L’impatto dell’Industria 4.0 sul mondo del lavoro

Quali sono gli impatti della quarta rivoluzione industriale sul mondo del lavoro?

L’Industria 4.0 indica il processo attraverso il quale le imprese ripensano e digitalizzano i loro processi produttivi, per approfondire l’argomento ed avere un quadro più completo si rimanda all’articolo “Industry 4.0: il punto della situazione“. 

Ma quali sono gli impatti della quarta rivoluzione industriale sul mondo del lavoro?

L’effetto è di due ordini. Il primo, di tipo pratico e riguarda le mansioni, gli orari e i luoghi di lavoro, le competenze del lavoratore. Il secondo, riguarda il cambiamento della visione del mondo del lavoro.

1. Il cambiamento pratico del mondo del lavoro

Con la terza rivoluzione industriale e l’ingresso nella fabbrica 4.0 dei sistemi informativi si è assistito ad un fenomeno di riduzione dei ruoli propri dei cosiddetti blue collar, ossia degli operati adibiti ai lavori più meccanici e ripetitivi propri della catena di montaggio di stampo fordista. Con l’introduzione dell’Internet of Things[1] la catena di montaggio necessita dell’operaio solamente per attività di settaggio dei macchinari e di risoluzione dei problemi. Questo è dovuto a due principali ragioni:

  •  i prodotti delle fabbriche 4.0 sono sempre più personalizzati. La figura del consumatore infatti risulta essere centrale fin dalla fase embrionale del manufatto e non solo in alcuni step quali ideazione e vendita del prodotto;
  •  la catena di montaggio, grazie all’ interconnessione dei macchinari permessa dall’Internet delle cose, è in grado di comunicare tra le sue diverse componenti, gestire i lavori fisici in modo più efficiente.

Da questo emerge che il ruolo dell’operaio semplice viene meno e quello dell’operaio specializzato, il white collar, si riduce a poche mansioni ad altissimo tasso di responsabilità relativi al settaggio dei macchinari e alla risoluzione dei loro problemi. Cambia anche la logistica gestita sempre più da robot in grado di sollevare pesi maggiori.

 Smartworking in fabbrica

Orari e luoghi di lavoro cambiano. Essendo la produzione gestita virtualmente, è chiaro che l’operaio ha iniziato a lavorare sempre di più con il proprio tablet connesso alla rete aziendale, che con la macchina stessa.

Tale modalità di controllo incide profondamente nella vita quotidiana dei lavoratori. La produzione diviene più flessibile grazie ai sistemi informatici e grazie anche a una diversa domanda dei consumatori, i lavoratori potranno ottenere orari flessibili o lavorare in alcune situazioni a distanza.

Le skills

Dal quadro sopra esposto, si può facilmente dedurre come si rendono necessarie maggiori competenze. I lavoratori sono più specializzati e i centri di ricerca risultano essere più a stretto contatto con le fabbriche riducendo le distanza tra ricercatore come uomo di studio e l’operaio come esperto in sapere pratico. Manpower US afferma infatti che il 96% degli imprenditori intervistati ha dichiarato che l’assunzione di maestranze high-skilled e la chiave perché la manifattura possa crescere nei prossimi 10 anni[2]. Tale dato interessa sia gli esperti del settore sia disoccupati che intendono riqualificarsi.

2. Una nuova visione del mondo del lavoro

Con la drastica riduzione del lavoro manuale da parte dei lavoratori, le macchine intelligenti diventano la vera fonte di valore per un imprenditore, attraverso esse infatti possono essere colmate le lacune proprie della fisicità della persona. D’altro canto il lavoratore afferma la superiorità dell’uomo sulla macchina che ha un lavoro sempre più intellettuale.

Le macchine dunque non rubano il lavoro all’uomo ma spostano il centro dal lavoro fisico ad un lavoro sempre più intellettuale.

Work-Life Balance

Tempi e luoghi di lavoro non saranno più gli stessi. La produzione e la stessa organizzazione del lavoro saranno più flessibili. È possibile che saranno richieste meno ore di lavoro e che addirittura si potrà lavorare a distanza.

Questo consentirà di bilanciare meglio tempi di vita e tempi di lavoro producendo maggiore soddisfazione nei lavoratori e un’attenuazione del rischio di alienazione del lavoratore rispetto al proprio lavoro.

 

[1] Su questo concetto si veda S. C. MUKHOPADHYAY (a cura di), Internet of things, challenges and opportunities, Springer, 2014 e, per una panoramica più divulgativa J. RIFKIN, The zero marginal cost society, Palgrave Macmillan Trade, 2014. Per cogliere le evoluzioni di questo concetto e le sue applicazioni si vedano le Internet of things conference che si svolgono annualmente a partire dal 2009. Tra gli ultimi report si veda Driving Unconventional Growth through the Industrial Internet of Things, Accenture, 2014.

[2] Cfr. T. DAVENPORT, Technology and the Manufacturing Workforce, Manpower, 2013, p. 5.

Katia De Carlo

Sono una giovane professionista nel settore del marketing digitale. Ho avuto esperienze con Pmi e Pubblica Amministrazione circa il settore della digitalizzazione ma anche non meno importanti esperienze nel campo della gestione dei processi aziendali e delle telecomunicazioni. Amo approfondire i temi di cui mi sono fino ad'ora occupata.

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