e duri a morire “motivi passionali”, dei “se l’è andata a cercare” ben celati. Dell’ignoranza e della sciatteria.

Dovremmo, e non siamo sempre in grado di farlo.

Ci pensano poi le notizie a dare un colpo al cuore. Ma le notizie, tristi e puntuali, sono il ritardo della rivoluzione che dovremmo pretendere. Uomini e donne. E che passa per i gesti di tutti i giorni, come quello di dire da che parte stiamo. A denunciare se si sta con le vittime o con i carnefici, sono buoni tutti. Ma quando vengono chiamati in causa il nostro odiare le altre donne, il nostro fare spallucce, il pensare che capiti solo alle vite degli altri, il tempo non consegnato all’ educazione, al sentimento, i nostri profili social che vomitano odio e sentenze, il nostro aver demandato, che il confine tra i buoni e i cattivi si fa sottile. Tocca allora lavorare là, sul guado, dove il segnale indica la linea gialla di pericolo e sperare di accorciare la distanza dal vuoto. Senza avere pazienza.

 

Melania Petriello

0 Commenti

Nessun Commento!

Non ci sono ancora commenti, ma puoi prima commentare questo articolo.

Lascia una risposta


Warning: Illegal string offset 'note' in /home/caffecar/public_html/newsandcoffee.it/wp-content/themes/dialy-theme/functions/filters.php on line 223
<

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.