Iran, le proteste sono davvero finite?

Dopo l'annuncio dei Guardiani della rivoluzione, rimangono troppi gli scenari in sospeso in un Paese fortemente provato

La situazione in Iran si fa sempre più complicata: bollente nei primi giorni, meno forse oggi ma non certo tranquilla. I morti accertati sono 25 e il numero degli arrestati è salito a 450. Una situazione insomma che suscita preoccupazione e allarme non solo nel Paese ma anche e soprattutto nella comunità internazionale. L’argomento scotta e non tutti sono pronti a prendere una posizione anche in virtù della poco chiarezza della nascita di queste proteste. Tutti forse tranne il presidente americano Donald Trump.

I giovani

Sebbene non ci siano manifesti veri e propri ad aver mosso le proteste, queste sembrerebbero fiorite principalmente dall’economia del Paese. Le condizioni in cui la parte più povera della popolazione versa non sono certo di poco conto. A protestare infatti sono i cittadini più poveri dell’Iran, soprattutto giovani, che abitano e vivono in provincia o in città medio-piccole: nel Paese si registrano tre milioni di disoccupati e la disoccupazione giovanile al 40%. La peculiarità di chi partecipa insomma è senza precedenti nella storia dell’Iran quindi questo rende ancora più difficile interpretare, analizzare e ipotizzare il fenomeno e il suo evolversi.

“La rivolta in Iran è stata sconfitta”: verità o propaganda?

Così i Guardiani della rivoluzione, Pasdaran, hanno annunciato ieri. Ma non convincono fino in fondo. Di fatto perché l’origine delle proteste non è stata ben identificata e poi a rendere il quadro della situazione più fumoso si aggiungono voci e pettegolezzi. C’è chi accusa le forze estere contrarie al regime, chi i servizi segreti e chi l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, di essere dietro all’origine delle manifestazioni. Sebbene comunque le forze favorevoli al regime si siano fatte sentire in tutto il Paese, la fragilità della situazione non permette leggerezze di giudizio.

Fra Storia e convenienza

Di fatto ci sono un alto numero di morti e di arresti: troppi per proteste pacifiche. Così gli USA minacciano nuove sanzioni e l’UE si dice preoccupata e in allerta. Ecco che allora la preoccupazione del regime, che reagisce reprimendo le proteste, diventa la cartina tornasole di qualcosa di più profondo e ben radicato nella storia socio politica del Paese. Da un lato la composizione stessa del governo: quello eletto del presidente Hassan Rohani, riformista, e quello dell’ayatollah Ali Khamenei, composto da religiosi ed estremisti islamici. Dall’altro lato la Storia del Paese che infierisce sul presente da diversi anni. Sebbene infatti nel 2015 fosse stato siglato un accordo che permetteva l’esenzione dalle sanzioni internazionali, quelle americane rimangono in vigore e incidono molto sull’economia del Paese.

Lo zampino dell’Occidente c’è sempre insomma, nonostante le promesse del passato e quelle del presente. Lo stesso Trump ha elogiato i giovani manifestanti facendo loro intendere che l’aiuto degli States arriverà a tempo debito, quando ancora non si sa. Data l’originalità di tutto il fenomeno, non ci si può aspettare nulla o forse proprio tutto, ma rimane il fatto che quanto sta succedendo in Medio Oriente non è casuale e rimane comunque sintomatico di una malattia diffusa e ancora poco studiata.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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