Iran, le sanzioni di Trump e i rischi per l’UE

Il presidente americano gioca duro e azzarda ma questa volta l'Europa non sembra intenzionata a subire in silenzio

Dai primi giorni di presidenza, Trump ha subito dimostrato di avere bene in mente la sua linea di governo. Punto principale: abbattere tutti i successi di Barak Obama. Ora è la volta dell’Iran: là dove il suo predecessore aveva vinto, siglando un accordo storico sul nucleare, Trump ritira tutto con annesse minacce. La decisione del presidente americano è quella di scindere l’accordo con Teheran e ripristinare le sanzioni in due distinte tornate. Tutto molto netto ma poco dettagliato, come ormai siamo abituati a vedere. Peccato che a questo giro l’UE non sembra affatto intenzionata a subire e rimanere a guardare. La posta in gioco infatti è piuttosto alta.

L’Europa non ci sta

La scelta di rescindere l’accordo sul nucleare siglato nell’estate del 2015 è stata presa da Trump senza alcun confronto con la controparte iraniana. Una decisione, discutibile come si può solo minimamente immaginare, non ancora meglio definita ma che coinvolgerà non solo le aziende americane. Sebbene non ci siano dettagli certi, quello che si evince è che le conseguenze di questa scelta si riverseranno a cascata su aziende e banche anche occidentali e quindi europee. Da qui l’inizio di un dialogo costruttivo tra Germania, Francia e Gran Bretagna mosse da una sorta di bisogno comune di proteggere le aziende che con l’Iran hanno un giro d’affari consolidato e redditizio.

Colpiti traffici consolidati

L’uscita dall’accordo si somma alla decisione di qualche mese fa, di intraprendere una guerra a suon di dazi con la Cina. Le guerre economiche di Trump però iniziano a far scricchiolare intese pluridecennali con alcuni Paesi del Vecchio continente che in questo momento stanno facendo i conti in tasca e valutando come respingere o per lo meno aggirare questi prossimi provvedimenti. In primis la Germania che si stima nei primi nove mesi del 2017 aver esportato in Iran qualcosa come 2,3 miliardi di Euro. Al momento strappare un’esenzione ad hoc sembra dura visto che queste sono state annunciate come sanzioni del massimo livello, quindi è il momento che l’Europa affronti il problema come super potenza economica unita e compatta e non più separatamente.

Non solo economia

In un primo momento saranno l’export di velivoli e loro componenti, transazioni in dollari, commercio in oro e altri metalli, accordi nell’auto e operazioni sul debito sovrano, ad essere colpiti. Ma il vero obiettivo è il petrolio iraniano, il vero e proprio tesoro dell’economia di Teheran. Se tutto questo appare come una scelta economica, ci pensa l’ex presidente Obama a rischiarare le idee a riguardo e lo fa con una dichiarazione rara ma decisamente chiara: “Il mondo sarà meno sicuro, con lo spettro d’una futura scelta tra un Iran dotato di armi atomiche e un’altra guerra nel Medio Oriente“.

La situazione creatasi, mutevole e rischiosa, potrebbe favorire in qualche modo la compattezza di un’Europa al momento presa da attacchi nazionalisti e poco incline alla linea comune e condivisa. Di certo nessuno vorrà rinunciare agli affari iraniani che dal punto di vista economico pesano e molto sui ricavi nazionali e allora il divenire sarà una sfida. Sfida che si prospetta altrettanto ostica per chi dovrà legiferare in materia, sotto le direttive di Trump. Sfida che lo stesso Trump rischia di vedersi tornare indietro con un effetto boomerang forse poco ponderato ma che potrà sancire la sua entrata nella storia o la sua uscita.

Giulia Papapicco

Classe 1988, laurea in Lettere e via, a New York per un anno facendo indigestione di pancakes e sciroppo d'acero ma soprattutto avendo modo di conoscere culture nuove. Scrivo per passione da sempre perchè solo in questo modo riesco a vedere le cose come sono veramente.

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