Il volto riqualificato della Mostra d’Oltremare

Il polo fieristico partenopeo tra riprogettazioni e nuove sfide. A raccontarlo il suo Consigliere Delegato, Giuseppe Oliviero

Una superficie che nei suoi 720.000m/q ospita, tra padiglioni espositivi ed edifici di rilevanza architettonica, anche la Fontana dell’ Esedra, un vero è proprio monumento, la cui magnificenza viene risaltata da un gioco di 800 luci colorate. Il primo impatto che si ha, visitando la Mostra d’Oltremare, lo spazio fieristico più importante del Meridione, non lascia dubbi all’immaginazione per la sua bellezza, la si respira appena si varca il suo ingresso, è reale. Con una riqualificazione progettuale, iniziata già da tempo, la sua ultima sfida segnata in agenda sarà “Universiadi 2019” che anche quest’anno, come nel 2016, vedrà Napoli città ospitante.

La Mostra è una vetrina che da anni attira professionisti ed aziende provenienti da tutte le parti del mondo. A tracciare una panoramica di cosa realmente il polo sia e si prefigge di fare, il suo Consigliere Delegato, Giuseppe Oliviero, vice Presidente Nazionale CNA e Presidente Cna Napoli.

Consigliere Oliviero, la Mostra d’Oltremare, oltre ad essere considerata una parte importante per la storia di Napoli, è innegabile sia anche un punto di riferimento non solo per i cittadini partenopei ma anche per quelle aziende che arrivano da tutto il mondo. Dove risiede la sua forza?

La Mostra d’Oltremare  nasce negli anni ’40 proprio come un’ente fieristico di rappresentazione delle eccellenze italiane nel Mediterraneo. Negli anni  si attesta come un luogo dove la maggior parte delle produzioni legate alla Campania, ma per lungo periodo dell’intero Mezzogiorno, trovavano e continuano a trovare una vetrina internazionale.

Una vetrina che attira moltissime persone. La responsabilità che ha guidato l’azione di governo del polo, anche nel recuperare i Fondi Europei, cosa nell’attivo si prefigge di fare? Quali sono i reali interessi messi in campo?

Noi avevamo una situazione per la quale il 70% del patrimonio della Mostra d’Oltremare era bloccato dalla mancanza di interventi manutentivi. Utilizzando i fondi legati ai grandi progetti delle aree metropolitane, siamo riusciti ad intercettare circa cinquanta milioni di euro, attivando una progetto di riqualificazione di gran parte del patrimonio di Mostra. Da questi cinquanta milioni di euro abbiamo già bandito due gare. Contiamo, per fine anno, di bandirne altre, per tutti i progetti e quindi di essere operativi, man mano, fino ad arrivare a gennaio dell’anno prossimo con l’apertura di tutti i cantieri.

Nel 2019 si terranno Universiadi che come nel 2016 saranno ospitate dalla città di Napoli. Il polo fieristico sarà al fianco delle strutture organizzative della kermesse. Come si sta preparando all’evento?

Mostra d’Oltremare ospita nei suoi uffici l’agenzia delle Universiadi. Ci hanno chiesto l’ospitalità per le gare dei tuffi e della piscina che, come complesso sportivo, abbiamo all’interno del polo. In più ci hanno chiesto dei padiglioni per delle gare di lotta. Probabilmente saremo sede della registrazione degli atleti e dell’accoglimento delle commissioni arbitrali. Un lavoro svolto in totale collaborazione, tra l’altro ospitandoli nei nostri uffici.

Considerata la sua ampia conoscenza del territorio locale ma non solo, Consigliere Oliviero, avendo lei maturato anche esperienze fuori dal nostro Paese, può dirci com’è la situazione delle imprese in Campania e più in larga scala in Italia?

Il mondo delle imprese italiane, tranne l’export, continua a subire un momento di crisi e rallentamento della produzione e della capacità di conquistare mercati esteri. Purtroppo la mancata capacità di fare rete, di mettersi insieme, fa si che le nostre produzioni non riescono a competere con quelle internazionali. Anche se i dati nazionali ci forniscono delle informazioni che parlano di risultati reali essi però sono indici che non ci consentono di ragionare su una crescita strutturale ma rimane ancora periodica.

Da dove si può e si deve ripartire, soprattutto per far si che la crescita strutturale ci sia?

Si deve ripartire dalla capacità di individuare la produzione non in quanto prodotto in sé ma che comprende l’intera filiera. Ad esempio, se parliamo del tessile, esso va dal bottone al prodotto finito. Questa filiera è una cosa che va promossa e valorizzata il più possibile, creando anche in territori come i nostri, ma non solo, distretti produttivi che possono avere la capacità di strutturarsi e competere con i mercati internazionali, valorizzando quello che noi in Italia abbiamo. Anche perché il Made in Italy  conferisce ai nostri prodotti un appeal internazionale.

Francescapaola Iannaccone

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