Internet Day 2017. Impresa 4.0, StartUp e Digital Hub: il cambiamento del paradigma del lavoro

Il palco del Maxxi di Roma, all'Internet Day, è stato il luogo dove il Ministro dello sviluppo economico, ha fatto il punto della situazione sui ritardi del paese rispetto allo scenario internazionale e ha annunciato le misure in corso per recuperare il tempo perso e per preparare le risorse umane ai futuri scenari del mercato del lavoro

Internet Day – Riccardo Luna (Agi) e Giorgio De Rita (Censis) al Maxxi di Roma per l’Internet Day

Dati e piccoli cenni storici sui grandi e delicati passaggi tecnologici e storico- sociali degli ultimi 20 anni, sono stati al centro degli interventi del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e del direttore del Censis, Giorgio De Rita in occasione dell’ Internet Day

Il Diario dell’Innovazione è il progetto di ricerca voluto da Agi, Censis e Cotec i cui primi risultati sono stati presentati sul palco del Maxxi di Roma durante l’evento condotto dal direttore dell’Agi, Riccardo Luna.

“Stiamo cercando di capire l’altro lato della metabolizzazione non solo quello degli esseri umani e della tecnologia ma la società ha ritmi più lenti”,  spiega De Rita.  “Più del 90% dei ragazzini oggi hanno uno smartphone e sono presenti sui social ed è un processo iniziato 20 anni fa. La società come reagisce? Ce lo siamo domandati e gli obbiettivi del Diario dell’Innovazione guarda tre aspetti: le reazioni al sistema paese: come gli italiani vivono i cambiamenti del paese nel suo complesso; come gli italiani guardano a se stessi, dentro questi processi tecnologici; in che termini le politiche pubbliche rispondono o dovrebbero rispondere a questo processo.

“La parola start-up è entrata nell’immaginario collettivo in maniera molto più forte del reddito di cittadinanza, osserva il direttore del Censis. L’idea di avere un nuovo modo di fare impresa è più popolare soprattutto nelle persone di età più alta: sessantenni”.

Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda

I ritardi del sistema-paese ITALIA

Come potevamo recuperare un ritardo pericoloso?

È la domanda con la quale esordisce Carlo Calenda per iniziare il suo lungo discorso  a seguito dei primi dati presentati da De Rita, sulle vicende che hanno portato il sistema-paese ad un ritardo rispetto allo scenario internazionale.

Globalizzazione ed Innovazione tecnologica: l’idea platonica di un binomio lineare

“Le due grandissime delusioni dell’Occidente sono la globalizzazione e l’innovazione tecnologica: ci siamo immaginati con la caduta del Muro di Berlino, all’inizio degli anni ’90, l’idea di una società basata sulla globalizzazione, innovazione, libertà economica, democrazia, multilateralismo, gestione delle relazioni internazionali consensuale (e questo aveva due libri fondamentali “La fine della storia” e “Il mondo piatto”). Questa idea è stata recepita dalla politica in maniera fortissima: questi due processi erano processi lineari, positivi e senza contraddizioni. Ma non poteva essere perché nessun processo di questa dimensione lo poteva essere. Oggi siamo in una grandissima fase di riflusso. Questi dati lo dimostrano. La maggior parte della popolazione avverte l’innovazione tecnologica come un pericolo.

La prima lezione che dovremo trarre dal recente passato è che questi processi non possono avere una narrazione ottimista e idealista ma occorre un racconto realistico che preveda lo studio degli elementi che lo contraddistinguono, governandoli, spiegandoli al cittadino. Se prendiamo questa prospettiva allora dobbiamo essere capaci, a maggior ragione che viviamo l’onda di riflusso, di non leggerli in maniera ideologicamente opposta: non passare dal dire che la globalizzazione è un grande fenomeno positivo che risolve i problemi a dire le frontiere risolvono i problemi, una forma di luddismo risolve l’approccio con la tecnologia… Ovvio che non è vero ma va spiegato. L’innovazione tecnologica e la globalizzazione tra vincitori e vinti fratturano le società e le civiltà occidentali avanzate”. (…)

Il Ministro dello Sviluppo Economico prosegue il discorso sugli aspetti positivi e negativi della globalizzazione e della innovazione tecnologica sulla conoscenza.

Il cambiamento del paradigma del lavoro

“La globalizzazione – specifica Calenda – ha tirato fuori un miliardo di persone dalla povertà (Africa), una cosa moralmente ed eticamente straordinaria e sicuramente l’innovazione tecnologica porta un cambiamento nel paradigma del lavoro e questo non è detto che sia positivo. Le transizioni non si possono fare in modo brutale.

L’innovazione tecnologica, in qualche modo, semplifica la vita, ma complica terribilmente la conoscenza. La complica per la massa di informazioni che dobbiamo elaborare ma per fortuna abbiamo un buon software ma la complica perché non dobbiamo confondere la conoscenza con la competenza tecnica che deve esser forte ma dobbiamo risolvere la comprensione del gap della conoscenza di questi fenomeni, analizzandoli per elaborarli. Abbiamo bisogno di capire questi fenomeni tecnologici ma la chiave di comprensione è molto umanistica perché la lettura è: come cambierà la nostra vita, in che modo ci relazioneremo cosa vorrà dire la velocità di informazione, quantità e velocità di interazione. Riportare la conoscenza umanistica al centro dalla scuola primaria, secondaria all’università è un lavoro fondamentale perché i numeri della ricerca diventino numeri non di ottimismo, perché non lo possono diventare, ma diano la capacità critica di esser letti, di esser affrontati in maniera razionale. È questa la sfida che abbiamo di fronte. Una sfida molto dura ma se c’è un paese che ha componente e la forza umanistica per leggere la sfida tecnologica io penso che sia l’Italia”.

Export italiano: moda, food, design

Il Ministro fa il punto della situazione sull’errata convinzione del primato italiano sull’export.

“L’italia è leader nella produzione di macchinari nello scenario economico, invece esportiamo macchinari, automazione in senso lato equivalente a moda+food+design. Il problema è che questo settore è prosperato per un qualcosa che abbiamo solo noi: ovvero l’innovazione incrementale: cioè l’operaio guarda sulla catena di montaggio come è fatto un prodotto o macchinario, si inventa un nuovo processo, e o costruisce una fabbrica che fa quel macchinario nuovo o costruisce una fabbrica che fa quel prodotto con il macchinario nuovo che si è inventato.

Questa rivoluzione tecnologica è emotivamente diversa perché è fortissimamente disruptive, non è incrementale, per cui è un rischio enorme. La rivoluzione Industria 4.0’ è una rivoluzione che cancella sempre di più la soglia tra il servizio e la manifattura e non è sul digitale in quanto settore ma è sull’applicazione del digitale a tutti i settori per lo più tradizionali”.

Impresa 4.0, StartUp e Digital Hub,quali differenze?

“Le startup – fa osservare Calenda –  non solo coloro che investono nel digitale ma sono anche quelle imprese tradizionali che applicano il digitale reinventando il settore tradizionale. E, invece, per anni, abbiamo creato incubatori per startup che erano semplicemente speculazioni edilizie, abbiamo costituito fondi per startup arrivando, ad un certo punto, di avere più fondi che startup. Eliminati gli incentivi a bando abbiamo fatto un potente piano di incentivi fiscali automatici che si basano sulla fiducia delle capacità imprenditoriali e della trasparenza fiscale, perché chi agisce in nero non può usare gli incentivi fiscali e lo Stato finanzia solo se l’imprenditore, in primis, investe. Così facendo si anticipa l’effetto sul PIL.

Stiamo lavorando alla costruzione di 4 o 5 competence center. Non tutte le università potranno averne uno e non si può pensare che si possano replicare in qualsiasi provincia e comune italiano questi centri di eccellenza quindi saranno pochi e specializzati.

I digital innovation hub sono invece una cosa diversa, sono dei centri che servono per spiegare come sta evolvendo l’Industria4.0.

Il capitolo che stiamo aprendo con l’Inps è un’analisi approfondita sui rapporti di lavoro. Il tema è enorme. Sappiamo che il processo di formazione sarà continuo perché l’operaio specializzato dovrà rispecializzarsi ogni 4 anni e si tratterà di un processo traumatico”.

 

 

Francesca Ferrara

Freelance Multimedia Journalist, Video&Photoreporter, Communication Consultant, Press Officer, Organizer Events Autrice del capitolo” "Gli strumenti del comunicatore digitale" per "Social Media Marketing - Una guida per i nuovi comunicatori digitali" Ed. Franco Angeli 2012, ha organizzato a Napoli “Sentieri Digitali” la prima rassegna di culture digitali (sentieridigitali.eu) e il Vesuvio Camp, il primo barcamp napoletano oltre che GGD (Girl Geek Dinners Campania): la cena per le donne appassionate di internet, tecnologia e nuovi media. Le sue pubblicazioni si trovano su varie testate locali e nazionali. Ha fondato il blog-magazine MagnArt.it )

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